Ventottesima Uscita

01.05.2025

Copertina

Primo Piano:

Artemisia  Gentileschi

Autoritratto con allegoria della pittura (1638-1639). Olio su tela


Libri da leggere:

L'EPOPEA dell'ARTE

Sincretosophia analitica: dalla Protostoria alla Neostoria

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Architetture Impossibili:
Mendocino (California)

Ecco un esempio di architettura impossibile: si trova in California su una scogliera di Mendocino e sfida la gravità dando in chi guarda la sensazione di cadere nel vuoto.

Scrutando su Google sono rimasto incantato dalla fotografia di questo singolare edificio realizzato dall'architetto Milad Eshtiyaghi Studio e che mostra come sia possibile determinare qualcosa che riporti alle primitive palafitte: si erge su una sorta di piattaforma in cui il tetto spiovente mette insieme idea e innovazione attraverso cavi che la sostengono e che pur restando a vista divengono parte integrante della struttura portante senza alternarne la fluidità.

Una serie di triangoli sembrano issarsi tra la roccia ed il cielo senza turbare l'equilibrio e l'armonia con la natura circostante: lo stesso designer sostiene la sua relazione con la natura perché un senso abitativo non deve necessariamente spiccare ma integrarsi nello spazio fisico che occupa.

Come è ravvisabile dall'immagine mentre i cavi superiori hanno il compito di non far cadere la casa nel vuoto così quelli sottostanti devono resistere alla forza del vento considerato il fatto che quella zona sia esposta a venti che potrebbero tranquillamente sradicarla dal suolo 

Galleria comunale d'arte contemporanea

Monfalcone (Gorizia)

Da Boccioni a Martini. Arte nelle Venezie al tempo di Ungaretti sul Carso

Un tuffo nella storia del XX secolo italiano

E' iniziata il 26 ottobre e sta per concludersi esattamente il 4 maggio la mostra curata da Marco Goldin dedicata a Giuseppe Ungaretti ove combatté durante la Prima Guerra Mondiale.

Su questo sfondo ecco l'arte delle Venezie che coinvolse diverse maestranze italiane a dare il proprio contributo pittorico: da Ca' Pesaro agli esempi di autori trentini, veneti e friulani sino ad inglobare maestri del calibro di Umberto Boccioni e Felice Casorati per non parlare di Guido Marussing ed Arturo Martini.

Questi solo alcuni dei nomi più importanti esposti ma che contribuirono a descrivere una fase contorta della storia dell'arte italiana mentre veniva versato il sangue di innocenti ed il mondo entrava in un periodo oscuro. 

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ANALISI del Testo: Sincretosophia come disciplina di indagine storica

Progetto ambizioso e stancante ma necessario ai fini della conoscenza: è del 2024 l'ultimo testo di Storia della critica dell'arte elaborato dal sottoscritto intitolato l'Epopea dell'Arte. Sincretosophia Analitica: dalla Protostoria alla Neostoria.Ed.RC(2024)Pd'A.

" Un tuffo nella filosofia artistica che venuto dopo la Pentalogia della Natura parte dalla valutazione delle Funzioni a quella dei Paradigmi che ci posizioneranno più da vicino nel senso strutturale dell'argomentazione analizzando nel divenire i passaggi estetici di maggiore rilevanza che hanno segnato momenti topici e rilevanti per l'evoluzione discorsiva. Dunque comprenderemo più da vicino servendoci di queste funzioni quali siano i caratteri ricorrenti che si ripetono nel divenire artistico e come pur variando idealmente manifestino connotazioni differenti in potenza. Più nello specifico dalle ultime analisi compiute ciò che precedentemente era solo accennato per comprendere le espressioni artistiche in atto ora sono in grado di essere approfondite con un taglio semplificatorio ma essenzialeLa Sincretosophia ci verrà in soccorso come sempre e l'iter che tornerà all'origine sino al Neuma vedrà il divenire costante di Cicli di Luce seguiti da Cicli Oscuri: l'Anaciclosi è il termine tecnico preso in prestito dalle teorie storiografiche che hanno per oggetto il divenire epocale di cicli ed organizzazioni politiche in questa sede schematizzati a meccanismi e atteggiamenti artistici ricorrenti nelle diverse fasi storiche".

Seguendo i criteri di presentazione del testo è fondamentale compiere questo iter programmatico che dalla Protostoria giunga alla Neostoria mettendo il lettore nella possibilità di sintetizzare idealmente il divenire dei linguaggi umani. Caratteri che nonostante la complessità invitano alla riflessione:

"Dunque sarà necessario descrivere accuratamente questi periodi creativi del Ciclo di Luce con l'obiettivo di approdare al Ciclo Oscuro in corso che Rinascenza Contemporanea III sta seguendo attraverso l'organizzazione di mostre retrospettive. A questo punto della questione viene facile domandarsi: "Esiste ancora l'arte?". Certamente! Il linguaggio umano ha sempre preso forma attraverso la libera espressione a prescindere dalle direzioni che seguisse la Storia. L'arte è quella forma di creazione, di poetica, sentimento, quella dimensione profonda dell'animo umano che lo eleva facendo sì che trasformi l'oggetto puro in contenitore di significati: parliamo di filosofia congelata. E su questo principio muoveremo un'analisi atta a stabilire i diversi momenti dell'evoluzione umana attraverso le cose con le quali avevano a che fare: da qui sono originati oggetti elaborati assolvendo alle credenze, alle verità e ai codici di quel determinato periodo di esistenza. Seguendo questa linea metteremo da parte il nostro gusto personale così come le visioni logiche appartenenti al tempo corrente con l'obiettivo di sintetizzare la dinamica evolutiva di ciò che appartiene al fare umano". Invito dunque i curiosi in questo viaggio artistico con lo scopo di aprire nuove vie ideali. 

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Divismo internazionale

Archimbald Alexander Leach 

Sì stiamo parlando di Cary Grant il celebre divo di Hollywood nato a bristol nel 1904 il quale nato in Inghilterra si trasferì presto negli Stati Uniti e con la propria eleganza ha conquistato le platee di tutto il mondo. Privato in giovane età della madre affetta da malattia mentale interruppe gli studi e fece il saltimbanco tanto che approdato in America lavorò nei music-hall sino poi al 1932 in cui oltre a cambiare il proprio nome esordì in celebri pellicole come This is in the night ed in altrettanti capolavori del calibro di Venere bionda (1932) sino a Non sono un angelo (1933) affiancando mostri sacri come Marlene Detrich. Ma sarà George Cukor nel 1935 a dargli il ruolo da protagonista in Il diavolo è femmina con Katharine Hepburn mostrano al pubblico le sue vere qualità d'attore: da qui L'orribile verità (1937) di Leo McCarey , Scandalo a Filadelfia (1940) dello stesso Cukor fino ad Arsenico e vecchi merletti (1944) di Frank Capra. La svolta che lo renderà ciò che noi conosciamo sarà dall'incontro con Alfred Hitchcook: da Il Sospetto (1941) a Notorious-L'amante perduto (1946) per giungere a Caccia al ladro (1955) ed Intrigo Internazionale (1959). Da qui la filmografia aumenterà esponenzialmente la sua fama ad Hollywood come in Indiscreto (1958) ed Operazione sottoveste (1959) per non parlare di Il gran lupo chiama (1964). A partire dal '66 dopo aver conseguito la candidatura ali Oscar decise di ritirarsi dalle scene divenendo parte del consiglio di amministrazione della Fabergè celebre casa di cosmetici. Si impegnò sul piano sociale tenendo sempre distante la politica soprattutto in un'epoca controversa in cui iniziava la caccia alle streghe sotto il sentore McCarthy. Ebbe cinque matrimoni anche se è confermata la propria bisessualità: si suppone abbia avuto una relazione con Randolph Scott celebre attore statunitense di quegli anni. Ed il 29 novembre 1986 mentre si trovava in tour a Devenport mentre stava organizzando uno spettacolo teatrale ebbe un malore: anche se non voleva andare in ospedale trascorsero troppe ore e ricoverato d'urgenza morì per un'emorragia interna per ictus fulminante. Elegante al punto di far stirare i calzini è l'icona dello stile dalla forte personalità.

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La Vetrina

Vincenzo Lombino: la profondità del sentimento

La VETRINA. Conobbi Lombino ai tempi in cui presentavo decine e decine di mostre nelle gallerie torinesi ed ebbi modo di parlare di lui nel corso di un evento. Contento per le cose che avevo detto sulla sua pittura alla fine dell'evento mi donò questo lavoro: il primo piano a carboncino di un giovane dagli occhi tristi. Colpisce la perizia esecutiva ed il rigorismo secondo cui attraverso pochi tratti essenziali metta a nudo elementi introspettivi ed intimi dei suoi soggetti. Come è ravvisabile dall'opera in questione lo sguardo malinconico del soggetto avvolto da una sciarpa mostra una condizione di sofferenza, di angoscia, di melanconico trasporto individuale che mette l'osservatore nella posizione di partecipare emotivamente agli stati psicologici che l'artista esprime con la sua arte. E quando lo vedo di sfuggita sembra guardarmi con questa espressione trasognata risvegliando forse il giovane che è in me e che chiede affetto per una realtà che corre senza tregua. Uno specchio introspettivo dunque che richiama alla contemplatio. Ora il dipinto fa parte della Collezione RC:Opera n°7 (Carboncino) ed è custodito nella Serafica di Torino. A questo aggiungo che successivamente è stato descritto nel gruppo di artisti inseriti nel racconto meta-artistico enunciato nel quarto Libro della Pentalogia della Natura detto AION. Il Tetramorfo

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Il genio pensatore

Il serbo che cambiò il mondo

Nikola Tesla

Quando citiamo questo nome ad un giovane d'oggi viene sicuramente in mente la grande azienda di Elon Musk magari omettendo la sua vera origine: Nikola Tesla rappresenta il genio serbo nato nel 1856 e riconosciuto a livello internazionale per essere stato un precursore, un grande innovatore e inventore se non un ingegnere elettrico che non ha avuto pari. Studiò ingegneria all'Università Tecnica di Graz e fu sempre affascinato dai fenomeni della corrente alternata e si dice che conoscesse i testi di Voltaire a memoria. Nonostante gli squilibri caratteriali che lo portavano a vere e proprie allucinazioni si trasferì a Budapest per lavorare in una compagnia di telegrafi generando poi un ripetitore per poi spingersi a Parigi come ingegnere della Continental Edison Company ove costruì dei prototipi. Ma nel 1884 emigrò negli Stati Uniti ove si fece conoscere da Charles Batchelor che comprese il valore del nuovo antagonista di Edison. La rivalità tra i due super-uomini fece sì che allontanassero Tesla da Edison al punto che nel 1886 grazie alle numerose invenzioni fondò una propria società ovvero la Tesla Electric-Light & Manufacturing dove accolse l'aiuto di finanziatori incuriositi dalla sua capacità fuori dal comune. Operò per la lavorazione dei raggi X ed eseguì numerosi esperimenti sino alla trasmissione senza fili di potenza ed entrando nello studio dei campi magnetici sfociò nei generatori di tensione alternata ad alta frequenza. Fu nell'Esposizione Universale tenuta a Chicago nel 1893 ove fu dedicato all'elettricità un intero padiglione, espose le sue lampade luminescenti tanto da farlo considerare il vero avversario di Edison. Costui infatti valutava la promozione della corrente continua contro la meno dispendiosa corrente alternata di Tesla che a sua volta costruì il motore a induzione per la trasmissione di alte tensioni. A 41 anni brevettò la radio giungendo ai prinicipi della robotica ed in Colorado negli anni successivi avanzò la telegrafia senza fili e lo studio delle onde trasversali. Le scoperte che fece furono molteplici sino a quando nel 1900 iniziò la lavorazione della turbina anche se poi gli americani dettero il brevetto della radio a Guglielmo Marconi. Dal premio Nobel per la fisica a Marconi lui ed Edison furono nominati per il Nobel del 1915 e per questa rivalità nessuno dei due poi fu considerato. Da molti conosciuto come lo scienziato pazzo si dice che avesse una strana predilezione verso l'occultismo o che avesse rapporti con alieni (seguendo le teorie complottiste) così come le pseudoscienze. Non accettando le ritrosie in questa guerra per i brevetti Tesla mosse una guerra legale contro Marconi finendo in bancarotta e questo lo mise nella posizione di cercare investitori in Europa: iniziava il suo disturbo ossessivo-compulsivo a prendere il sopravvento su di lui così come i debiti e l'isolamento lo stavano straziando chiudendolo in una melanconica angoscia. L'infermità mentale lo fece spostare dalla sua residenza e trasferire al Waldorf-Astoria Hotel sino a quando nel 1931 ottenenne la copertina del Time Magazine. Infine nel 1943 morì per attacco cardiaco all'età di ottantasei anni nella sua camera d'albergo: aveva venduto i brevetti della corrente alternata a poco dati i debiti che lo avevano condotto alla miseria. Erano quelli gli anni in cui stava lavorando al progetto Teleforce per il Dipartimento di Guerra degli Stati Uniti ovvero quello che sarebbe passato alla storia come il Raggio della Morte. Si trattava di un fulmine globulare ovvero di un flusso di particelle che andava sotto l'etichetta top secret. Ora esiste un Museo Tesla a Belgrado.

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Riflessi post-globalisti sul mondo dell'arte e della cultura

L'Arte Intelligente

Forme contemporanee di linguaggio

L'arte da sempre esprime stati interiori dell'essere umano in concomitanza con i criteri espressivi che quella data epoca mette in campo: stile, tecniche e idee fanno parte di un serbatoio culturale che quella società codifica e che rimette in campo per avvalorare la propria coerenza di valori. Che si tratti del mondo classico ad esempio o di quello medioevale così come di quello moderno i fenomeni socio-politici influiscono su equilibri ideali (filosofici, religiosi, culturali) che dovrebbero esprimere quelle significazioni intono alle quali rotea il loro equilibrio specifico affidando di conseguenza un criterio di giudizio alle cose in merito al proprio sapere. Da circa trent'anni il livello di sperimentazione nel campo delle arti assume un valore centrale per cui un artista contemporaneo rappresenta la totale libertà espressiva non vincolata al sistema di pensiero per quanto il Sistema stesso accolga o meno quella specifica forma di linguaggio. In altre parole l'artista non è sottoposto come nel passato a committenze che lo utilizzavano come una sorta di artigiano atto ad abbellire i palazzi di una nobiltà che si auto-celebrava e tanto meno il grado di coerenza che dicevamo sopra non è incatenato a valori ufficiali che decantino un potere verticale nel quale esprimere connotazioni oggettive: l'artista a partire soprattutto dalle avanguardie in poi ha trovato dentro sé la capacita di esprimere il proprio modo di vedere il mondo sino a stabilire universalmente un grado di visibilità assolutamente personale che in molti casi ha dettato legge trovando nelle generazioni successive dei seguaci disposti a prenderli come modelli. Tornando a quello che dicevamo soprattutto nell'ultimo trentennio gli artisti hanno messo in campo i propri principi autonomamente ed attraverso l'assidua sperimentazione hanno abolito i codici naturalistici così come gli struggimenti romantici volti al sublime così come quegli slanci freudiani oscurantisti ove il perturbante leniva e distanziava gli osservatori. Oggi l'artista codifica creativamente la propria intelligenza mostrando innanzitutto la propria cultura atta a dimostrare una certa versatilità in cui il citazionismo è d'obbligo e la sua visione eclettica delle cose è il centro focale della sua produzione nel corso degli anni. Stando a questa scala di fattori il trentennio da cui discendiamo rivendica una sorta d'eclettismo intellettuale in cui gli artisti mostrano di non essere più attenti all'osservazione della natura, di non patire più i drammi di una realtà che distorce la propria sfera personale e tanto meno di guardare dentro sé stessi perché ciò rinvierebbe ad un altro schema comportamentale: un artista dimostra di spaziare tra i linguaggi del vecchio Novecento perché consapevole della storia artistica che lo ha preceduto e questa intellettualità lo condiziona sino a farlo implodere in un becero revisionismo. La linea tendenziale dunque è la perdita graduale di identità che rischia di creare una fase artistica su scala globale assai tendenziosa perché troppa intellettualità raffredda un discorso spontaneo spingendolo verso un passatismo fondato non più sulla forma, sulla tecnica o sull'estetica di rimando storico quanto sull'abbondanza di contenuti che molte volte rinviano appunto in chiave anche ironica ad una consapevolezza intrinseca. Sicuramente i mezzi di informazione, l'acculturazione e la globalità influiscono su questo e l'arte ne diviene la fautrice primaria di contenuti ricercati e sofisticati. Girando per mostre ed entrando in contatto con diverse maestranze è facile imbattersi in artisti intellettuali che fanno a gara per dimostrare il proprio bagaglio di consapevolezza che molte volte rischia di far smarrire il nucleo stesso dell'espressione in nome di arguzie intellettuali che mettono in ombra le loro reali intenzioni comunicative. Ecco allora che la risultante sia uno svuotamento di contenuti proprio nel momento in cui essi abbondano ed in questo relativismo (proprio nella fase in cui siamo bombardati da informazioni) tutto si appiattisce cadendo nel qualunquismo e nel pressapochismo. Non dico che l'arte attuale sia vuota, tutt'altro: è talmente abbondante di significazioni o super-significazioni che smarrisce la propria autenticità. Eccoci allora percorrere sterminate fiere dell'arte in cui centinaia e centinaia di artisti importanti, famosi e super-quotati si sforzano di apparire, di spiccare sugli altri e per questo ricercano quanto più di stupire il pubblico. A questo subentra un pubblico a sua volta super-informato che passa tra un'opera (intesa come contenitore di super-contenuti) e l'altra quasi con indifferenza e che resti talmente bombardato di altrettanta informazione da rimanerne svuotato. L'origine dello straniamento risiede in questo abuso di informazioni, di processi logici o di ironia intellettuale che fanno degli artisti dei pensatori dell'arte e non più esecutori del loro universo personale e del pubblico un'animata schiera di contenitori vaganti che viene ultra-riempita di esperienze votate all'annullamento. In questo senso dunque la pluralista arte intellettuale si appiattisce ad una latente forma di linguaggio concettuale: tutto è concettuale perché l'artista intelligente non vede più con gli occhi, non realizza più con i sensi ma con la testa. L'arte intelligente appunto in cui la logica predomina l'istinto e lo stupore si antepone al senso intimo dell'essere. Il distacco del pubblico ne è la prova e gli artisti divengono una massa anonima di pensatori che possono essere tranquillamente sostituiti da algoritmi dato il fatto che pensino con maggiore rapidità. La quadratura del cerchio si compie proprio in nome di questa intelligenza umana soppiantata oramai da quella artificiale perché non sbaglia, perché manifesta maggiore efficienza e di conseguenza credibilità. Ecco l'origine di questo sviscerato interesse da parte degli artisti e del pubblico verso l'arte dell'intelligenza artificiale.

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MODELLI CULTURALI

Tonis-Heracleion

La città sommersa

Si chiama Toni-Heracleion la città sommersa nel Mediterraneo a dieci metri di profondità nei pressi di Alessandria a pochi chilometri di distanza dalla baia di Abu Quir. Sembra di ricordare quanto scrisse Platone a proposito di Atlantide ai tempi in cui fu inghiottita dal mare e che oggi appare in tutto il suo splendore. Sappiamo che gli egizi fondarono il porto di Heracleion detto da loro Thonis nel XII secolo a.C. e che la città fosse strutturata in una rete di canali ove venivano trasportate le merci provenienti dalle colonie e che dopo la fondazione di Alessandria, Heraclion perse via via quella centralità di cui aveva goduto nei secoli precedenti. Le cose andarono in questo modo sino poi al II secolo a.C. in cui una serie di terremoti e cambiamenti climatici frammentarono gradualmente la terra sino poi a farla inghiottire appunto dalle acque. I riferimenti ad essa sembravano disperdersi nella notte dei tempi e per oltre due millenni venne letteralmente dimenticata: sino a quando nel 2000 una missione guidata dall'archeologo Franck Goddio trovò i primi reperti pensando addirittura che si trattasse di una muraglia atta a contenere lo scorrere del Nilo.

Ed ecco emergere una serie di oggetti di inestimabile valore come statuette, navi, templi ed utensili che facevano parte della vita di tutti i giorni per questo porto di mare che vide il fiorire di una civiltà carica di trasporti e commerci vari. Da allora sono iniziati i lavori per portare alla luce tesori lontani che si pensava fossero seppelliti per sempre: se pensiamo che già Erodoto descrisse le imbarcazioni tipiche dell'epoca in cui il Delta del Nilo offriva asilo e globalità a genti provenienti da tutte le parti del mondo antico. Ed ecco dunque parlare nuovamente dell'Heracleion greca detta invece Thonis dagli egizi: la città perduta che oramai si supponeva appartenesse ad una leggenda. Lo stesso del resto valse per Troia e l'Iliade fu lo strumento per Heinrich Schliemann per rintracciarla fisicamente e riportarla alla luce studiando proprio la leggenda della guerra che avrebbe coinvolto i gradi eroi della Grecia per il rapimento di Elena da parte di Paride. Allo stesso modo l'immagine della città sommersa che il mito vedeva fondata da Ercole tanto da spingere storici del peso di Strabone e Diodoro a supporre che si trattasse solo di una leggenda riappare. Grazie a sofisticate tecnologie l'EASM è stato in grado di individuare tale tesoro millenario che nei decenni venturi avrà tante cose da riportare alla luce.

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Le donne nell'arte

Rubrica di approfondimento

Artemisia Lomi Gentileschi

Nata a Roma nel 1593 fu una pittrice della scuola caravaggesca. Suo padre pittore nativo di Pisa la influenzò tanto che dopo il suo arrivo a Roma si dedicò alla pittura: erano gli anni della Riforma e la città era un cantiere di innovazione. Dal momento della nascita di Artemisia visse serenamente la sua infanzia sino alla perdita della madre evento che scatenò in lei un senso di perdizione avvicinandola al padre. E fu così che imitando il padre percorse la sua formazione riprendendo quelle caratteristiche tipiche dell'epoca: la conoscenza di Caravaggio fu per lei determinante al punto che è ipotizzabile anche una frequentazione tra i due. Nonostante il fatto che la pittura fosse all'epoca espressamente maschile lei non si tirò indietro tanto da ostinarla nel periodo tra il 1608 ed il 1609 da farla discepola di bottega proprio del padre Orazio il quale si presuppone che l'aiutò nella realizzazione di Susanna e i vecchioni ove mostrò la sua natura controversa in quanto un'osservatrice della vera realtà quanto devota allo stile caravaggesco se non alle pratiche della scuola bolognese in voga in quegli anni grazie ad Annibale Carracci.

Erano gli anni in cui si dedicò alla pittura con il proprio rigorismo stilistico e grazie all'appoggio del padre ebbe modo di frequentare gli ambienti romani ottenendo la fama di giovane talento femminile. Ma fu al tempo della sua collaborazione con Agostino Tassi nel 1611 per la lavorazione di un trompe-l'oeil che il pittore Agostino amico del padre e deciso ad iniziarla alla prospettiva iniziò a corteggiare la giovane apprendista sino poi a violentarla brutalmente nell'abitazione di Orazio. Dopo il tragico evento Artemisia rimase sconvolta e presa in giro dall'artista che le prometteva un matrimonio riparatore continuò ad usarla. Nel tempo però comprese che Tassi fosse già sposato e questo spinse Orazio a querelarlo pubblicamente. Il processo durò diverso tempo ma in ogni caso fece cadere il nome dei Gentileschi nel fango: erano anni in cui la giustizia era dalla parte degli uomini e la reputazione di una ragazza veniva messa in discussione dopo eventi di questa portata. Nel processo furono usati falsi testimoni mentendo spudoratamente contro la ragazza che veniva accusata di circuire gli uomini e di avere facili costumi: oltre a visite ginecologiche e ad interrogatori intensi fu sottoposta al tormento dei sibilli che consisteva nel legare i pollici a cordicelle che con un bastone venivano strette sempre più sino a tormentare le falangi. Rischiò così di perdere anche l'uso delle mani ma resistette ed alla fine il Tassi nonostante l'appoggio delle autorità e dell'opinione pubblica fu condannato.

Ma le cattive lingue continuarono anche dopo il processo a parlar male della giovane artista che sposò Pierantonio Stiattesi decidendo di trasferirsi a Firenze ove fu introdotta nella corte di Cosimo II conoscendo personalità del calibro di Galileo Galilei e Michelangelo Buonarroti il Giovane nipote del Maestro. Questa fu una fase di profonda elaborazione artistica che le dette la volontà di tornare dopo anni a Roma ove la crisi finanziaria del marito e la sua relazione clandestina con Francesco Maria Maringhi la riportarono in crisi. Viaggiò a Genova ove conobbe van Dyck e Rubens e dopo tanti lavori commissionati si spinse a Napoli ove il fermento culturale ed artistico era molto forte. Anche da qui dopo qualche tempo di produzione decise di recarsi a Londra raggiungendo il padre che era diventato pittore di corte ed al tempo della guerra civile tornò in Italia: dalle indagini di storici ed esperti si suppone che sia morta a causa della peste del 1656 che colpì Napoli e che fu seppellita nella Chiesa di san Giovanni Battista dei Fiorentini. L'eredità che l'artista ha lasciato è grande soprattutto per un'artista che visse in un tempo in cui le donne non avevano diritti ed il loro grado di libertà era minimo: doveva restare chiusa in casa dedita ai lavori domestici come tutte le donne. Ma la ricerca pittorica e l'interesse che mostrò verso la realizzazione di opere immortali la elevarono dal rigorismo secentesco raggiungendo risultati unici e distinguendola persino dai pittori maschi che la guardavano per traverso. I fatti della sua vita privata influirono sulle sue scelte pittoriche come ad esempio il fatto di ricorrere spesso a soggetti del mondo biblico come Betsabea, Giaele e Giuditta ovvero da eroine che per l'amor di Dio erano esposte a grandi sacrifici. Ed il fatto dello stupro e del processo documentato rappresenta per gli storici che l'hanno studiata un fatto centrale della sua vita molte volte trascurando ancora in senso maschilista il valore della sua pittura. Fu un modello di artista donna per intere generazioni e nacque l'appellativo di pittora partendo da un articolo di Roberto Longhi del 1916.

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Storia del Fumetto

GIG robot

L'esordio di questo fumetto fu nel 1975 da un'idea di Go Nagaie diseganto da Tatsuya Yasuda e da qui originò la serie televisiva divisa in quarantasei episodi che descrivevano le vicende della Terra messa sotto attacco da forze sconosciute. Il professor Shiba scopre durante una ricerca archeologica una vecchia campana di bronzo in cui era descritto un popolo avanzato governato dalla regina Himikadel: popolo Yamatai il quale si era ibernato per poi tornare in vita. La campana sarebbe lo strumento che consentirebbe a questa specie di governare il pianeta ed il professore la nasconde ed in seguito ad un incidente che coinvolge suo figlio Hiroshi che rischia di perdere la vita, il professore lo salva inserendogli la campana miniaturizzata nel petto: da questo momento le creature millenarie tornano a seminare il panico ed Hiroshi da questo momento viene coinvolto in una battaglia per salvare l'intero pianeta. La guerra è spietata e sanguinosa ma i progressi tecnologici rendono il robot Jeeg invincibile alle forze extraterrestri sino allo scontro finale in cui il padre sacrifica la vita contro l'astronave della regina inducendo così il protagonista a salvare il nostro pianeta dalla perfidia di questa civiltà millenaria.

Citica della Critica

Atteggiamenti dell'arte oggi

I limiti di un Sistema

Parlare d'arte non significa più discorrere di opere (centro nevralgico del discorso artistico) quanto di artisti (fautori delle opere e creatori indiscussi) ma di ciò che viene considerato Sistema dell'Arte ovvero di tutto ciò che gira intorno ad esso: curatori, critici, esperti, gallerie, musei, fondazioni, organizzatori, collezionisti, aste. Gli artisti e le loro opere che prima rappresentavano i protagonisti assoluti in molti casi autogestiti in movimenti o correnti spontanee che avevano da condividere qualcosa ora sono satelliti che tentano in qualunque modo di accedere a questo sistema chiuso: altrimenti il rischio sarebbe quello di non essere considerati e restarne fuori. O dentro o fuori. Questo scoraggia i protagonisti assoluti perché se non dovessero avere riscontro troverebbero vie alternative utilizzando piattaforme online per promuovere i propri lavori oppure creerebbero siti personali per utilizzare la rete sino a siti collettivi in cui è possibile vendere il proprio prodotto. E sottolineo: vendere il proprio prodotto per renderlo visibile, unico e di conseguenza vendibile. Essere un artista oggi non significa semplicemente realizzare un'opera ma trovare il modo di commercializzarla: coloro che accedono al sistema chiuso dell'arte sentono di essere i portavoce della verità culturale mentre coloro che gravitano attorno ad esso o lo disdegnano o sperano d'entrarvi per il fatto che abbia risonanza nella società di riferimento. In molti casi la delusione è profonda soprattutto da parte di coloro che in principio credevano nell'arte ma che tentando la via della divulgazione hanno compreso che tutto rotei attorno al denaro. E sì, perché un artista non può pensare solamente alle spese relative ai materiali in fase di pre-produzione, l'artista non può pensare esclusivamente a ciò che gli compete in fase di produzione ma deve cimentarsi in fase di post-produzione a come divulgare il proprio operato e per farlo necessita di tutto quell'apparato denominato Sistema Arte. Il problema sorge nel momento in cui l'artista manager si rende conto che per muovere i suoi lavori/opera/merce debba ricorrere ad un investimento che in linea generale lo assorbe in maniera esponenziale. E' anche vero che se questo Sistema non esistesse gli artisti non troverebbero un professionismo intellettuale atto a divulgare ciò che fanno. Il problema è che nella stragrande maggioranza dei casi molti artisti non trovino giusto pagare chi lavora per loro quasi come se curare una mostra, scrivere testi, organizzare eventi piovesse dall'alto. La via di mezzo è sicuramente quella migliore: è giusto che per crescere sia necessario investire su sé stessi; quello che trovo disgustoso è che un sistema chiuso non consideri chi non hai i denari sufficienti per continuare a produrre. A tutti gli artisti validi deve essere data una possibilità a prescindere da quanto siano disposti ad investire ma nell'ottica di farlo senza cadere dalle nuvole.

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Storia del CINEMA

Storie di vita vera: 

Tradotto come Segreto di Stato è un film del 2019 diretto da Gavin Hood che mette in scena un romanzo The Spy di Marcia e Thomas Mitchell sulla reale vicenda di Katharien Gun ovvero la whistleblower britannica che ebbe il coraggio di denunciare l'infiltrazione statunitense nelle scelte politiche del Regno Unito per l'intervento in Iraq. Lavorando per la GCHQ leggerà infatti una e-mail riservata nella quale era evidente un'operazione illecita della National Security Agency che voleva ricattare i membri dell'Onu ottenendo così i voti necessari a finalizzare l'entrata in guerra contro l'Iraq. Le cose si complicano quando decide di coinvolgere l'opinione pubblica denunciando queste notizie strettamente riservate all'Observer in cui il giornalista Martin Bright lo mette in prima pagina. La risposta dei vertici sono piuttosto nefaste: prelevano forzatamente il suo compagno di origini curde per intimidirla sino ad incriminarla di alto tradimento. Fortunatamente grazie all'impegno dei suoi avvocati riesce alla fine a prevaricare fondando la propria difesa sul diritto alla trasparenza degli organi di stato. Keira Knightley è perfetta in questo ruolo perché esprime l'angoscia di chi per dar ragione alla verità mette in discussione la propria esistenza in nome dei diritti sociali. Ma ciò che lascia senza fiato è che si tratti di una storia vera!

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La Madonna del Latte

Virgo Lactans

Nel panorama dell'iconografia cristiana rappresenta un classico soprattutto in ambiente ortodosso. L'opera realizzata da Jean Fouquet tra il 1452 ed il 1455 è una tavola del Dittico di Melun e rappresenta la classica Vergine dal seno scoperto intenta di dar da bere al piccolo Gesù il latte. Colpisce l'uso di dettagli come le gocce del latte che colano letteralmente dal suo seno sino a nutrire la creatura che tiene in braccio. L'opera fu realizzata dall'artista in Francia subito dopo il suo viaggio in Italia intorno al 1448 entrando nella corte di Carlo VII. La realizzazione del dittico vedeva nella parte sinistra Etienne Chevalier in ginocchio presentato da Santo Stefano proprio alla Vergine ritratta nell'altro scomparto, Qui invece la Vergine assisa in trono è circondata da cherubini e serafini con cromie che rinviano sicuramente alla sapienza ed all'amore incondizionato verso il Padre. A parte la profondità dettata dal diligente uso della prospettiva, l'impatto geometrico e l'espressività delle figure elevano l'opera a capolavoro indiscusso: sembra riportarci a quella tipologia di statuaria goticheggiante tipica del settentrione europeo soprattutto nell'uso dei colori e nell'ambito compositivo dell'assieme mentre le figure umane rievocano il Rinascimento fiorentino. Fouquet fu sì pittore ma fondamentalmente miniatore francese e lavorò sempre su tavola per poi dedicarsi al ritratto soprattutto dopo il suo viaggio in Italia e nel corso del tempo affinò sempre più le sue qualità non soltanto nelle miniature ma orientandosi verso composizioni più argute che volgevano l'attenzione non più al singolo soggetto ma nella rappresentazione di grandi folle in cui non mancava l'attenzione ai dettagli ed a simbolismi tipici dell'epoca in corso. 

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Approfondimenti:

Mario Mankey

In Germania Mario Mankey ha realizzato due piedi giganteschi che ricordano quei giganti usciti dai libri delle favole e che sembrano pronti a muoversi riducendo visivamente lo spazio circostante. Stava partecipando ad un ambizioso progetto in compagnia di un altro artista come Case Ma'Claim per un murales che prendeva il nome di The Haus. Ed in un'altra delle sale di questa banca abbandonata Mankey ha dato il proprio contributo realizzando questi dettagli anatomici che sviscerando il proprio gigantismo mettevano a disagio gli astanti. Partiamo dal fatto che oltre lui una serie di centosettantacinque artisti abbiano contribuito a personalizzare questo spazio abbandonato costituito da oltre cinque piani di sale completamente vuote. Un progetto spontaneo che ha ridato vita a qualcosa che stava per andare in malora ed è in poco tempo diventato un fenomeno che ha attirato non solo artisti e giovani promesse dell'arte ma numerose schiere di visitatori e critici che confermano la centralità culturale di Berlino soprattutto in questo ultimo trentennio. Ma l'esperienza è durata poco perché era previsto l'abbattimento dell'edificio e gli artisti hanno valutato bene di ridargli un'anima prima che non esistesse più. Dunque tra le sale artistiche dell'edificio fantasma era possibile intravvedere tra le ante della porta queste due enormi gambe che frantumavano il soffitto e scendevano sino al pavimento dando l'illusione ottica che in quella sala vuota ci fosse un gigante appunto disposto a schiacciare chi si trovasse tra i piedi. Ora sappiamo che l'artista sia fondamentalmente un pittore e murales eppure è riuscito con questi dettagli anatomici, con questa parte di un corpo umano su vasta dimensione a creare un effetto fisico che occupa lo spazio tramutando la scultura in istallazione e nello stesso tempo in fattore land all'interno di un complesso in cui il richiamo di quei piedi è fuori luogo e profondamente attrattivo. Generalmente Mankey indaga l'essere umano soprattutto osservandone le contraddizioni ove le idee da una parte vengono spesso messe in discussione dal valore delle sue azioni dall'altra ne decanta i limiti, i conflitti interiori, le paure umane divengono le gabbie mentali entro cui i sogni sembrano perdere slancio nel corso di un'esistenza vuota e tormentata. E questi due enormi piedi posti in una minuscola saletta asettica con alle spalle una finestra che dona allo scenario un'ulteriore dettaglio di realismo creano uno shock visivo: il gigantismo che dicevamo sopra mette l'osservatore in una situazione di spaesamento perché l'illusione ottica lo rende piccolo pur percependo che quelle gambe appartengano ad un gigante. Si avverte il senso che una presenza letteralmente fuori misura stia invadendo la normalità e la conseguenza sia di recepire questa distorsione collettivamente. 

  Ego Erectus (2017). Scultura Mankey

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