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Uscita Speciale MUSICA n°39

L'INTERVISTA:

Identità nascosta (2021). Acrilico su tela

ORNELLA  OGLIARI

Quando ci mettemmo a telefono per questa intervista la signora Ogliari mi diceva di essere stata raggiunta dal suo coniglietto Pollock svelandomi il suo amore per gli animali. Dal suo punto di vista l'amore da parte degli animali è incondizionato e non muta nel tempo come quello delle persone. Il suo carattere passionale è stato soggetto alle trasformazioni del tempo e messo a dura prova ma dalle esperienze ha imparato ad essere forte e a pretendere da se stessa quella dignità che molte volte viene sacrificata in nome dell'amore e dei sentimenti.  Le esperienze appunto, forgiano il carattere e determinano una consapevolezza che prima o poi deve essere raggiunta. Date le dovute premesse ha poi esordito in questo modo:

" Chiamami pure Ornella; non amo essere chiamata signora! Sono una donna determinata e se ho accettato questa intervista è perché desidero condividere la mia ricerca personale con le altre persone senza troppi giri di parole!"

" Di questo ne sono lieto Ornella. Comprendo dalla tua pittura che sia una persona diretta e che metta in luce aspetti della tua personalità: appare infatti un'arte di forte nell'impatto formale e assemblativo ma allo stesso tempo sensibile dal punto di vista cromatico. Ti ritrovi in questo tipo di analisi?" le chiedo afferrando carta e penna.

" Quello che dici è vero. Sono una donna decisa che ha pagato a proprie spese il comportamento degli altri: sono cose che mi hanno fatta maturare tantissimo e dopo una lunga crescita personale sono passata al buddismo quale disciplina fondamentale per ritrovare armonia e equilibrio nella mia esistenza. E' importante il rapporto con la natura"

" Parlando con te della tua vita e dei tuoi trascorsi si entra ulteriormente nel senso profondo della tua pittura a volte stratificata e modulata stilisticamente creando agglomerati. Esiste per te un senso di rinascita da tutto questo?"

" Gli agglomerati che dici sono nodi da sciogliere. L'arte per me rappresenta costantemente una rinascita. Considera che sin da giovane abbia fatto il Liceo Artistico poi le scelte familiari mi spinsero ad intraprendere gli studi in Medicina. Ma la vita che vuoi, fa il suo corso e tra il matrimonio, la nascita di mia figlia e poi il successivo divorzio sono stata presa da altro. Ho amato molto e ci sono ritornata ancora soffrendo ogni volta che finiva. Eppure mi sono rialzata: mi sono rimboccata le maniche e ho deciso che non dovevo soccombere ai sentimenti. Finalmente poi ho ripreso a dipingere!"

" Dunque non è da molto che hai ripreso i colori in mano?"

" Esattamente dal 2012 ho ripreso davvero a dipingere. Venivo da situazioni sentimentali assai complesse e la pittura è stata per me una forma di terapia e non mi sono data per vinta: una rinascita appunto"

Ad Vitam (2023). Acrilico su tessuto trattato e modellato     

" Ricordi cosa hai dipinto la prima volta?"

" Ho dipinto un autoritratto seguendo una sorta di collage poi mi sono discostata da me stessa ed ho iniziato a sperimentare. In Identità nascosta ad esempio mostro una figura femminile di spalle da cui non si vede il volto. Forse è un aspetto di me che non desidera più mettere a nudo i propri sentimenti"

" Hai dipinto prettamente figure femminili?"

" No. Posso distinguere tre filoni pittorici. Sono partita da una fase astratta in cui ascoltando musica classica mi perdevo in composizioni materiche in cui sfogavo me stessa in slanci corporei veri e propri. L'impatto con il supporto consisteva nel dipingere direttamente con le mani e dare corpo alle sensazioni che fino a quel momento erano represse"

" Gli altri due filoni in cosa consistono esattamente?"

" Dall'astratto sono passata alla natura. E' scattato in me qualcosa ed ho ricercato nella realtà circostante: dal 2015 mi sono concentrata sulla natura e su quello che gli elementi trasferivano alla mia anima. Qui ho ritrovato l'audacia tecnica servendomi della spatola, delle terre in veri e propri agglomerati materici che mettessero in relazione l'anima umana alla creazione"

" Da queste sperimentazioni sei approdata così alla figurazione?"

" Se per figurazione intendiamo la capacità di manifestare il proprio Sé ti dico che lo sia sempre stata. Considera che poi ho sviluppato una terza fase in cui l'assemblaggio precedente ha preso lo slancio definitivo ed ho iniziato a ricercare la forma umana essenzialmente femminile: le donne che dipingo esprimono parte della mia femminilità anche se la sperimentazione dei materiali continua. Le mie donne come ti dicevo sono senza volto come nell'opera Ad Vitam del 2023 ma l'elemento sostanziale consiste nella procedura esecutiva!"

" In cosa consiste Ornella?"

" Se osservi con attenzione Il canto dell'acqua ad esempio del 2024 noterrai che rappresento la realtà non sulla classica tela ma su lenzuola che elaboro gradualmente sino a far uscire dal quadro stesso: in altre parole sfondo la bi-dimensione affinché l'opera venga letteralmente fuori e la manipolo, la scolpisco sino ad ottenere questo effetto di sfondamento. Fattori che mi portano generalmente ad abolire le cornici affinché l'opera sia libera nello spazio"

" Dunque crei delle vere e proprie pitto-sculture per abbattere i limiti convenzionali del supporto?"

" Esattamente. Tornando a Il canto dell'acqua il telo stesso diviene espressione figurativa dell'acqua che come una cascata fuoriesce dal quadro stesso questa volta incorniciato proprio per abbatterne i confini!"

" Sfondamento del supporto affinché la tua creatività non abbia confini?"

" Sfondamento dei limiti entro cui la società vive. L'arte deve aprire i cuori e la coerenza diviene solo un'abitudine per nascondere le proprie paure"

Il canto dell'acqua (2024). Acrilico su tessuto modellato

Uscita n°38

RECENSIONE:

Cinzia Zavarise

Diverso tempo fa ho avuto il piacere di discorrere con l'artista veneta Cinzia Zavarise. Oltre un'ora di conversazione mossi dal mio interessamento per le sue opere pittoriche in cui spicca il flusso gestuale determinato dalla preponderante carica emozionale che poi viene impreziosita da interventi successivi ovvero da assemblaggi materici atti a condensare la luce. Secondo questi postulati l'artista utilizzerebbe il supporto pittorico per rimuovere i suoi stati emotivi determinati dagli eventi concreti della propria esistenza per poi essere proiettati letteralmente sul supporto ove vengono definitivamente fissati e rimossi.  

Eppure tutto ciò non basta: l'artista necessita di interventi entro i quali la sovrapposizione materica di elementi estranei all'opera di partenza che condensa in surrogati di significazione.

E' una sorta di lotta interiore in cui l'insieme dei ricordi subisce una rielaborazione e la tavola si trasforma in uno specchio deformante entro cui guardarsi dentro. Fissando in questo modo la sfera introspettiva con l'ausilio di interventi successivi intesi come proiezioni dinamiche grazie alle quali è possibile intervenire, nascondere, rimuovere, cambiare e per questo trasformare il tempo in quanto tale. Più nello specifico comprendiamo che lo scorrere convenzionale del tempo fisico costituisca un flusso costante ed inevitabile secondo cui ogni forma di vita sia condizionata dalle proprie azioni e reazioni fenomenologiche alla realtà di riferimento: ogni volta che interagiamo con la realtà stessa ne mutiamo il corso stabilendo un nuovo equilibrio.

Ciò che resta delle nostre azioni sono i ricordi, l'autoanalisi e tutta una sfera di emozioni che quella data realtà ci ha trasferito nella mente; molte volte le insoddisfazioni determinate da una nostra mancanza, da un sbilanciamento comportamentale o dalla sorpresa di quel determinato evento che ci ha colti impreparati ha scaturito reazioni indeterminate che hanno impresso nei ricordi immagini congelate. La pittura della Zavarise entra in questo processo di rielaborazione: l'atto creativo rappresenta per lei la possibilità di scrutare nella memoria e far venir fuori elementi portanti entro cui la materia simboleggia il divenire del flusso coscienziale a mano a mano che esso venga in superficie sino all'intensità del gesto e degli equilibri che l'opera mette in campo.

Aurora Boreale (105x73). Tecnica mista su tavola

L'operazione artistica però non finisce in questo primo stadio di visualizzazione: lo specchio animico ha fissato la dinamica mnemonica di un tempo, di una situazione ed è stata impressa sul supporto seguendo l'azione creativa e generando condensati di significato latente. Nel corso dell'elaborazione l'atto involontario cromo-gestuale prende poi un nuovo slancio e proietta nella volontà dell'artista il desiderio di colmare i vuoti, di riempire gli spazi spontaneamente dedotti così come aderire ad uno slancio formale ed intervenire successivamente seguendo l'impressione di partenza.

In questo modo l'atto involontario stabilisce una sensazione nuova e l'artista ritorna nella sua opera con occhi nuovi che questa volta sanno perfettamente cosa fare e come intervenire.

Seguendo questo flusso allora possiamo descrivere uno dei suoi ultimi lavori intitolato Aurora Boreale. In questo caso siamo in presenza di una tecnica mista su tavola in cui il flusso cromatico che dicevamo seguita la sovrapposizione di foglia oro e pietre tra cui gli Swaroski. L'opera può essere colta verticalmente ma in realtà se la dovessimo posare su un basamento ed osservarla orizzontalmente la potremmo leggere come una mappa antica in cui da una parte potremmo scorgere continenti e terre emerse elaborate con la foglia d'oro e con pietre preziose dall'altra invece potremmo osservare i mari e gli oceani sterminati che costeggiano il frastagliano mondo materiale. Questa mappa coscienziale posta verticalmente diviene espressione portante del suo stato attuale: torna allora la concezione di uno specchio frammentato quale parte di un discorso più ampio in cui l'artista ripone la sua ricerca. Tra quelle forme improbabili derivate dal flusso creativo spiccano agglomerati materici in cui il colore ed i materiali si amalgamano tra loro descrivendo concretamente stati dell'interiorità che altrimenti sarebbero stati rimossi.

In linea generale le opere dell'artista sono incentrate su questa disamina che porta dall'interno verso l'esterno ciò che tratteneva nella logica quotidiana in cui la routine sembra assorbire la nostra attenzione.

       Nubi. Tecnica mista con foglia ora e pietre su tavola

Lo stesso processo creativo avviene anche in altre opere. Vediamo ad esempio in Nubi la tecnica mista in cui il flusso cromatico prestabilisce uno sfondo con l'intervento di pietre e della foglia d'oro che scandiscono nuovamente la rappresentazione di uno spazio mentale in cui in profondità sembra prendere forma un angolo di mondo ai margini di una laguna occulta; un luogo/non luogo in cui l'elemento aereo stabilisce l'immaterialità dello spazio circostante in cui tutto sembra annebbiato e trasfuso all'inconsistenza di vapori evanescenti ove però la materializzazione di spazi fisici denota il desiderio di ritrovare qualcosa di palpabile, di tangibile, di concreto a cui aggrapparsi.

Anche qui la sfera dei ricordi e del proprio vissuto scandisce una tavolozza emozionale del tutto intima e personale e come uno specchio consente all'osservatore di accedervi sostituendo la dimensione soggettiva dell'artista con il proprio bagaglio delle esperienze individuali da qui partire nell'elaborazione del proprio vissuto.

Aspetto che non tarda a verificarsi anche in un'altra opera intitolata Le Linee dell'Anima in cui nuovamente l'ausilio della tecnica mista con la presenza di Swaroski accentua questa ricerca acuendola di slanci formali secondo cui l'impalcatura materica questa volta lascia le sue tracce in linee ben radicate e canali materici che non si amalgamano al resto della composizione lasciando ben scoperti i solchi del pensiero. L'anima questa volta sembra seguire un percorso stabile, impreziosito da zone in cui gli Swaroski catturano la luce e la riflettono verso l'osservatore.

L'opera sembra cristallizzare le sensazioni e delineare una consapevolezza ulteriore in cui la logica ha preso il sopravvento sulle paure e l'inconsistenza precedente in cui sembrava che la dimensione tattile precedente dellaria e dell'acqua dominassero i sentimenti travolgendo il proprio equilibrio e dove la luce fosse soffocata dalla potenza degli eventi. Questa volta invece ogni cosa torna al suo posto e l'inconsistenza dei ricordi viene accettata, veicolata e svelata senza ombre e giustificazioni: si creano così mondi possibili definiti da confini, da orbite lucenti che proiettano costrutti entro i quali ognuno di noi è chiamato a riflettersi.

Sappiamo dell'artista che sia nata a Montebelluna in provincia di Treviso e che da oltre vent'anni si sia trasferita a San Giorgio in Bosco nei pressi di Padova. Madre di due figli e nonna racconta la sua passione per il disegno sin da quando ancora bambina disegnava le persone che la circondavano; pur se i fatti della propria esistenza la hanno allontanata dal mondo dell'arte non le si è spenta la volontà di esprimere le proprie emozioni: racconta che poi grazie al suo compagno Mauro si sia risvegliata questa passione traslando il discorso figurativo che aveva sempre coltivato in flussi di opere astratte e materiche ove fossero i colori lo strumento principale per comunicare il suo stato interiore per poi elaborarlo con materiali disparati e con l'ausilio di foglie d'oro. Tutto ciò in un excursus di mostre collettive come SuArte Treviso 2020; Arte e Virtus nel 2020 con Passpartout Milano. Ancora a Fiera Dolomiti nel 2021 ed un itinerario espositivo che la porta poi ad una serie di mostre personali. Ed ecco il libro Tutto nei tuoi Occhi una silloge di poesie ispirate ai suoi dipinti ed ancora con lo scrittore Fabio Dal Santo alla pubblicazione didue libri di poesie intitolati I versi dell'Anima in cui ha realizzato copertina e immagini interne e Liberi di Volare in cui scrittura e fotografia si amalgamano tra loro.

Le linee dell'anima. Tecnica mista con Swaroski

Uscita n°37

RECENSIONE:

Giorgia Demontis

Ho conosciuto Giorgia Demontis osservando le sue opere in rete. Una serie di dipinti astratti che rievocavano una forza prodigiosa e un desiderio profondo di comunicare uno stato d'animo. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a contattarla e parlavi telefonicamente.

Dall'altra parte della cornetta ho ritrovato una persona forte e decisa, intraprendente e determinata con una profonda vocazione all'arte e soprattutto profondamente educata. Dalle sue parole la dedizione dell'arte quale strumento di comunicazione prediletto le ha dato la forza, sin dai tempi del Covid di esprimere se stessa senza reprimere il suo pensiero ed il suo modo di essere rispettoso ed allo stesso tempo anticonvenzionale. Dico anticonvenzionale perché la lucidità con la quale presentava i suoi lavori e la passione che mette nell'affrontare il discorso pittorico hanno evidenziato un desiderio radicato di esprimere liberamente il proprio stato interiore al di là degli stereotipi vigenti in questo determinato momento storico.  

Infatti il senso ultimo della nostra conversazione durata pressoché un'ora ha messo in rilievo un carattere assolutamente passionale anche se modulato dall'esperienza grazie alla quale riesce a contenere il proprio flusso di emozioni tentando la via del dialogo anche quando non sia d'accordo su diversi argomenti. Non si tratta di relativismo o pressapochismo ma del modo galante di lasciare alle persone la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero senza sopraffare o reprimere chi la pensi diversamente.

Esprimo questi giudizi e di conseguenza queste sensazioni per manifestare il mio criterio di indagine artistica che parte dall'osservazione indiscriminata di cataloghi, di brochure o di siti su Internet attraverso i quali ricercare artisti che reputi validi e che desideri poi mettere in luce operando per loro e scrivendo analisi critiche; ogni volta che le opere mi colpiscono contatto direttamente gli artisti e là, in quella conversazione conosco la persona che si cela dietro l'opera.

Ed ecco che veniamo ai suoi acrilici. Le Correnti Marine appaiono come un'opera astratta al limite dell'Informale ma in realtà descrivono il flusso dell'acqua, la potenza dei vortici subacquei che smuovono tutto ciò che si trovi nei fondali oceanici e concorrono ad una danza di elementi in cui tutto viene assorbito da una forza naturale.

L'opera in sé di medio formato in questione evidenzia proprio la forza della natura e lo spontaneismo che essa definisce sulle cose agendo liberamente ed imbrigliando a sé tutto ciò che trova: è impossibile resistere a questi moti e tutte le cose che si trovano nel suo raggio d'azione vengono travolte senza poter resistere od opporsi.

Ecco che per evidenziare sul piano descrittivo questo flusso energetico la Demontis crea una sorta di vortice pittorico in cui le onde si irradiano dal centro alla periferia del dipinto entro cui corpuscoli materici sembrano via via allontanarsi dal centro seguendo una forza centrifuga entro cui dal nucleo tutto si espande nello spazio circostante estendendosi oltre i limiti della tela. In essa l'aspetto materico predomina grazie al supporto di interventi successivi che definiscono l'impatto iniziale spontaneo e diretto quasi a dire che la casualità e l'impatto energetico che mette nei suoi lavori vengano poi visualizzati e approfonditi razionalmente con interventi postumi grazie ai quali ciò che è spontaneo venga codificato e riconosciuto dalla mente come qualcosa di tangibile.

Ed in questo domina il suo stato creativo: l'atto razionalizzante di qualcosa di spontaneo è il processo successivo a qualcosa originato nel suo Sé più profondo. Tornano così in superficie le impressioni precedenti relative al suo modo di essere in cui era la passionalità a predominare anche se modulata dall'esperienza. Allo stesso modo le sensazioni animiche che travolgono il suo stato interiore vengono attraverso la pittura connotate ed espresse per essere poi assorbite dalla logica che servendosi della tecnica veicola e colloca in un discorso compiuto.

Correnti marine (100x100). Acrilico su tela

Dunque la casualità trova una causalità grazie all'espressione di forze messe in campo. E' la stessa connotazione discorsiva espressa nella seconda opera qui esposta ovvero Opera Ferita. Anche qui l'esplosione cromatica si muove in tutte le direzioni attraverso un processo di stratificazione materica atta a connotare piani del suo stato interiore quasi a delineare una griglia emozionale ove qua e là sembra che la luce possa filtrare; poi in un momento successivo salta allo sguardo una diramazione di interventi decisi che creano dei ghirigori casuali al contempo poi spezzati qua e là che creano una sorta di sotto-grammatica di lettura: in questo modo abbiamo un fondo cromatico eterogeneo ed una linea segnica al limite dello scritturale che incide sopra lo sfondo lasciando una traccia indelebile. Forse è proprio in questo contrasto tra piani sovrapposti che la memoria faccia il suo ingresso nell'opera e la ferita di cui il titolo parla potrebbe essere il flusso di coscienza che tenta di cancellare lo scorrere dei ricordi ma il rimosso traduce lo sfondo dell'opera nello stato attuale dell'artista. Connotazioni tecniche che come vediamo indicano una ricerca dello stato interiore in cui memoria, rimozione e considerazioni forgiano la coscienza attivando difese e rimorsi, desideri e proiezioni, stati d'animo positivi e negativi al limite della tollerabilità logica.

L'artista veneziana da sempre ha vissuto a Jesolo in provincia di Venezia e da sempre ha nutrito una forte attrazione per la fotografia e per il disegno pur essendo stata letteralmente obbligata in giovane età a studiare Ragioneria. Come lei stessa ha dichiarato non ha mai avuto tempo materiale per approfondire la sua vocazione; pur non avendo mai studiato arte ha coltivato questa passione sino ai tempi del Covid in cui restando chiusa in casa ha finalmente trovato il tempo e la voglia di mettersi in gioco. Anziché mettersi ai fornelli è riuscita a far uscire attraverso il disegno le angosce che aveva dentro: aveva del materiale che stava lì e che la richiamava da diverso tempo.

L'arte è stata la sua medicina perché è partita da disegni che esprimono il suo dolore ma da lì ha superato quei giorni interminabili raggiungendo la luce che aveva dentro: era come se le pareti domestiche svanissero e potesse librarsi come mai prima aveva potuto fare. Anche se il lavoro poi non le ha permesso di fare numerose mostre ha partecipato ad eventi che le hanno dato coraggio e voglia di affrontare direttamente questo mondo e rimettersi in gioco.

La soddisfazione che l'arte le ha donato come terapia di autoguarigione per superare i limiti della razionalità è stata di notevole impatto. L'artista sostiene che siano i colori a scegliere per lei quasi come una forza che si risveglia dal di dentro per venire fuori: lascia che il flusso creativo prenda lo slancio e che l'istinto, la passione e le emozioni vengano finalmente liberate ed impresse sul supporto ove si congelano prendendo forma. Il flusso di coscienza si libera attraverso l'ausilio della musica e particolarmente del blues che la ispira ponendola nella posizione di osare oltre i limiti della ragione. In questo caso dunque comprendiamo come da un problema possano originare delle soluzioni recondite: la pandemia ha sicuramente generato paure, dolori, perdite importanti. Ogni giorno per mesi indimenticabili siamo stati reclusi nei nostri spazi abitativi con il terrore che quell'inferno non finisse mai; eppure ognuno è riuscito a trovare in sé la forza di affrontare i tormenti dell'anima e dare spazio a desideri che erano stati repressi per anni.

La signora Demontis ne è un esempio portante: da allora quella che era esclusivamente una passione repressa è venuta fuori e pur tornando poi alla sua quotidianità non è riuscita a discostarsene. Tuttora dipinge: da allora non si è più fermata e continua facendo venire fuori ciò che la sua razionalità tratteneva dentro.

                                            Opera Ferita (40x80).Acrilico su tela 

Uscita n°36

L'Intervista:

Lara Valentino

L'intervista svolta tempo fa all'artista piemontese Lara Valentino doveva avvenire in centro a Torino in un locale nei pressi della stazione Porta Nuova ma l'ennesimo sciopero generale ci ha costretti a compierla a distanza: attraverso il telefono siamo stati circa un paio d'ore a discorrere serenamente mentre fuori imperversava il caos urbano. Siamo partiti da lontano e per rompere il ghiaccio le ho chiesto semplicemente cosa rappresentasse per lei l'arte.

" Penso che tutto ciò che abbia a che fare con il linguaggio umano possa essere definito arte: si tratta di elevare lo spirito umano a qualcosa in cui la libera espressione trasformi la razionalità in qualcosa di più profondo atto a completare l'essere in sé nella sua crescita personale"

" Ha dei modelli significativi nel suo bagaglio individuale?

" Io credo che sia la realtà il modello di partenza. Non intendo la realtà fisica ma ciò che essa trasmette in chi la osserva. Credo che l'arte astratta sia quella che più delle altre scenda in profondità: sin da ragazza sono stata attratta da quella cerchia di artisti che fossero in grado di descrivere il mondo servendosi delle proprie passioni e l'arte astratta ha sempre generato in me una profonda ammirazione più di quella figurativa"

" Dunque dipinge da diverso tempo?"

" In realtà sin da ragazza ho avuto la predilezione per il linguaggio creativo anche se è da soli tre anni che mi sono dedicata in maniera diretta e approfondita alla creazione pittorica. Consideri che nel mio percorso didattico e personale ho fatto tutt'altro eppure nonostante la costruzione di una famiglia e le responsabilità lavorative ho trovato il modo per venir fuori e poter dipingere!"

" Ricorda qualcosa nello specifico che le ha dato la spinta per iniziare?"

" Anni fa in compagnia di amici: andai ad un concerto e parlando con loro e fu lì che discorrendo con loro mi balenò nella mente il desiderio di prendere i pennelli, i colori ed una tela e poter esprimere completamente me stessa. Dissi ad un certo punto:" Diventerò un'artista famosa raccontando ciò che sono veramente". Poi il colpo di grazia fu ad un compleanno in cui proprio loro mi regalarono un cavalletto ed il materiale per iniziare! E' stato cruciale per me"

...DOVE SONO... (2025). Tecnica mista su tela

" E da quando dipinge cosa dice a se stessa? Come vede il proprio lavoro: tende a razionalizzare fasi compiute organizzate in cicli o si lascia andare alla pura improvvisazione?"

" La mia pittura corrisponde al mio percorso esistenziale: utilizzo diversi materiali che hanno l'obiettivo di portare luce in coloro che si accingono a contemplare i miei lavori: credo che ognuno di noi svolga il proprio percorso di vita e che dalle esperienze ricevute accumuli zone d'ombra. L'arte, la mia arte ha proprio lo scopo di fermare l'osservatore e farlo soffermare su se stesso. Per rispondere alla sua domanda le aggiungo che più che distinguere cicli della mia produzione ho fasi evolutive del mio percorso: potrei distinguere una fase d'ombra assolutamente meditativa in cui i colori scuri davano una risonanza altamente autoriflessiva; a questa è seguita una fase liberatoria in cui però le ombre incombevano ancora; in un'altra fase ancora il senso della delusione rinviava a simbolismi tenui che però mi hanno spinta oltre verso una fase vitalistica in cui viene fuori la forza e l'energia propulsiva"

" Dunque la costante temporale è preponderante in lei seguendo questo itinerario simbolico?"

" Assolutamente! Ciò che lei chiama simbolismo per me è temporalità di uno stato interiore espresso attraverso l'ausilio dei colori: la Luce rappresenta l'epicentro di questa energia ed i materiali che a volte la offuscavano tendevano a sovrastarla mettendo in risalto le potenti spatolate sino a far filtrare sprazzi argentei così come le tinte rosse della passione. L'Ombra via via è stata irradiata dalla luce ed ora questa forza spicca in tutta la sua bellezza"

Esplosione di vita (2025). Tecnica mista su tela  

" Nel suo percorso personale valuta di essere stata compresa? Mi spiego meglio: attraverso le mostre ha percepito di essere colta dal pubblico?"

" Ho svolto nel corso di questi anni numerose mostre Personali e Collettive e tanta gente, tanti sguardi si sono soffermati sulle mie opere: molte volte credo di aver colpito nel segno e di essere riuscita nel mio intento di condividere col pubblico gli stati interiori che costituiscono il nostro mondo animico. Tanta gente è attaccata alla cose futili ed alla superficialità ma nonostante tutto ho notato connessione, condivisione, introspezione!"

" Sentendola parlare ho come la sensazione che lei crei non tanto opere pittoriche ma specchi: ogni lavoro diviene come una sorta di varco dimensionale entro il quale smarrirsi e ritrovare parti nascoste. Condivide questa visione?"

" Perché no? Credo che una società frenetica come la nostra non trovi il tempo di riflettere perché assorbita dai ruoli e dalle mansioni che la vita stessa richiede. Eppure in ognuno di noi esiste una forza, un'energia, una coscienza capace di guardarsi dentro: per me l'arte è intesa come vettore, punto di partenza per la propria autoguarigione. Tornando a ciò che dicevamo prima le mie opere ricercano la strada verso l'autoanalisi e l'immagine che lei mi suggerisce di specchi che consentono all'osservatore di guardarsi dentro la coglie in pieno"

" E dell'arte attuale cosa ne pensa?"

" Penso che ogni fase storica sperimenti. Ciò che è stato influisce su ciò che è eppure grazie al lavoro continuo di artisti e di sperimentatori qualcosa di interessante venga fuori"

" Dunque si ritrova nel linguaggio contemporaneo?"

" A tratti: in molti casi persino l'arte astratta che io prediligo sembra cadere in un esercizio di stile. Dipende dalle persone e dagli artisti: ci sono coloro che dipingono perché lo sentono e fanno venire fuori il loro mondo, le energie sottili e dialoghino con la sensibilità; altri invece restano su un piano più superficiale magari attratti più dal business e dal marketing che dal senso ultimo delle loro opere!"

" E dei modelli digitali che stanno prendendo gradualmente il sopravvento sul mercato e nel linguaggio artistico cosa ne pensa?"

" Credo che ognuno debba percorrere la propria strada. E' ciò che faccio: sono un'artista creativa e metto in campo i sentimenti, le passioni, le ragioni dell'anima!"

Con queste parole la signora Valentino conclude la sua intervista eppure continuiamo a dialogare raccontandoci delle nostre esperienze di vita e nel mondo dell'arte: eppure a mano a mano che la conversazione prosegue mi sento sempre più libero di venire fuori e raccontare parti del mio vissuto. E' così che mi rendo conto che i portali dimensionali dipinti dall'artista siano una parte della sua natura: non solo nella pittura ma nel suo modo di essere la Valentino riesce a tirar fuori aspetti nelle persone che sembravano sommersi. Ne deduco che la Valentino sia lei stessa un Portale. 

Cocci rotti (2025). Acrilico su tela

Uscita n°35

L'Intervista:

Valeria Catania:

L'Artista dei Profili


Valeria Catania è un'artista leccese trapiantata da tempo a Roma ove sperimenta la sua arte affinando la ricerca concettuale tra pittura e scultura quali mezzi di una ricerca ben più ampia che indaga l'anima. In questo senso psicoanalisi e simbolismo sembrano espedienti necessari per entrare nel suo mondo ma a mano a mano che telefonicamente la ascolto mi rendo conto che indaghi qualcosa di assai più profondo: i sentimenti. La sua arte scruta la materia, la deforma, la rivitalizza servendosi della luce sino a scomporla e ricomporla in tutti i suoi aspetti possibili. Vediamo come. Discorrendo con lei le chiedo: " Osservando la complessità dei suoi lavori artistici deduco una dualità pregnante: è come se l'istinto e la ragione entrassero in opposizione tra loro pur fondendosi al contempo. E' secondo lei la chiave giusta di lettura da parte dell'osservatore?"

Profili Vaganti. Tecnica mista  

 " Credo di sì ma non è l'unica via possibile. Cerco sempre di scavare in profondità pur estrapolando dalla realtà stessa elementi che mi consentano di elaborare gli stati latenti dell'essere umano. Ognuno di noi ha infatti molti aspetti del proprio Sé che rimangono sommersi. Quindi l'istinto che dice lei viene da me sondato e approfondito razionalmente nella mia ricerca stilistica."

"Questo ha a che vedere con quella serie di opere che rievocano le figure umane?"

"In Profili Vaganti il risultato condensato di un'unica figura umana ne è l'esempio portante. A prima vista sembra una sola sagoma ma osservandola attentamente ci accorgiamo che si tratti di una moltitudine di volti che associati tra loro strutturano un unicum poliedrico. Del resto siamo noi tutti l'insieme delle esperienze che viviamo nel corso della nostra esistenza ed ogni volta siamo condizionati dalle scelte che mettono in rilievo un aspetto escludendone altri"

"Dunque potremmo definire la sua un'arte di matrice simbolica in cui i riferimenti materiali in questione sono solo strumenti di una ricerca più profonda. Si ritrova in questa analisi?

"Più che parlare di simboli direi più che si tratti di un concettualismo radicale atto ad esprimere ciò che non è immediatamente percepibile dalle persone a prima vista. Esistono parti sommerse che difficilmente vengono a galla"

Chirurgia plastica. Installazione Illuminata 

"E' lo stesso principio dell'opera intitolata Chirurgia Plastica?"

" In parte sì ma qui il discorso si amplifica: l'opera anche qui è visibile da diverse angolazioni ma in senso fisico dato che può essere letta sia in verticale che in orizzontale. Inoltre ha anche valore sui fondamenti ecologici dato che attualmente stiamo inquinando il nostro pianeta blu. La mia operazione consiste nel ridar vita a ciò che viene scartato"

" Più nello specifico cosa intende esattamente?"

" Intendo dire che come un chirurgo forgio il materiale destinato a inquinare e lo elaboro plasmandolo e ridandogli un'anima sino a generare forme che rievochino uno stato emozionale. In questo modo il recupero di materiali di scarto riprende vita e slancio consentendo alle cose di avere una seconda possibilità di esistenza. Infatti l'opera non si limita ad esistere in sé per sé ma è armonizzata dall'utilizzo di luci che la animano muovendola così nello spazio circostante"

"Sembra di entrare nell'ambito dell'Optical Art in cui è la sperimentazione della luce a prendere il sopravvento dinamizzando i costrutti materici sui quali interviene. E' come se la pittura divenisse scultura e viceversa in un caleidoscopio di stati emozionali fluttuanti. E' questo ciò che desidera esprimere?"

"Sinceramente non valuto di collocarmi in un filone artistico specifico. Ognuno vede nelle mie opere ciò che sente: io al massimo gli creo un meccanismo atto a smuovergli i sentimenti. E' ciò che l'osservatore compie in sé ogni giorno: il passaggio dalla pittura alla scultura che dice lei è la rappresentazione fisica di uno stato interiore materializzato dalla teatralizzazione della materia manipolata grazie all'utilizzo della luce. Questa fluttuazione muove l'opera che dallo stato tridimensionale slitta verso quello bidimensionale e le idee prendono forma, le emozioni vengono in superficie sradicando le certezze e mettendo a nudo ciò che siamo dentro veramente"

" Questo senso di trasposizione metafisica consente dunque all'osservatore attento di compiere uno sforzo intellettuale oltre che di indagine introspettiva. Direi a questo punto che si tratti di un'arte direzionale poiché spinge la logica a smarrirsi in nome di qualcos'altro. E' lo stesso principio che vige nella Collezione Ipotesi e Realtà?"

" Ipotesi e Realtà è una complessa tecnica mista a cui tengo notevolmente: qui forse è una summa di tutte le mie ricerche precedenti spinte un po' più in là. Come può osservare l'articolata struttura di triangoli policromatici forma nella mente una griglia realistica entro cui prende forma un paesaggio ove i profili tornano in auge quasi a determinare un intreccio di significazioni contrastanti. Le certezze della materia svaniscono via via e la realtà viene gradualmente frammentata. La direzionalità che dice lei genera prospettive ideali destinate a evolversi"

IPOTESI e REALTA'. Tecnica mista   

" Sembra un labirinto concettuale entro cui è possibile smarrirsi. Desidera che il fruitore trovi una via d'uscita?"

" Tutto sta in ciò che l'individuo serba in sé. In altre parole chi osserva l'opera contribuirà a dargli vita autonomamente, Forse il labirinto è determinato dalle certezze che contribuiscono a smarrire le persone. Crediamo nelle cose e non accettiamo il cambiamento. Del resto tutto cambia: l'arte è l'espressione attiva di questo mutamento anche se quello che vedo in questo momento nello scenario artistico mi sembra piuttosto statico e ripetitivo"

" Da come si esprime sembra distante dalle mode dell'arte contemporanea. Lei dove si colloca secondo gli stereotipi attuali del Sistema dell'arte?"

"Non mi colloco infatti. Esattamente penso che l'arte contemporanea sia molto superficiale perché legata a stereotipi dettati dall'alto e che gli artisti per essere alla moda siano disposti a tutto pur di compiacere il sistema. In molti casi è solo apparenza in cui per fattori di marketing le idee originali vengano assecondate ed i veri artisti siano di conseguenza marginalizzati. O dentro o fuori e via via si perde l'aspetto sentimentale perché l'arte alla fine di tutto deve risvegliare il sentire anche attraverso tematiche profonde che portino a riflettere"

" Dunque si sente fuori da questo sistema vigente?"

"Come le dicevo prima non mi colloco. Consideri che nella mia carriera artistica abbia fatto tante mostre ed ho ricevuto molti riconoscimenti dal mondo della cultura. In questo senso le ricordo una mia scultura intitolata SVELAT..@..MENTE che è permanente presso il Municipio Roma VII Piazza Cinecittà. L'opera rievoca i detenuti della Shoah e il dolore di quelle persone trattate ingiustamente solo perché una fetta di mondo aveva decretato che non avessero dignità. Sono molto orgogliosa di questo monumento dedicato agli ultimi"

" Anche in quest'opera non manca l'indicatore simbolico dei profili scolpiti sulla sommità dei triangoli sui pilastri. Torna la ricerca dell'identità e del senso di smarrimento che i popoli della storia hanno definito mettendo gli uni contro gli altri. Portando le classi dominanti a discriminare le minoranze, a maltrattare coloro che non erano più considerati umani. Tutto questo traspare dai suoi lavori!"

"Ed io sono lieta di questo: il senso ultimo della mia arte consiste proprio nel ricercare le vie possibili dell'espressione che mettano in rapporto l'esteriorità con il mondo interiore che spesso, soprattutto in un'epoca Social come questa le persone trascurano. Dobbiamo tornare a parlarci, a comunicare, a mettere le persone davanti ad uno specchio e riconoscere ciò che vogliono veramente. La superficialità è dilagante e l'arte ha il sacrosanto compito di sconfiggerla in nome dell'amore. I miei Profili rappresentano i molteplici aspetti di noi tutti e del loro divenire perpetuo"

Le opere sono visionabili presso il TAMARA CONCEPT STORE di ROMA

SVELAT@MENTE opera permanete Municipio Roma VII Piazza Cinecittà

Uscita  n°34

L'INTERVISTA:

ROSANGELA  ROTELLA


L'intervista realizzata alla signora Rotella mette in evidenza una persona squisita e dall'animo gentile che mi dedica del tempo con cortesia e profonda educazione. E' stata da me selezionata proprio per la profondità dei suoi soggetti che evidenziano una cura dei dettagli ed un modo di dipingere in cui la pittura torna finalmente ad essere pittura senza stravaganze o discorsi concettuali.

" Cosa pensa signora dell'arte contemporanea?" le chiedo aspettandomi già la risposta.


" Penso che sia espressione pura di un'epoca in crisi. La società di oggi corre tantissimo e non ha tempo per le piccole cose: il tempo di una pausa è condizionato dall'utilizzo delle tecnologie e tra lavoro e vita frenetica l'umanità ha smarrito il senso delle cose. Ebbene: l'arte rispecchia il suo tempo e di conseguenza mette in scena le contraddizioni di una corsa al successo, al denaro in cui non c'è spazio per i sentimenti"

"Mi sta dicendo che considera l'arte contemporanea distante da lei?"

"Diciamo che non la senta vicina al mio modo di intendere l'arte in generale"

" E cosa intende per arte in senso stretto?"

"Mettere in campo ciò che siamo veramente: sono i sentimenti, le emozioni, gli stati d'animo a descrivere aspetti che la vita quotidiana appiattisce. Eppure l'arte contemporanea continua a domandarsi cose, a creare astruserie cervellotiche che fanno lavorare la mente e non il cuore. Questa per me non è arte ma un modo come un altro per apparire e mettersi in evidenza. A molte persone interessa la fama ed il mero guadagno senza badare a ciò che provano veramente: l'arte, almeno l'arte vera dovrebbe esprimere questi aspetti e non restare ancora al mondo fisico e commerciale in cui tutto ha un peso ed un prezzo"

" Venendo al punto lei dipinge per estraniarsi da questa realtà materialistica?"

"Più che altro dipingo per descrivere la realtà per come la percepisco. Ognuno di noi svolge un lavoro, compie le proprie mansioni, svolge un determinato ruolo nella vita seguendo le proprie responsabilità. Eppure tutto ciò non deve per forza incidere sull'aspetto emotivo e più intimo di un essere umano. A prescindere da ciò che compiamo siamo esseri viventi e la natura ci rende tutti uguali. L'arte credo sia l'espressione più prossima al vero in quanto mette in campo non solo le abilità tecniche dell'artista ma il proprio modo di sentire e filtrare la realtà!"

" Dunque intende il discorso artistico una ricerca introspettiva?"

" Certamente: credo che ognuno di noi sia qualcosa sin dalla nascita e che la ricerca che deve compiere nel corso della propria esistenza consista proprio nel trovare se stessi. Anche se le società possono deviare questa ricerca alla fine ognuno sia chiamato in causa per comprendere davvero cosa sia davvero. L'arte è lo strumento che consente questa ricerca: dapprima bisogna affinare la tecnica attraverso l'esercizio e col tempo, con il duro lavoro lo stile prende forma ed il modo di esprimersi diviene portante per ogni artista. Non è immediato ripeto, ma col tempo ogni vero artista trova il modo per venire fuori e contribuire a dare uno sguardo personale del mondo. La via credo sia questa e non è assolutamente facile! Molti si scoraggiano o danno la colpa agli altri per i propri insuccessi. Bisogna pazientare e non smettere mai di credere!"

    Eterea Armonia. (2025). Acrilico su tela  

" E lei questa ricerca personale da quando l'ha messa in campo?"

" Praticamente da sempre. Sono autodidatta e da sempre mi ha attratto la realtà: i paesaggi ad esempio li trovo interessanti ma li considero più come elemento di supporto per descrivere la figura umana!"

" Non ha fatto una scuola d'arte?"

" Credo che il processo artistico sia istintivo, naturale e spontaneo. Non credo che serva una scuola d'arte per diventare pittori: sì, ammetto che imparare tecniche e modalità pittoriche arricchisca il bagaglio del pittore ma l'artista è tale sin dalla nascita e con l'esperienza possa raggiungere gli obiettivi a cui ambisce"

" Non crede quindi nel valore istituzionale di accademie o titoli di studio specifici per la pittura?"

" No perché non credo che quello dell'artista possa essere considerato un mestiere come gli altri. Questa è una dote che ognuno di noi può avere o non avere dalla nascita. Parliamo di un processo libero in cui l'individuo raggiunge strumenti che gli consentano di ricercarsi ed una scuola può fornire la tecnica ma non un modo di essere. Se non si ha tale dote non si può fare arte!"

" Eppure osservando i suoi dipinti noto questa accuratezza accademica dei soggetti prettamente femminili in cui la dovizia dei dettagli e l'armonia formale rinvia ad una consapevolezza tecnica profonda. Ha raggiunto questa padronanza col tempo?"

" Assolutamente sì. Come può vedere in Eterea Armonia la figura femminile che suona il suo strumento musicale diviene essa stessa espressione della musica ed allo stesso modo in Lady Elizabeth la figura femminile custodisce un piccolo uccellino che simboleggia questo stato di grazia e leggerezza, quasi come se potesse prendere il volo e librarsi nell'aria!"

" Leggendo il suo curriculum ho visto che lei ha fatto diverse mostre nella sua carriera artistica. Cosa pensa del pubblico e delle gallerie d'arte?"

" Penso che il pubblico contemporaneo sia smarrito: le persone si approcciano alle mostre con difficoltà non solo per l'assenza di cultura o per l'utilitarismo dilagante. Credo invece che sia proprio l'abbondanza di eventi, di richieste, di mostre che strabordano in questo particolare momento abbiano un attimo saziato le esigenze delle persone. Troppa arte da tutte le parti ha assuefatto la curiosità e le gallerie incidono in questa direzione bombardando di email e telefonate gli artisti che prima o poi accetteranno di esporre i propri lavori"

" Dunque afferma che il mercato dell'arte sia preponderante in questo momento storico?"

" Credo che il linguaggio attuale sia fondato esclusivamente nel mercato e che ogni artista, ogni opera pur di essere condivisa decada inavvertitamente in questo meccanismo. L'arte è altra cosa!"

Lady Elizabeth (2025). Acrilico su tela

Uscita n°33

L'INTERVISTA:

   Il volto nascosto della Luna. Olio su tela (2022)

Silvia Rege Cambrin


Parlare con la signora Cambrin è stato sicuramente illuminante: non si è trattato di una semplice conversazione o di uno scambio di opinioni ma di una lectio vera e propria per quanto riguarda il mondo mistico oramai al margine di una società sempre più relegata nella routine e nel materialismo. La sua esperienza nei piani sottili la rendono una persona unica e per questo aperta a scrutare oltre la sfera del contingente.

"Nell'opera Il volto nascosto della Luna riesco a dare forma all'aspetto femminile dell'arcana dea che muove le energie, alza e abbassa le maree incidendo sulle anime dei viventi. Questa immagine tradotta in una sorta di sacerdotessa semi-vestita guarda in concomitanza degli osservatori quasi a svelare il non detto"


Quindi la visione esoterica incide sulla sua pittura?:"Incide sulla sfera emozionale. Vede noi siamo energia universale e siamo predeterminati dall'archetipo maschile e femminile: uno è l'elemento freddo, emotivo, lunare, l'altro è di conseguenza caldo, solare, razionale. In ognuno di noi vivono questi aspetti indiscriminatamente e la società mira a sopirli. La mia pittura descrive i piani sottili della materia tentando di scrutare ciò che non è immediatamente percepibile"

Ed ancora domando: Questo processo di ricerca vale anche per l'opera L'Arcana Dea?

"Soprattutto per l'Arcana Dea. L'opera racconta di una mia esperienza personale e di un viaggio che anni fa ho compiuto recandomi a Sainte-Baume in Francia. Esattamente rappresento l'archetipo femminile completamente ignudo dirigersi verso l'antro di una caverna che rievoca proprio la Grotta di Maria Maddalena situata presso Var in Provenza. La figura come vede è dipinta di spalle e regge nella mano sinistra lo scettro mentre in quella destra un'ampolla"

E' un'opera emblematica che personalmente mi attrae notevolmente. Da quanto espresso dovremmo desumere che in quella figura siano nuovamente messi in campo i principi sessuali del maschile e del femminile?

"Assolutamente: la parte destra è in stretta connessione al principio maschile mentre quella sinistra a quello femminile. Allo stesso tempo rievoca la carta dei Tarocchi numero 21 che rappresenta Il Mondo. In essa avviene l'equilibrio e l'armonia degli opposti prima di attraversare l'antro che spinge l'anima sempre più nel proprio Sé "

                                               L'Arcana Dea. Olio su tela (2016)                                           

Deduco dalla serie di opere che abbiamo scelto per questa intervista un forte senso di ricerca simbolica in cui sono i principi ancestrali a prendere il sopravvento e dove il richiamo alla realtà sia solo un punto di partenza per calarsi in dimensioni distanti che fanno parte dell'essere universale. Lei dunque attraverso l'arte cerca un ponte verso l'anima?

"Il discorso è assai più articolato. Vede: credo che la società, soprattutto quella contemporanea sia assoggettata ad una grande Matrix in cui non vi sia spazio per la libertà e per i sogni. L'anima che dice lei è ancora qualcosa di legato al mondo fisico mentre ciò a cui noi dobbiamo aspirare è tornare alla Fonte ovvero allo Spirito universale. Esso non ha tempo, non ha inizio e non ha fine. Tutto ciò che esiste è destinato a ricongiungersi a questa origine cosmica"

La sua pittura è una ricerca più profonda: comprendo che la simbologia così come i riferimenti naturalistici svolgano una funzione molto più articolata di come una persona comune potrebbe coglierli. E se questo tentativo dovesse fallire?

"Lei mi sta dicendo che alcune persone potrebbero non interpretare correttamente ciò che rappresento. E' lo stesso: la via che traccio servendomi di forme, colori, gesti in chiave simbolica sono solo il mezzo per risvegliare in chi vede aspetti che l'anima di chiunque possiede sin dalla nascita. Ora dipende dal grado di sudditanza agli schemi convenzionali e quanto questi incidano sulla coerenza logica del soggetto. La mia pittura ha proprio lo scopo di mettere chiunque a contatto con verità universali e magari riattivare aspetti che erano stati accantonati"

Quella che lei definisce una Matrix non rischia di predominare sull'anima?

"In ogni dimensione ciò avviene sicuramente ma la ragione per cui le anime si incarnano nel mondo materiale sta proprio nel fatto di risvegliarsi e riconoscere la verità. Lo scopo della ricerca è attivare ciò che dormiva. Da qui nasce la mia esigenza di dipingere e di rivelare quanto sembra nascosto "

Secondo lei l'arte contemporanea che rapporto ha con lo spirito?

"Alcuno. Qui e là vedo cose che accennano a questo viaggio oltre il contingente ma si riducono a sperimentazioni vuote: l'arte contemporanea è legata all'apparire, a seguire modelli che vengono dall'alto rimanendo sempre su un piano più basso in cui conta avere seguito, conferme, apprezzamenti. A me interessa ciò che è dentro"

Eppure sul piano fisico la Luna è spesso rappresentata nei suoi dipinti. Ama la notte?

" Sicuramente la notte è fonte di ispirazione perché il silenzio riempie la realtà circostante caricandola di valori: veda il mio dipinto Bianco Fragile del 2014 in cui la Luna è alta nel cielo mentre un vaso di fiori mi consente di esprimere la bellezza del creato in una semplice natura morta che prende vita perché permeata di vita pura"

C'è sempre una profonda armonia nei suoi lavori. Ciò conferma la sua concezione secondo cui tutto sia in connessione al tutto. L'equilibrio diviene forza dominante: anche i disastri del nostro tempo fanno parte di questo equilibrio?

" Soprattutto: ne sono la prova tangibile per mettere a dura prova le anime consapevoli. E allora torno a parlarle del dipinto Il Volto nascosto della Luna: in esso è il blu il colore portante che rappresenta l'acqua oltre che la notte e induce l'osservatore a calarsi nelle aree silenziose del proprio Sé. Quasi un invito a tacere e guardarsi intorno sino a smarrirsi e scrutare ciò che ha dentro. Ognuno comprende il mondo in base a come lo vive dentro"

E lei come lo vive signora Cambrin?

" Ringraziando l'universo ogni giorno e vivendo il tempo come un dono impermanente!"

Bianco Fragile. Olio su tela (2024)

Uscita Speciale MODA N°32

RECENSIONI per due artiste:

Les Amies. Acrilici (89x40)

Isabella Bianchini

L'equazione perfetta:

ARTE = [Natura x Bellezza]

Per questo numero Speciale dedicato alla Moda presentiamo Isabella Bianchini. Non è una stilista ma ci racconta che sin da piccola collaborasse con la madre che disegnava fantasie artistiche per i tessuti; le preparava i colori e nel frattempo respirava l'aria della creazione. Esperienze che si è portata dentro sino a diventare ciò che è oggi; l'artista romana ha un fitto curriculum di cui segnalo solo l'antefatto: ha frequentato il Primo Liceo Artistico di Roma oltre che l'Istituto per la Conservazione e il Restauro di Porta Ardeatina svolgendo mostre personali e collettive che sicuramente la hanno spinta ulteriormente in questo ambito artistico a produrre tantissimo. Come vediamo da Les Amies un acrilico su tela esposto nel 2024 presso la Chiesa SS.Annunziata a Calitri (AV) per il Premio Internazionale Marco Bozza rappresenta due immagini femminili dai colori e dagli abiti completamente diversificati quasi a definire l'abisso che esiste tra una persona e l'altra, tra un mondo e l'altro, tra tutte le cose del Creato eppure, come lei stessa sottolinea:

" In quell'abbraccio, quasi una stretta metafisica si genera un ponte inter-dimensionale che spinge le cose di questo mondo a relazionarsi tra loro pur nel loro breve tempo".

Ecco allora che salta fuori la sua visione del mondo: un mondo in cui la storia con la S maiuscola gioca con milioni di vite umane riducendole all'essenziale eppure non si scoraggia perché trova nel linguaggio artistico la sua stessa ragion d'essere:

" Quando mi approccio alla tela significa che ho visualizzato mentalmente un soggetto che poi ho elaborato progressivamente. Solo a questo punto parto dal disegno ed i colori ne divengono la conseguenza creativa in cui esprimo il mio senso delle cose".

Dunque l'idea diviene l'elemento portante da cui trae origine la sua ispirazione da cui poi la tecnica pittorica mischiata alla forza del gesto la induce a sondare aspetti reconditi che fanno parte del suo stato interiore:

" Per me l'Arte è energia. La stessa che consente alla materia di propagarsi nello spazio: una sorta di tensione elettrica da cui origina una forza prodigiosa che con la mente cerchiamo di addomesticare. Quando dipingo entro in relazione a questa forza e cerco di ascoltare il ritmo della Natura presente in tutto"

Sembra che rievochi una formula spinoziana perché il senso della natura assume valori spirituali che tange in nome di qualcosa di più elevato. Dunque le sue opere divengono contenitori formali in cui le cromie mettono in campo la ricerca di stati interiori che seguono i moti dello spirito ove tutto ciò che vive torna in superficie:

" Perché l'arte è espressione della natura e questa nella sua onnipotenza può essere descritta attraverso i codici espressivi della bellezza: dunque parliamo di un senso di ricerca universale in cui vado su cose che all'apparenza sfuggono e che nel dipingere vengono via via impressi sul supporto. La carica di cui parlo è l'Eros a sua volta determinato dalle leggi dell'attrazione per cui ogni cosa segue il proprio sviluppo nel campo esistenziale".

L'artista figlia d'arte si è sempre nutrita di pittura pensando a quando era piccola e la madre nel mondo della moda le chiedeva di preparale i colori per la realizzazione di disegni per tessuti. a questo poi dobbiamo aggiungere gli studi di restauro e conservazione che la mettono costantemente a contatto con opere del passato che riporta in vita mediante la perfezione tecnica e la maestria esecutiva. Dunque veste le proprie sagome di aspetti introspettivi che lei chiama emozioni.

Affresco alla volta della chiesa Duomo di Sant'Antimio (prov. Napoli)

EMANUELA DEL VESCOVO

Autoritratto con Venere (2022). Olio su tela 

Dalla Casa-Studio alla produzione delle INTROSPEZIONI

Emanuela Del Vescovo è l'artista introspettiva che si serve di forme armoniose, dinamiche e mitizzate per portare in superficie aspetti che fanno parte del suo vissuto personale in cui le problematiche infantili legate ad un mondo paternalistico hanno sicuramente messo in crisi o quantomeno scombussolato l'equilibrio raggiunto nel tempo. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico Statale di Latina ed aver studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Roma ha esposto in una serie di mostre in cui spicca il suo talento naturale. Come lei stessa dice:

" L'arte è qualcosa di innato che a malapena può essere insegnato a chi desideri approcciarsi al discorso creativo. Da qualche tempo ho dato vita alla mia casa studio Dada nel borgo di Fogliano a qualche chilometro dal lago e qui faccio lezioni di disegno e pittura a diverse generazioni di artisti tentando la via di far riscoprire in chi fa arte il piacere della pittura"

Rompe il ghiaccio chiedendomi di darci del tu. E le chiedo:" Hai una metodologia di insegnamento specifica?"

" Parto dai rudimenti tecnici come ad esempio dalla Teoria del colore di Itten in cui vengono in superficie i contrasti chiaroscurali degli artisti della tradizione come ad esempio Rembrandt così come agli artisti del Novecento. L'impalcatura del disegno è fondamentale così come le tecniche coloristiche divengono necessarie per dare valore al lavoro in sé ma l'aspetto più intimo che muove a trasformare qualcosa di tecnico in qualcos'altro è un passo ulteriore"

" Dunque se l'arte in senso stretto non ha a che vedere solo con la tecnica ma con la sfera del vissuto diviene per te una sorta di forma terapeutica di guarigione?". E nel frattempo osservo l'Autoritratto in cui stringe una Dea Madre del 2002:

" Assolutamente. Come si vede in Venere libera del 2023 così come nel mio Autoritratto l'idea della Grande Madre è attuata da un corpo femminile dal quale si genera la vita cosmica anche se poi le esperienze personali possono offuscare od alterare l'equilibrio innato della Natura"

" Quindi l'arte ha il compito di risvegliare parti sopite dalla nostra mente?"

" Se da una parte la resa tecnica diviene nel tempo spontanea in chi la utilizza dall'altra apre canali in cui l'insieme delle convinzioni e delle credenze in cui cade la nostra mente soccombe in nome di una verità nascosta e sepolta. L'arte ha il compito di risvegliare ciò che dorme in noi per pigrizia o solo per le paure che ci mettono addosso"

" Ecco allora che torna in auge il numero speciale de Il Periodico d'Arte dedicato alla Moda: secondo me ciò che compi artisticamente è dare abiti animici a corpi fisici che con le loro pose, con le loro evocazioni ed equilibri al limite del simbolismo giungono a liberare il tuo stato interiore a qualcosa di più profondo. Concordi?"

" Sono un po' distante dal mondo della Moda perché la trovo al servizio di un sistema in cui si creano stereotipi e modelli comportamentali: la gente vede sfilare ciò che li dovrebbe rappresentare ma in realtà decade nell'omologazione. Esattamente il contrario di ciò che faccio: la ricerca psicologica è rivolta a noi stessi"

Resto colpito dalla forza delle sue affermazioni comprendendo bene che la sua operazione artistica sia rivolta a rimuovere spettri del passato che l'hanno turbata. Le introspezioni pittoriche rappresentano lo slancio metafisico per uscire dalla prigione del dolore e raggiungere un mondo nuovo in cui solo l'equilibrio e la bellezza possano tornare a dare un senso alle cose. E con queste idee ci salutiamo sperando di incontrarci presto e condividere queste visioni. 

                 Venere libera (2023). Olio su tela (90 x 110)

Uscita n°31

Maria Palma Cantiani

L'artista con Leo e il tappeto rosso (2023).Olio su tela

La Recensione:


L'artista che trova nella realtà la concretizzazione dello spirito


Maria Palma Cantiani è un'artista autodidatta che vive a Fondi e che si dedica da anni alla ricerca pittorica attingendo dal serbatoio delle proprie sensazioni prelevate dalla realtà. 

Classe 1974 ha sempre svolto attività diversificate per sopravvivere senza abbandonare mai la sua passione per il disegno. Infatti tutto rotea intorno alla ricerca di soggetti che stimolino in lei il desiderio di fissarli al limite dell'estrazione dal contingente e di trasformarli in opere autonome: il disegno infatti rappresenta per lei la struttura portante, il nucleo centrale attorno al quale studiare la composizione determinandone il senso della posa e dell'equilibrio.  

Che si tratti di soggetti ritratti dal vero o da giornali e riviste così come da foto il figurativismo imprime al quadro quel momento fissato nell'attimo: crea contenitori di senso che mirano all'impalcatura formale sino a generare un concentrato stabile sul quale i colori stabiliranno un passo ulteriore. Dunque la forma rappresenta l'opera in sé in cui i valori intrinseci vengono armonizzati dal sapiente uso dei colori atti alla definizione emotiva in cui lo sfumato, la profondità così come le ombre divengono espressione di ricerca e attenzione al dettaglio. Ecco allora l'importanza che l'artista concede a soggetti soprattutto umani concentrandosi sulla ritrattistica così come nel descrivere gli animali che ama tanto ove il paesaggio diventa una sorta di valore aggiunto mediante il quale scendere ulteriormente nella definizione e nel carattere del soggetto centrale; altre volte invece scardina la sua dedizione alla figura umana affrontando direttamente i paesaggi ma trattandoli come se fossero parlanti. E' evidente questo desiderio di dare un'anima alla realtà circostante non tanto sul principio di somiglianza o di aderenza al soggetto rappresentato quanto di coglierne al meglio l'essenza stessa affinché non resti ancorato alla realtà da cui è partito ma ne colga l'atmosfera che l'ha convinta a realizzarlo. Per giungere a questo livello di coinvolgimento spazia dall'uso dei pennelli se non addirittura all'uso delle dita intervenendo direttamente con i colori sul supporto. Dunque dobbiamo immaginarla nel suo studio completamente avvolta dal silenzio mentre dipinge seduta innanzi al cavalletto dedita a far rivivere ciò che ha colpito la sua curiosità. Sul piano lavorativo ogni opera ha diverse fasi di studio che dal disegno elaborato nel tempo spazia a quella successiva in cui l'intervento cromatico elabora le ombre e la serie di particolari che portano al lavoro definitivo. Figlia del suo tempo ha una cultura fondata sull'immagine: la realtà resta il punto focale sul quale concentrare la propria attenzione ricercando quanto più di rispettarne non solo il rinvio alla somiglianza ma a restituirne il senso profondo che quella data immagine ha risvegliato. In questo senso non parliamo di concretezza o di realismo espressivo quanto di metafora che quel dato momento estrapolato dal contingente possa essere rievocato e fissato eternamente. Dunque non è la spazialità a governare nella sua pittura ma una lotta interiore che parte dall'esteriorità per stabilirne il suo perdurare temporalmente: l'arte diviene un anelito all'infinito ovvero un modo per sconfiggere il tempo e fermarlo fissando i suoi animali, le persone così come i paesaggi descritti. A volte il suo spingersi in là verso ciò che non è reale ma nella dinamica astrattiva la incuriosisce sino ad una forma di sfogo cromatico come pratica concreta che abolisce il disegno ritrovandolo poi nelle ampie campiture del gesto. In altre parole evoca generalmente uno stato dell'anima che mi porta a sostenere che nella sua pittura trovi proprio nella realtà la concretizzazione dello spirito.

           Madre e figlia(Speranza)[2023]. Olio su tela            

Uscita n°30

L'Intervista:

Clara Nicese

Mare (100x50). Olio con polvere di madreperla

Discorrere con la dott.ssa Nicese è sicuramente un arricchimento per chi ascolta data la sua esperienza poliedrica nel mondo delle arti: oltre ad aver studiato presso il Conservatorio di Musica san Pietro a Majella di Napoli si è laureata in Prassi esecutiva e repertorio studiando filosofia e pedagogia all'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa dedicandosi esplicitamente alla musica e vincendo una serie di concorsi pianistici all'epoca in cui svolgeva la propria attività concertistica sia come solista che rapportandosi ad altri strumenti. Ha vinto come docente il 6° e 7° edizione del premio Calasanzio, per la creatività del balletto Genesi, il VII Festival nazionale di canto, danze popolari e teatro, il concorso "Scuola, Musica Festival" ed il concorso Giovani Europei per la sezione teatro. A questo come scrittrice nel 2000 ha vinto il premio letterario nazionale Maria Elisabetta Mazza di Bergamo e nel 2006 per il 7° premio letterario Internazionale " Tra le parole e l'infinito" le è stato conferito il premio benemerito Culturale d'Onore per la sezione narrativa sino alla pittura in cui tra mostre personali e collettive ha un curriculum eccezionale di cui accennato solo alcuni dei riconoscimenti ottenuti attraverso il lungo lavoro.

" Cosa pensa dunque delle arti: esiste un ponte tra le diverse discipline?"

" Sicuramente sì: ogni forma di creazione rappresenta un anelito all'infinito di cui l'artista ne è il depositario per eccellenza. In ogni creatore deve essere accesa la fiamma della passione e questa è linfa che scorre in qualsiasi approccio artistico è finalizzato a comunicare l'universo interiore"

" Credo proprio che la musica sia il cuore della sua formazione: questo non la influenza anche nella pittura?"

" Certamente il senso dell'equilibrio, dell'armonia, della composizione sono dati che fanno parte della mia formazione eppure cerco attraverso l'interpretazione di dare alle partiture musicali una sorta di autonomia discorsiva. E sono convinta che questo principio di narrazione faccia parte anche delle altre discipline"

" Dunque parte da una progettualità anche in senso pittorico?"

" La progettualità è essenziale in termini realizzativi: quando vedo un paesaggio, uno scorcio, un'espressione di un volto mi colpisce quel determinato dettaglio da cui parte la necessità di fissarlo: dunque il disegno è essenziale per descriverne l'essenza così come poi l'uso di colori scende nei particolari sino a restituirne l'emozione che provai nell'osservarlo nella realtà"

" Questo ragionamento mi porta a comprendere che in lei il divenire narrativo sia fondamentale per la creazione di un dipinto così come di un'opera letteraria. Trova che l'arte contemporanea sia narrativa nel senso che desideri raccontare qualcosa oppure tenda a discostarsi dal processo discorsivo?"

" Dire qualcosa significa raccontare. Tutto è un racconto perché nello stato delle cose in cui qualunque cosa si trovi dice qualcosa di sé: un paesaggio, un fiore così come un dettaglio costituiscono elementi carichi di significati che l'artista ha il compito di descrivere. Ad esempio un dipinto che rappresenti un tronco d'albero abbandonato sulla riva viene corredato da me da una storia che narra del lungo viaggio che quel tronco ha inavvertitamente fatto per giungere là dove lo vedo e di come da quella carcassa nasca una scultura. Le arti sono collegate a questo vasto serbatoio descrittivo. E per rispondere alla sua domanda dico che in questo tempo specifico della storia gli artisti forse siano troppo presi dall'apparire e che la narrazione alla fine venga sacrificata"

" Pensa dunque che l'arte contemporanea sia decadente?"

" In potenza no ma in atto gli artisti mettono in mostra sé stessi più che i valori della propria creazione. Sono diventati manager ed i sentimenti che rievoco appartengono ad una poetica oramai diventata retrò, fuori moda, fuori dall'immediatezza e da quella rapidità che le nuove tecnologie impongono"

" Valuta una velocizzazione che non dà tempo ai sentimenti di manifestarsi?"

" Valuto che il tempo sospeso della poetica sia stato superato da una velocizzazione dell'informazione e che questo influisca sui tempi sociali e sul rapporto tra le persone: l'arte in generale scorre dalle piattaforme a rassegne con questa velocità e passare da un'opera all'altra, da un testo ad un contesto rapidamente non dia tempo al fruitore di ritrovarsi in ciò che tenta di approcciare. Cambiando gli schemi comportamentali è inevitabile che l'arte ne segua la matrice e la conseguenza è il graduale e progressivo congelamento"

" Dunque concorda con me che l'arte oramai universalmente consacrata all'altare dell'intelligenza abbia smarrito la poetica e sia decaduta in una perenne concettualità espressiva?"

" L'arte è in sé un atto di intelligenza per il fatto di osservare, elaborare e trasmettere attraverso la tecnica codici espressivi universali ma non può finire in questo modo perché se non superasse questi schemi si ridurrebbe ad un esercizio di stile. Ciò che l'artista prova deve essere il motore di ciò che trasmette negli altri e che ognuno filtrerà in base al proprio stato interiore. Senza questo non può essere arte"

" Ciò che dice mi conforta dato il fatto che siamo nell'epoca in cui sono le macchine a generare opere d'arte, ad elaborare composizioni musicali o testi narrativi. L'A.I. prenderà il posto dell'uomo?"

" Non credo sia possibile: per quanto i sistemi digitali siano sofisticati non potranno mai prendere il posto degli uomini perché non essendo in grado di provare sentimenti realizzerebbero delle esecuzioni perfette sotto il piano tecnico ma vuote sotto quello emotivo. Un'arte vuota, senz'anima non è arte"

" Tornando alla sua pittura abbiamo parlato di poetica e dell'importanza di trasmettere mediante la figurazione. Il suo approccio alla pittura come è avvenuto?"

" Spontaneamente. Disegno da quando ero piccola. Pensi che avrei fatto l'Accademia delle belle arti quando ero giovane ma la mia famiglia non era d'accordo. Nonostante questo mi sono cimentata nel mondo della pittura scoprendo da me le tecniche ed affinandole nel tempo. Ma ripeto: la tecnica è essenziale sul piano del risultato finale ma deve essere accompagnata da un'emotività capace di trasmettere e molte volte questo non riesce o scoraggia perché fa sentire l'artista parte di un mondo separato"

" Dunque la sua poetica è fondata su elementi tratti dal reale ma personalizzati ed interpretati secondo un proprio modus operandi. Eppure leggo una velata forma di malinconia nei soggetti che realizza. Cosa stabilisce in lei questo sentimento ricorrente? C'è qualcosa che la sua pittura deve ancora dire?"

" Sicuramente la malinconia è rivolta al senso stesso dell'esistenza: tutto ciò che esiste è destinato a soccombere e le arti hanno proprio lo scopo di trasmettere attraverso il tempo ciò che facciamo qui nella vita ordinaria. Lo scopo dell'immortalità intellettuale è ciò che nutre gli artisti perché il tempo scorre e con esso l'insieme delle abitudini, delle certezze e di quelle mode che passano rapidamente"

Una discussione viva, un confronto dialettico che mi mette nella posizione di apprezzare questa intellettuale artista che wagnerianamente esprime la realtà sotto la lente d'ingrandimento del suo stato interiore in cui la lotta dell'immortalità contro l'effimera esistenza genera questo desiderio di lasciar qualcosa, questa volontà del fare atto a manipolare la materia stessa veicolandola in forme-pensiero in cui la logica realizzativa soccombe alla trasmissione di emozioni. La dott.ssa Nicese è un 'artista alla ricerca del tempo e lo combatte tentando la disperata via di fissarlo anche se con la consapevolezza che nel suo scorrere inesorabile destrutturi tutto ciò che fa parte della realtà. L'arte è l'unico mezzo per trasmigrare nella memoria di coloro che non sono ancora nati.

    Il broncio (40x50). Olio su tela     

Clara Nicese nel suo studio

Uscita n°29

L'Intervista:

Sandra Zeugna

Da aria a fuoco (2014).[cm 200x130]

Quando la signora Zeugna mi rispose a telefono chiedendole di organizzare questa intervista percepii un'energia forte e centrata che subito mi accolse sino a sfociare in un susseguirsi di ragionamenti che travalicarono il discorso artistico discendendo nel racconto delle nostre esperienze personali. A mano a mano che procedevamo in questa conoscenza dunque entrammo nel vivo dei nostri caratteri mettendo sul piatto le percezioni maturate nel corso del tempo sino poi a sviluppare la seguente intervista attraverso la quale mi convinsi di conoscerla da sempre o in qualche vita precedente o semplicemente per affinità animica, chi lo sa!? E partendo dalla serie di lavori di cui discutemmo provai un senso di velatura che spinge l'apparente informalità a qualcosa di più sottile in cui prende forma un grado profondo di figurativismo immateriale.

Partendo da questi ragionamenti le ho chiesto quale fosse il suo concetto di trasparenza nelle opere che realizza.

" Intendo la pittura come discorso mio interiore che non riuscirei a compiere forzatamente: parto di getto sviluppando quelle sensazioni che le cose del mondo discendono nella realtà e le fisso attraverso un disegno preparatorio a carboncino sul quale intervengo poi con l'impatto cromatico. Dunque quel che lei chiama trasparenze sono per me un filtro emozionale tra la percezione e lo sviluppo tecnico di tale elaborazione"

" Dunque non parte da una progettazione visiva prima di approcciarsi alla tela?"

" No. Una determinata atmosfera di una situazione concreta sviluppa in me delle emozioni che prendono forma nel mio stato interiore e questo impulso genera la volontà del fare: è da essa che avviene l'impalcatura irrazionale del disegno che poi a mano a mano che il colore entra in quegli spazi emozionali li rielaboro razionalizzandoli progressivamente. Pensi che un lavoro per me non è mai finito: a volte posso tornare su un dipinto e correggerne le stesure perché l'equilibrio e l'armonia sono centrali alla miscela dei sentimenti"

" Leggendo il suo sito ha citato la differenza tra linguaggio logico e linguaggio libero del grande Gillo Dorfles e sembra calzare con questo tipo di disamina eppure inverte il principio di progettazione ideale del disegno che poi viene stravolto dall'impatto cromatico. Lei fissa le emozioni col disegno e le analizza con i colori?"

" Usando questo binomio ammetto che il disegno sia liberatorio e che il colore trasli il ricordo in sé per evocarne la dimensione sottesa: ecco il senso dei grigi, del rosa così come dei celesti che raccontano della mia Trieste e di Monfalcone oppure dei rossi e dei marroni che decantano il Carso fino all'ocra e non al giallo puro. Fisso l'anima contornandone il senso che poi sarà dilatato dai colori garanti di un'atmosfera non descrivibile con le parole ma con qualcosa che scenda ulteriormente in profondità"

" La sua è una pittura dinamica. Si autodefinirebbe informale?"

" Se per informale designiamo una forma di espressione che cerca di fissare le dimensioni del non detto direi di sì; altrimenti se dovessimo concepire per informale ciò che ha a che vedere con la pura casualità sentirei di distanziarmene perché ritengo di dare alla casualità un valore strutturale in potenza nel momento in cui fisso con il disegno quella data emozione ma negli interventi successivi la stessa casualità viene veicolata da una razionalità con cui desidero cercare e dare senso alle cose"

" A questo punto parlerei di pittura Immateriale nel senso che il linguaggio dell'arte divenga per lei strumento di indagine introspettiva a cui in questa sorta di auto-ipnosi riesce a dare significati più profondi. Ha sempre lavorato in questo modo?"

" Disegno da quando ero piccola. Il fatto di osservare rappresentava sempre un modo per attraversare l'apparenza e carpirne l'essenza. Sicuramente ho affinato la tecnica partecipando a laboratori così come un anno fa frequentai un corso di ritratto a tratteggio: ma la tecnica è solo un aspetto esperienziale che può dare all'artista la possibilità di avere mezzi diversi per dire la stessa cosa. Eppure non deve limitarsi alla tecnica altrimenti perderebbe la sua funzione primaria che consiste nel creare ciò che la realtà non mostra nell'immediato. L'arte ha questo scopo spontaneo mentre la tecnica ne è solo lo strumento"

" E nel panorama dell'arte contemporanea vede questo suo modo di intendere la pittura qualcosa di diffuso o resta qualcosa di indipendente ed isolato?"

" Vedo molte persone disorientate, soprattutto i giovani. Non dico tutti ma nella maggior parte dei casi soprattutto gli addetti ai lavori sono più attenti al guadagno che nel trasmettere le proprie sensazioni. Ciò che non deve mai mancare in chi fa arte e in chi ne parla è la curiosità. Senza questa spinta primordiale al nuovo resteremmo chiusi nelle nostre teste e la comunicazione verrebbe meno. Forse è proprio la comunicazione lo strumento che nell'epoca dalla iper-informazione viene meno poiché sta smarrendo la curiosità verso le cose. Questo potrebbe essere dato dall'abbondanza di dati e dall'incapacità di gestirli"

" Non teme di non essere capita da coloro che si approcciano ai suoi dipinti? Molte volte diventa un vanto per giovani talenti in cerca di fama: parlo di artisti che ragionano da influencer, di galleristi che ragionano da imprenditori e l'arte cade sempre di più nella sua mercificazione più che sullo scambio di valori. Cosa ne pensa di questa caduta dell'opera in prodotto/merce?"

" Penso che non sia il coefficiente di vendita a stabilire il valore di qualcosa che non può essere mercificato; penso allo stesso modo che non sia neanche il titolo stesso di un'opera a configurarla con quel significato perché ognuno vedrà in quel dipinto ciò che vuole perché lo ha dentro; penso che gli esperti, e non me ne voglia, diano una loro interpretazione ma che resti solo un tassello di un discorso più ampio perché se un'opera fosse davvero capita perderebbe il suo mistero."

" Dunque non solo nel modo di dipingere ma anche intellettualmente definisce la conoscenza qualcosa che non abbia valori oggettivi ma assolutamente soggettivi perché affini all'epoca di riferimento: sembra di tornare ad una forma di relativismo però. Concorda o mi sbaglio?"

" Dico che la razionalità rappresenti per gli esseri umani un modo per gestire qualcosa che li spaventa. La natura ad esempio è vasta e noi per comprenderla la osserviamo, la quantifichiamo ma tutto ciò non basta per conoscerla. L'arte esiste negli occhi di chi la vede esattamente come un paesaggio che a ognuno risveglierà ricordi personali eppur descritti allo stesso modo. In ogni frammento c'è il tutto"

Riverberante dialogo (2019-2020).[cm 170x130] 


Da-Verso (2014).[cm 150 x120]

Uscita n°28

L'Intervista:

Lorella Lauricella

Conoscere telefonicamente l'artista Lorella Lauricella e suo marito Fabio Zullo è stato per me un tuffo nell'arte piuttosto singolare perché oltre ai soliti discorsi mentre prendevo appunti ho trovato un affiatamento con entrambi seppur diversi: lei che oltre alla pittura lavora nell'elettronica ed esattamente alla campionatura di schede, lui un professore che ha spinto in là la dedizione della moglie nella pittura convincendola ad esporre. Da caratteri piuttosto diversi l'impressione è stata positiva perché l'impatto manageriale del marito è stato, credo fondamentale per la moglie dedita ad interpretare l'arte come nicchia privilegiata, come rifugio dal mondo.

Mentre discorro osservo una serie di lavori che esprimono ordine nella composizione, pulizia formale, equilibrio ed armonia dei colori e le domando: " Cosa rappresenta per l'ordine per lei, dati questi soggetti al centro dello spazio raffigurato? Intende la pittura come specchio dell'anima?"

"Credo di sì: potrebbe essere una precisione dettata dal lavoro che svolgo o parte del mio carattere. Sono una persona ordinata nelle cose che faccio ed il caos tende a disorientarmi. Nella pittura infatti prediligo ciò che fa immergere attraverso il fatto di riconoscere ciò che si vede e non la distanza che l'astrazione può provocare nell'osservatore. Forse è questo senso di smarrimento che non consente all'arte di fruire"

Dunque immagino che i suoi modelli pittorici nel panorama artistico contemporaneo o tradizionale siano rivolti ad un tipo di espressioni figurative realiste o quantomeno realistiche escludendo gli slanci materici"

" Assolutamente sì. Credo nel senso emozionale di una pittura che trasmetta direttamente ciò che la realtà genera in quel momento. Ad esempio il vissuto di Tamara de Lempicka o di maestri paesaggisti sino ai grandi dell'impressionismo che rappresentavano ciò che vedevano filtrandolo con il loro stile come forma di ciò che sentivano. Altre forme d'espressione le comprendo ma non suscitano in me quell'impatto diretto"

Allora mi sorge spontanea la domanda che sto per porle: esiste ancora l'arte seguendo i risvolti contemporanei ove l'idea sembra prevaricare sul sentimento e dove l'intelligenza assorbe qualsiasi espressione?"

" Ho la sensazione che l'arte attuale sia troppo dispersiva sia nel modo di essere concepita dagli artisti che molte volte sono più attenti ad esternare ciò che la gente desidera sentirsi dire di ciò che sentono veramente e questo crea ulteriormente una frattura tra l'arte ed il pubblico. Dunque l'arte esiste ma è cambiato il modo di concepirla anche se sono sicura che a parte il predominio del mercato che la condiziona non smetta di generare talenti in ogni epoca"

" Effettivamente molti artisti diventano una sorta di influencer più che operatori formali del linguaggio e ciò che definisce esteriorità è calzante perché girando per mostre e rassegne è da oltre un trentennio che l'intelligenza ha preso il posto dei sentimenti e tutto ciò va sotto il nome di concettualità. Quanto più l'opera sia acuta tanto più diviene efficace e riconoscibile dal sistema chiuso dell'arte. Dunque cosa direbbe ad un giovane che disiderasse entrare a far parte di questo mondo controverso quanto affascinante?"

" Gli direi di guardarsi dentro e vedere ciò che sente veramente: essere sé stesso almeno nella pittura e non imitare necessariamente ciò gli si muove intorno. Comprendo che in molti casi e fortunatamente non in tutti sia il denaro ciò che fa muovere questo sistema e molte volte non è il merito o la capacità dell'artista a premiare ma l'investimento di denari che gira attorno agli spazi deputati alla condivisione dell'arte. Ecco: un giovane lo metterei in guardia su questo aspetto sottolineandogli invece l'importanza di cercarsi dentro"

" Quindi per lei la pittura è una ricerca interiore?"

Laguna blu. Acrilico su tela (50x50)            

Gaia. Olio su tela (50x70)

" Come può vedere dai miei lavori rappresento nelle figure femminili me stessa: quando dipingo le storture così come le ingiustizie del mondo vengono lasciate fuori di me. La pittura diventa lo strumento ideale per ricercarmi dentro, per sognare, per vivere in un angolo di questo universo ove possa ritrovarmi. La natura diventa la grande ispiratrice perché le figure in pose e atteggiamenti diversi sono immerse in paesaggi descrittivi che celebrano l'estasi e la poesia dentro le cose. Da qui sfocia la ricerca della bellezza e di quella gioia che proprio il mondo sembra aver smarrito. Quindi non ha senso per me descrivere l'epoca che stiamo vivendo: basta vivere la vita di tutti i giorni, accendere la televisione o leggere qualunque giornale per comprendere che le cose stiano cambiano negativamente. L'arte ha questo scopo di evasione dal mondo e possibilità di gioire di ciò che abbiamo"

" Dunque l'oggettività realistica che utilizza per esprimere queste concezioni restano assolutamente ancorate ad una forte soggettività emozionale. In questo senso è come se andasse controcorrente all'impatto dei mercati dell'arte che esigono un forte richiamo a temi d'impatto in cui l'intellettualità così come la concettualità che le dicevo sopra sono elementi decisivi per promuovere un artista. Non vede questo nelle mostre che ha fatto?"

" Guardi: io disegno da quando ero bambina addirittura cimentandomi con materali di ogni tipo come il vetro, la pietra sino poi a dipingere direttamente con i colori. Dico questo perché per me il disegno è essenziale per raggiungere il dipinto finito. Il colore quindi è l'elemento che subentra al disegno successivamente e se questa modalità espressiva che mette l'ingegno a disposizione della natura dovesse essere controcorrente perché dettato dal mercato ben venga ma non condiziona ciò che sento"

" Qualcosa in particolare l'ha spinta a trovare la volontà di dipingere?"

" Le sembrerà strano ma nel 2020 la morte della mia amata gattina generò un vuoto che colmai riprendendo i colori e da quel momento ricominciai davvero a disegnare e a dipingere. A me bastava questo poi mio marito colpito dai risultati mi ha spinta verso la condivisione con gli altri sino a fare diverse mostre"

L'artista originaria di Torino così come del marito di Verbania si è trasferita ad Imola ove presso la sua casa-studio lavora con dovizia ed ha esposto in diverse mostre personali e collettive sia in Italia che all'estero: due opere ad esempio sono esposte in permanenza presso il Museo dell'Ombrello e del Parasole-Gignese (VB); un'altra si trova presso il Museo del Cedro a Santa Maria del Cedro in occasione della visita di Vittorio Sgarbi ed in collaborazione con la Art Global di Angiolina Marchese. Ed ancora è storicizzata presso la Biblioteca del Museum of Art di New York con la collaborazione di Napoli Nostra ed è stata premiata presso la Camera dei Deputati, in merito della presentazione del libro Protagonisti del tempo d'arte volume 2 presente presso il Senato della Repubblica. Questi riconoscimenti sono solo una parte del percorso di questa pittrice attuale che consapevole della pochezza modaiola di rassegne che costellano la nostra cultura non si scoraggia perché ha trovato nell'arte un modo per isolarsi dalla realtà ed anteporre il suo stato interiore al frastuono della banalità.

Resto colpito dalla sintonia di questa coppia e tornando qualche ora dopo a sviluppare l'intervista sul mio computer mi appare sul cellulare la fotografia della pietanza che hanno preparato mentre ci stavamo salutando: balanzoni di ricotta e mortadella. E continuo a scrivere mentre deglutisco vistosamente.

Sofia. Acrilico su tela (50x70)

Uscita n°27

L'Intervista:

Mariadele Foglia Balmet

Oggi presento Mariadele Foglia Balmet un'elegante signora di Trivero nel biellese che si occupa di porcellana da oltre mezzo secolo. Una maestria che ha una storia millenaria e che l'artista trasmette alle nuove generazioni con forza e decisione. E le domando: "Quando parliamo di porcellana affrontiamo un settore dell'arte piuttosto complesso perché siamo a cavallo di un discorso spurio in cui emergono differenti dualismi: in altre parole si tratta di arte o artigianato, di arte maggiore o minore, di tecnica o sentimento?

" La porcellana rappresenta un'arte antichissima: dico arte perché se da una parte è attenta alla tecnica realizzativa dall'altra è fondata su un decorativismo che la eleva ad arte assoluta. Consideri che sia nata in Cina ai tempi della dinastia Tang e che si sia diffusa raggiungendo traguardi inimmaginabili sino a quando proprio un veneziano, ovvero Marco Polo la descrisse ne Il Milione facendola conoscere agli occidentali"

"Dunque esistono differenti modi di concepirla?"

" Assolutamente sì. Pensi che solo verso la metà del Cinquecento i mercanti olandesi importarono la porcellana cinese in Europa in concomitanza con la diffusione di bevande come il caffè od il tè sino alle pregiate maioliche di Deft esportate in tutto il mondo. Eppure la ceramica nacque ufficialmente a Meissen (Sassonia) il 28 marzo 1709: da quel momento si distinsero le grandi manifatture europee che si contendevano i segreti di lavorazione molte volte in antagonismo tra loro e questo avvenne in Italia, in Francia così come in Inghilterra"

" Dunque per un intenditore di porcellane le differenti provenienze sono distinguibili tra loro?"

" Ne è l'elemento distintivo: consideri che gli europei tentarono inizialmente di imitare i cinesi ma il tutto era determinato dai segreti del mestiere: tipo la produzione di porcellana dura è formata da caolino ed altre sostanze che devono essere cotte ad una specifica temperatura cosa che cambia ad esempio nella preparazione della porcellana tenera che cuoce ad una temperatura inferiore. Procedure che variano ad esempio per ottenere un maggiore o minore bianco. Lo stesso caolino ovvero l'elemento terroso che costituisce la base argillosa della lavorazione differisce da nazione a nazione e questo segna un valore aggiunto di pregio ed unicità"

" Dunque tra tutte queste maestranze manifatturiere europee quale predilige?"

" Le prime produzioni europee erano a pasta tenera poi avvenne l'innovazione dai Meissen. Sicuramente quella di Meissen è quella che ha ispirato tantissimo la mia produzione perché fu una delle prime a creare la porcellana dura proprio con l'aggiunta del caolino che le dicevo prima e fu fondata così nel 1710 la Manifattura Regia Polacca ed Elettorale Sassone la quale via via si distinse dai modelli asiatici prendendo una propria conformazione come ad esempio i decori a rilievo o delle classiche forme a cestino sino poi alla loro diffusione nelle altre nazioni. Però resta focale la loro attenzione all'uso floreale di decori molto minuziosi distinti ad esempio dalla Manifattura di Doccia a Sesto Fiorentino così come quelle di capodimonte a Napoli o Sévres in Francia"

" Come ha iniziato a lavorare in questo mondo?"

" Sin da piccola fui mandata da mio padre che considerato ingegnere tessile operò per i conti di Zegna qui nel biellese a studiare nel Collegio di Besozzo e tra le diverse arti feci danza anche se poi all'età di quindici anni iniziai a lavorare la porcellana bianca (Oro Bianco): ricordo la mia fascinazione verso la progettazione di disegni originali e la preziosità di colori che provenivano da Milano. Ero curiosa di apprendere e di dipingere sulla materia viva sino al corso più recente presso la Richard-Ginori"

" Trova che esista dunque una differnza tra la pittura in senso lato e quella su porcellana'

" Come le dicevo uno conto è dipingere su un a tela sterile un altro è entrare in contatto con un corpo dotato di forma e seguire con assoluta precisione i pieni e i vuoti, le curve ed i contorni di forme a tutto tondo che con il colore prendono vita"

" Dunque avendo un'esperienza decennale in questo settore cosa potrebbe dire alle nuove generazioni che si approssimano all'arte contemporanea?"

" Dico di studiare innanzitutto: l'esercizio stabilisce una conoscenza progressiva, un'esperienza fondamentale per raggiungere l'equilibrio della tecnica a cui solo nel tempo segue quella consapevolezza da cui far emergere un proprio stile. Tornando alle differenze che mi diceva lei l'arte non può limitarsi però alla tecnica altrimenti decadrebbe nell'artigianato: la differenza che la eleva al rango delle arti sta proprio nello stabilire un criterio esecutivo portando la decorazione pittorica a tratto distintivo e inequivocabile. Purtroppo le nuove generazioni hanno fretta di fare perché vogliono raggiungere i propri risultati esercitandosi poco e quello che vediamo in giro ne è la prova esaustiva. L'arte diventa sentimento quando la tecnica fa parte del tessuto emozionale dell'artista e non ci pensa più superando sé stesso così come i codici espressivi. E' fondamentale la curiosità!"

" Ha qualche sogno nel cassetto che non ha mai confidato a nessuno?"

" Sì: data la storia di famiglia ed il rapporto con gli Zegna donai alla loro Fondazione di Trivero una collezione di circa ottantasei pezzi che otterrebbero maggiore valorizzazione se fossero degnamente esposti nel loro palazzo ottenendo visibilità e dando pregio alle arti del nostro territorio. Non avrebbe uno scopo monetario solo ed esclusivamente artistico"

Uscita n°26

L'intervista: 

ADRIANO 

VALERIO 

DEANDREIS

Superluna. Acrilico su tela (20x30)

E' con piacere estremo che rivolgo questa intervista all'artista Adriano Valerio Deandreis il quale mi colpisce per una serie di opere acriliche realizzate a partire dal 2020 in cui la dimensione figurativa compartimentata in geometrie strutturali denotano un precisionismo espressivo superato poi dall'impatto cromatico dal quale poi i paesaggi così come gli elementi tratti dalla realtà sembrano sublimare verso dimensioni oniriche al limite del metafisico. Esordisce dicendo questo:

"L'arte per me è qualcosa che ci portiamo dentro nel senso che ognuno ha una storia da raccontare ma non tutti trovano la forza di condividere le proprie esperienze: io l'ho trovata nella pittura e ciò che rappresento si fonda sul racconto di luoghi, paesaggi, persone che fanno parte della mia realtà e da essa parto per viaggiare con la fantasia descrivendo mondi altrimenti irraggiungibili"

Quindi la pittura per lei è paragonabile ad un racconto?:"Più che un racconto è una sorta di trasmissione silenziosa fatta di forme e colori perché per me una qualsiasi forma è associabile ad un fatto realmente avvenuto che invece per altri non significherebbe nulla. Ognuno è libero dunque di dare la propria interpretazione a ciò che vede in base al proprio bagaglio di esperienze vissute e l'arte è un ottimo strumento per guardare oltre e partendo da dentro"

Ed ancora domando: Questo è vero. Consideri che l'opera che mi ha colpito tra tante è Superluna perché in essa sono partito dal paesaggio marittimo da cui ho visualizzato una sorta di mostro marino uscire dall'acqua. L'ho visto io oppure è ciò che voleva davvero rappresentare?

" Ripeto: parto da qualcosa di misterioso che neanch'io riesco a prevedere. Nel momento in cui un dato paesaggio scatena in me un'emozione è necessario dipingerla, fissarla su tela e trasformarla in qualcosa che la fantasia porta altrove senza richiuderla in qualcosa di predefinito"

Da come parla è evidente un forte impulso liberatorio eppure la sua è una pittura razionale nel senso che la perizia di dettagli così come la cura di ogni singola parte rievoca una profonda ratio che si pone domande.

" Una cosa non esclude l'altra: parto sicuramente da un'idea d'assieme perché per me il progetto del dipinto è fondamentale. Solo dopo la geometrizzazione degli spazi avviene quell'aspetto liberatorio che dice lei con l'uso dei colori. A prescindere da ciò che possiamo pensare rispetto a qualsiasi cosa non dovremmo limitarci alle apparenze ma a qualcosa di più sottile, di nascosto o di elevato"

Denoto infatti nei suoi quadri accanto al vitalismo giocoso dei colori ed all'equilibrio composto delle forme una sorta di angoscia profonda non direttamente ravvisabile a primo impatto come se stesse cercando qualcosa per andare oltre le apparenze. Invertirei dunque il titolo del testo intitolato Metafisica Concreta del prof. Cacciari che ho recensito in questo numero descrivendo la sua pittura Concretismo Metafisico. Concorda su questa chiave di lettura?

" Guardi: sicuramente gli abiti con i quali ogni cultura addobba le proprie credenze sono molteplici. Oltre la cultura occidentale ad esempio apprezzo di gran lunga quelle tradizioni orientali che traducono lo spirito in qualcosa di concreto e non di astratto. Forse è per questa ragione che resto nel paesaggismo e difficilmente mi spingo in quella libertà compositiva dettata dall'astrazione. Essendo una persona pragmatica è necessario per me sognare pur restando con i piedi per terra"

Dunque in termini di sintassi pittorica potrei dedurre che lo scheletro strutturale dei suoi lavori traduca l'aspetto geometrico in stabilità e l'aspetto cromatico in ricerca spirituale delle sue emozioni?

" In un modo o nell'altro sono mezzi per trovare una via liberatoria ricercando aspetti introspettivi altrimenti dimenticati dalla storia di provenienza, dai trambusti infantili e di cose che ci portiamo dentro e che forgiano il nostro modo di essere. Molte volte la razionalità non è tutto perché in molti casi può diventare uno scudo oltre il quale non saremmo in grado di gestire l'ignoto. E l'ignorto spaventa soprattutto alle nuove generazioni"

Cosa direbbe dunque a un giovane artista di oggi che desideri approcciarsi all'arte?

" Gli direi di spegnere il cellulare e prendere la matita e partire dal disegno. Personalmente non ho fatto una scuola d'arte: vengo da una famiglia che mi ha dato un'educazione di valori ma il resto lo ha fatto la vita insegnandomi che nulla ti venga regalato. Eppure nonostante le avversità ho lavorato in ambiti ben distanti dall'arte anche se questa mia passione innata l'ho sempre nutrita attraverso il disegno e da questo il passo verso i colori e la pittura è assai breve. Se pensiamo poi ai giovani d'oggi dico che dovrebbero guardare meno il mondo attraverso i computer e vivere in mezzo agli altri senza avere paura di sbagliare. Consideri che è da pochi anni che dipingo partecipando a mostre sino al prossimo viaggio che farò a New York per la Fondazione Rambaldi! E come un giovane affronterò questo viaggio con curiosità, a cuor leggero"

Una tappa fondamentale, complimenti. Una critica che rivolge anche all'arte contemporanea invece?

"L'arte è sempre contemporanea. Cambiano i modi di intendere il contemporaneo: una società come la nostra aveva tutte le credenziali per portare qualcosa di buono alle generazioni venture. Guardi invece dove siamo finiti: guerre, disastri ambientali, disparità sociali e giovani appunto che vendono la propria esistenza agli algoritmi dell'Intelligenza artificiale senza rendersi conto del rischio che corrono. L'arte d'oggi dovrebbe raccontare questo ma la gente è stanca di vedersi descritta nella tragica realtà storica in cui vive e si serve dell'arte proprio per evadere da tutto questo"

Ascoltandola mi ricorda il grande scrittore torinese Emilio Salgari: chiuso nella sua stanza a descrivere realtà lontane dalla sua eppure talmente immerso nella ricerca che ha scritto romanzi indimenticabili. Crede che questa associazione sia possibile considerando il suo modo personale di approcciarsi al linguaggio pittorico?

" Come negarglielo? Vivo a Badalucco in provincia di Imperia e dalla mia postazione quando mi approssimo alla tela ho un'idea di qualcosa che ha risvegliato in me il desiderio di fare e viaggio con la mente superando le barriere spazio-temporali e vado in un non luogo in cui ciò che è qui perde consistenza. La vita e la morte divengono parte l'uno dell'altra e la pittura diviene il ponte tra i mondi. L'artista non è altro che il custode di questo ponte"

I pesci (30x40 cm).Acrilico su tela

De Biasi & Tucci, Viale Marconi 10, 00156 Roma, +39 098 765 4321
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