Ventinovesima Uscita

Copertina



Primo Piano:
Sofonisba Anguissola
Autoritratto al cavalletto (1556). Olio su tela

Libri:
Il Vangelo Laico. Cento Logoi

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Architetture Impossibili:
Dalla Polonia con furore:
The Crooked House

Si chiama Crooked House la casa accartocciata che vuole celebrare il famoso autore Jan Marcian Szancer ed è stata progettata nei suoi quattromila mq divenendo un'icona di modernità e licenza poetica data la sua particolare configurazione.
L'architetto Zalenski ha curato il progetto ambizioso in cui si assiste al prepotente utilizzo di vetri sin a partire dal maestoso ingresso coloratissimo che cala l'osservatore in questo spazio immersivo senza precedenti.
L'impreziosimento dei dettagli è determinato dal profondo decorativismo in cui persino le finestre sono cesellate da particolari come cornici in pietra arenaria facendoci sentire all'interno di un'opera surrealista: proprio per celebrare il celebre autore polacco che illustrò più di duecento libri con i suoi disegni come la Trilogia di Henryk Sienkiewicz che lo ha reso celebre in tutto il mondo.
Conosciuta come il Krzywy Doemk ovvero la casa storta di Sopot è una casa-museo a cielo aperto quasi alla stregua di un set cinematografico per originalità ed unicità.
Il progetto architettonico basato dunque su una delle
illustrazioni dell'artista polacco ha spinto alla creazione di questo gioiello
immerso tra realtà e finzione immaginifica.
FOROF (ROMA)
Tra arte e archeologia
02 ottobre 2024 – 30 giugno 2025
Gelitin/Gelatin. NIMBUS LIMBUS OMNIBUS

Il FOROF di Roma celebra dall'anno scorso il collettivo viennese oramai conosciuto per presentare al pubblico opere assolutamente liberatorie ed anticonvenzionali.
Tutto ciò in concomitanza con la quarta stagione del FOROF che fonde archeologia ed arte: fu fondata da Giovanna Caruso Fendi sin da un progetto espositivo senza eguali perché ergendosi sulla vecchia Basilica Ulpia assorbe lo spazio in una sorta di site-specific che mette in primo piano proprio gli spazi del sottosuolo romano.
Ed ecco che la mostra racconta del tempo trascorso riallacciandosi alla storia del luogo da cui poi avvengono gli slanci performativi di questi artisti che mettono al centro le loro libertà avvalorandosi della splendida cornice che fa da scenografia vivente alla stregua di un corpus unitario e vivente.
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Cento logoi per un viaggio mistico

Il Sacro Volto (2023) è stato
realizzato dal sottoscritto nel 2023 ad inchiostro nero su carta. Si tratta di
uno schizzo celebrativo a un dipinto che realizzai nel 1998 a tecnica mista
(tempere, matite e sangue) per celebrare il concetto di immagine sacra sindonica
e diviene copertina di questo testo teologico in cui i valori mistici vengono
narrati da un esseno che crede di essere il Messia. " Questo scritto deriva da una ricerca nata nel momento di passaggio tra
la vita e la morte. Ciò che prima aveva un senso poi è mutato e l'uomo
materialista, nichilista e senza fede ha ritrovato la via della rinascita. Il
Vangelo Laico narra di uomo che cerca Dio in se stesso sino a credere di essere
lui stesso l'incarnazione sublime della verità poi la Storia lo attraversa e tutto
si compie. Ma alla fine quando perde tutto e diviene il servo dei servi viene
accolto come un re dai re sino all'edificazione di un culto che ancora esiste".
giunsi ad Ortona seguitando il cuore e dopo un periodo controverso di
permanenza giunsi alla conclusione di allontanarmi dalla donna che amavo e
da quel luogo che mi ospitava mio
malgrado. Non desidero affatto entrare nelle questioni private dunque non
menzionerò fatti, nomi o persone: eppure ricordo quel mattino in cui mi recai
nella Basilica del santo Tommaso dove capii che il mio tempo in quel luogo
fosse compiuto. Le circostanze poi fecero il resto e realizzarono le mie
sensazioni. Misticamente l'apostolo che dubitò di Gesù mi fece dubitare delle
mie certezze e chiudendole lì.
A distanza di anni la storia del santo è tornata ad affacciarsi in me: nella primavera del 2023 il curatore di una silloge di racconti mi contattò per partecipare ad un libro da lui pubblicato con un racconto di mia invenzione e che avesse un incipit tratto dalla letteratura. C'è ancora da fare una premessa: era l'anno sabbatico in cui come ringraziamento alle forze celesti per essere scampato da una malattia decisi di compiere un percorso catechistico per poi cresimarmi divenendo così soldato di Cristo. Scelsi così l'incipit dal Vangelo secondo Giovanni che in questa versione integrale chiude invece il testo. Dopo diverse correzioni il curatore lo mandò in stampa con gli altri racconti. Eppure la sua scelta editoriale lo spinse ad omettere il Logos 20 in cui il protagonista ha la seconda apparizione di satana nel deserto riducendo così i 33 logoi in 32. Ora la struttura dell'intero racconto era proprio basata sulla mia scelta numerologica fondata sul numero trentatré in concomitanza agli anni di Gesù Cristo oltre al numero 3 basato sulle apparizioni del demonio: il mio disappunto per questa scelta mi portò a discutere animatamente con il curatore ma alla fine compresi le sue ragioni e gli detti l'autorizzazione di pubblicarlo anche se tagliato e spersonalizzato. Da questa esperienza maturai l'idea di tornare al racconto e mi venne in mente di continuare con una seconda parte in cui il vanaglorioso ricercatore dopo aver capito di non essere il Messia proseguiva il suo viaggio a Gerusalemme per assistere alle gesta del vero Figlio di Dio ed alla terza parte.
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DIVISMO
Clint Eastwood
L'attore regista dagli occhi di ghiaccio
La dolcezza profonda insita nelle trame di film: "Quando il cuore prevarica"
Nato a San Francisco nel 1930 da una famiglia protestante di origini britanniche lo nominarono Sanson per le sue grosse dimensioni: dopo la morte del padre la madre si risposò ma ciò coincideva con il periodo della Grande Depressione e questo costrinse a diversi cambiamenti sino poi a fare lavori autonomi. Timido, introverso ebbe diverse occupazioni diplomandosi così in musica anche se poi fu chiamato dall'esercito degli Stati Uniti ma riuscì a non partire per la guerra di Corea e fu durante il servizio militare che conobbe David Janssen che gli propose di fare la carriera cinematografica: oltre al matrimonio fece un primo personaggio in La vendetta del mostro (1955) e da qui ruoli di maggior rilievo in Esecuzione al tramonto (1956) sino a La pattuglia della strada (1956) e l'Urlo di guerra degli apaches (1958) e questo poi spinse Sergio Leone a coinvolgerlo nella sua trilogia Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto e il cattivo che lo fecero conoscere al grande pubblico. Dal western all'italiana iniziò la saga dell'ispettore Callaghan che lo distinse negli anni Settanta sino poi al 1975 che interpretò e diresse Assassino sull'Eiger per un ruolo che aveva richiesto a Paul Newman ed arrivare a Il Texano con gli occhi di ghiaccio e nel 1977 a L'uomo nel mirino sino a Fuga da Alcatraz che nel 1979 lo elessero ad attore tutto d'un pezzo. Una fama che seppe sfruttare nel corso degli anni Ottanta che lo portarono a vincere un Golden Globe. Fattori che con Gli spietati del 1992 lo portarono a essere considerato tra i grandi pensando alle nove candidature agli Oscar, Nel centro del mirino con John Malkovich ad Un mondo perfetto con Kevin Costner ed al capolavoro I ponti di Madison County con Meryl Streep. Saranno gli anni di successi indimenticabili come Mezzanotte nel giardino del bene e del male sino a Debito di sangue e Mystic River ove ottenne sei nomination all'Oscar.

Million Dollar baby e Gran Torino divengono tematiche struggenti e cariche di significazione profonda: dirige Angelina Jolie in Changeling nel 2008 per arrivare nel 2012 a Di nuovo in gioco ed a American Sniper del 2014 ; nel 2016 a Sully ed a Il corriere e tra premi e riconoscimenti che lo elevano a divo vivente nel 2023 realizza Giurato numero 2 con Toni Colette e Nicholas Hoult. Bello, dagli occhi di ghiaccio e dallo sguardo fiero ebbe diversi matrimoni e nella vita politica si è sempre definito un libertario anche se ha sostenuto ideologicamente il partito repubblicano statunitense tanto che ai tempi del Watergate criticò il presidente Richard Nixon : fatti che non lo indissero a sentirsi un conservatore essendo favorevole a questioni come le nozze gay, all'aborto così come all'eutanasia oltre che a condannare qualsiasi forma di aumento della tassazione e della spesa pubblica se non all'assenza di qualsiasi interventismo statale negli ambiti socio-economici. Intervenne ad una convention nel 2012 a favore di Mitt Romney attaccando Back Obama tanto che nel suo intervento finse di prendersela con una sedia vuota e questo fatto accese numerose polemiche. Tutta questa mondanità lo ha allontanato dalla sua prima passione: la musica. Infatti amando il Blue , il Jazz ed altri generi ha inciso vere e proprie colonne sonore in album auto-prodotti soprattutto da inserire nelle proprie opere cinematografiche: fatti che derivano anche dalla collaborazione con Leone - Morricone i quali davano priorità al senso delle immagini proprio utilizzando colonne sonore che dovevano scandire le scelte comportamentali degli attori durante le riprese. La freddezza che ha mostrato nei ruoli d'attore soprattutto agli albori della sua carriera hanno però dato adito ad regista che tocca il cuore in pellicole in cui la realtà sembra essere scrutata con attenzione: viene messa in evidenza dal rigorismo delle istituzioni contro le quali spiccano personaggi articolati e controversi. Sono forse lo specchio della sua natura apparentemente distaccata ma attenta perché carica di sensibilità.
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La Vetrina

Nino Perrone
La VETRINA Conobbi Nino Perrone diversi anni or sono in una mostra collettiva in cui esponeva una serie di opere realizzate con dovizia e maestria. Ricordo quando venne in studio da me per discutere dell'eventuale mostra che stavamo progettando e di quando decise di collaborare esponendo una serie dei suoi lavori. Trovai una persona tranquilla che parlava sottovoce e con una profondità d'animo senza eguali: una sensibilità che spicca dalla sua arte basata sull'osservazione silenziosa della realtà che lo circonda e della cura che pone nel fissarla cogliendola in tutte le sue sfumature. Eppure sotto quel manto di serenità si nasconde una forza prodigiosa così come la intuiamo dalla prepotenza dei colori che d'impatto smuovono le forme sino a lasciarle tramontare: gli involucri formali restano sagome ideali dalle quali dare impulso alla dinamica cromatica che vitalizza la sua arte rendendola discorsiva e fluida. Dunque la realtà è solo il pretesto per sfociare in qualcos'altro, in dimensioni sospese in cui la razionalità mantiene il suo fondamento anche se può portare a moti dell'anima in cui il rigorismo psicologico non può resistere. Ancora prima dell'evento l'artista mi concesse questa stampa custodita nella Serafica di Torino presso la Collezione RC (Opera n° 14 Stampa) e tali aspetti sono descritti e affrontati ne AION. Il Tetramorfo ovvero Il Quarto Libro della Natura.
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Il genio pensatore
Voltaire
Francois-Marie Arouet

Voltaire nacque a Parigi nel 1694 da una famiglia borghese di cui il padre era un avvocato se non un ricco notaio ed il fratello divenne un avvocato del Parlamento. Quando anche la sorella affezionata si sposò sostituì l'affetto perduto con Marie Louise la sua concubina; entrato in giovane età presso il Collegio Gesuita Louis-le-Grand mostrò da subito la sua dedizione per le materie umanistiche formulando idee filosofiche in contrasto con i gesuiti. Giunto alla conoscenza del latino amò i grandi classici focalizzandosi verso Cicerone, Lucano, Orazio e affrontò gli studi di diritto mentre inaspriva i rapporti con il padre e lavorando poi come segretario dell'ambasciata francese all'Aja per poi operare nello studio di un notaio. Gli scritti polemici che mise in giro dal sapore libertario gli costarono l'esilio a Tulle e Sully-sur-Loire mostrandosi ostile verso il reggente Filippo d'Orleans che governava in nome di Luigi XV sino poi al confinamento presso Chatenaye successivamente in Inghilterra: dopo tre anni in cui valutava i vantaggi di una monarchia costituzionale venne influenzato dagli autori neoclassici sviluppando un profondo interesse verso la letteratura inglese per poi tornare in patria e prendendo come modello la monarchia inglese quale risultato della gloriosa rivoluzione del 1689. Da qui l'uso dello pseudonimo quale anagramma del suo nome a cui seguì un altro periodo di viaggi per l'Europa ove entrò a conoscenza dei testi di Newton e Leibniz: sarà con l'aiuto di Madame de Pompadour favorita di Luigi XV che fu nominato storiografo e membro dell'Accademie Francaise e non entrando nelle grazie del re viaggiò ancora avendo anche una relazione con Madame Denis sino poi ad andare nella Berlino di Federico II da cui poi dovette allontanarsi per essere entrato in contesa con il re di Prussia; dopo una fase a Francoforte si spostò a Ginevra divenendo amico di d'Alembert sino ai castelli di Ferney Tournay da cui venne successivamente la disputa con Jean-Jacques Rousseau. Erano gli anni in cui Voltaire fu considerato la guida dell'Illuminismo. Dedito al pacifismo dato il sangue versato in Europa sino al suo rientro in Francia sino al 1778 quando morì per un cancro alla prostata ed i suoi organi asportati dopo l'autopsia furono riuniti per volontà di Napoleone III. Il suo corpo e quello del suo rivale Rousseau si trovano nel Tempio della Fama di Francia.
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Riflessi Post-Globali dell'Arte
Arte o non Arte: questo è il problema
All'asta una produzione robotica
Ci risiamo: tra aste e atteggiamenti visionari il discorso dell'arte cade sempre più nel baratro delle illusioni in cui il denaro diviene protagonista assoluto a scapito di quelle singole maestranze dimenticate. E sì, perché se l'arte è espressione dello spirito non vedo cosa possa associarla ad una macchina pensante. Può un tostapane percepire calore? Può un telefono patire se un algoritmo gli comanda sofferenza e se condizionassero un chip a percepire qualcosa di affine al dolore non sarebbe un atto programmato? Un robot dunque potrebbe avere la capacità di nutrire sentimenti autonomi, sensazioni pure od impulsi incondizionati senza che la volontà dell'uomo agisca sulla sua volontà (a parte che ne abbia una). Eppure siamo nella direzione non solo di computer super-intelligenti ma di algoritmi capaci di sintetizzare potenziando quelle caratteristiche che un tempo erano esclusivamente dell'uomo: ora noi non siamo pronti a questo ma sicuramente tra una cinquantina d'anni ciò che ora è solo alle origini si trasformerà in realtà. La fantascienza attuale sarà scienza nell'immediato futuro per poi essere considerata pura normalità. Ed eccoci all'uovo di Colombo: un'opera realizzata da Ai-Da è stata battuta all'asta da Sotheby's lo scorso anno per oltre un milione di euro; era il novembre di un anno fa quando la prima operata generata da un robot super-dotato ha ottenuto il successo con questa asta sorprendente che non stupisce tanto per l'esponenziale valore in denaro quanto per il concetto stesso di arte generata da un robot possa riscontrare il favore del pubblico. AI God. Portrait of Alan Turing la quale come analizzato in altrettante analisi dovrebbe non essere soggetta alle leggi sul diritto d'autore per quanto realizzata da un algoritmo e per questo replicabile in altrettante copie a disposizione di chiunque eppure le cose non sono andate in questo modo: sia in Europa che negli Stati Uniti non esistono leggi o codici normativi che giustifichino queste contraddizioni. Tutto ciò che riguardi l'A.I. è nello stadio embrionale e le contraddizioni derivano dal fatto che non esistano ancora casi precedenti su cui gestire una narrazione specifica. Si tratta infatti di un habitat della nostra cultura e sottocultura del tutto pionieristico e di conseguenza aperto ai diversi gradi di interpretazioni plausibili. Eppure la situazione colpisce per il fatto che non solo un robot sia in grado di gestire la creazione di un'opera ma che questa sia considerata arte al punto di ingigantire gli investimenti proprio perché bizzarra. Letteratura giuridica od almeno un caso di normative in merito ci viene dal AI ACT del marzo del 2024 in cui il Parlamento Europeo afferma che i fornitori di servizi di AI debbano rispettare la normativa europea in materia di diritto d'autore come previsto dall'art.4 co.3 della Direttiva (UE) 2019/790 affinché i titolari dei diritti possano riservare l'utilizzo di tali opere e di materiali protetti limitando la possibilità di estrazione di testo. Dunque la regola dell'addestramento dell'AI con opere autoriali protette e la conseguente tutela del risultato ottenuto con l'ausilio della tecnologia stessa ci porta a sconfinare in qualcosa che mette in crisi le vecchie normative riferibili agli obsoleti esseri umani. Ha lo stesso valore il diritto umano rispetto ai diritti di un computer super-intelligente? Ha lo stesso valore l'opera realizzata da un algoritmo quanto quella realizzata dalle percezioni/sensazioni di un essere umano? E' possibile vendere ad un valore così spregiudicato un oggetto prodotto da un oggetto? Domande di cui sarebbe naturale dare delle risposte scontate ma che alla luce dei fatti non giudicherei così scontate perché se le normative giungono a considerare l'umano e l'inumano su uno stesso piano e seguendo questa logica a considerare esteticamente coerenti le operazioni creative dell'individuo con quelle algoritmiche di una macchina sino a dare un valore monetario al prodotto inteso come merce, i confini decadono inequivocabilmente. L'artista robot in teoria non avrebbe alcun diritto perché non essendo umano non avrebbe capacità giuridica e questo concetto andrebbe rivisitato nell'ottica in cui ci sia ancora un essere umano alle spalle del progetto artistico e che si muova consapevolmente interfacciandosi usando l'AI. Stando a queste premesse dovremmo ancora considerare l'AI come una calcolatrice nelle mani dell'uomo anche se nel tempo c'è il rischio che vengano riconosciute sempre più le circostanze concrete in cui si distingueranno aspetti etici, morali e comportamentali che alimenteranno sempre più l'idea che un robot possa avere una consapevolezza diversa da un altro robot e per questo di essere considerato unico, individuo e con una sua personalità. Connotazioni che rivendicheranno una coscienza algoritmica distinta sicuramente da una coscienza biologica e per questo seppur differenti entrambi soggetti ad autonomia: un'autonomia che diverrà ancor più esplicita dal momento in cui le macchine fabbricheranno altrettante macchine e l'uomo non avrà più il controllo di certi settori d'ingegneria e della produzione. Ora non vogliamo fare allarmismo e neanche citare le bufale che indicano Elon Musk con la storia di voler sposare in futuro Katanela la moglie androide dei suoi sogni: ma trattare una materia dello spirito come l'arte alla stregua di artisti che hanno sacrificato le proprie esistenze attraverso la ricerca e lo studio assiduo della pittura (magari morendo di fame e con il rischio di non essere riconosciuti in vita quanto dopo la morte) ed assistere poi alla vendita a questo valore spregiudicato di uno scarabocchio non sentito dal cuore ma da circuiti porta sicuramente a riflettere. Può una società che inneggia alle macchine, allo spreco, a definire arte qualsivoglia diavoleria progettata da una macchina assumere un valore artistico? La risposta è sì nella stessa misura in cui un giorno i fedeli di una qualunque religione si inchineranno innanzi alle proprie Macchine/Dei chiedendo loro di aiutarli in questa vita di carne e sangue.
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Modelli Culturali:
Il relitto di Anticitera

Risale ai primi del '900 la scoperta da parte di un gruppo di pescatori che per evitare una tempesta nel Mediterraneo scoprirono per caso un relitto: quando Elias Stadiatis lo vide per la prima volta sul fondo del mare lo descrisse come un cumulo di cadaveri decomposti e di cavalli giacenti sui fondali marini. Fu così che tirarono su il relitto in accordo con il Ministero della cultura greco e tra le statue tra cui un lanciatore del disco, la testa di un filosofo ed altrettanti manufatti trovarono una serie di pezzi misteriosi attribuiti poi alla Macchina di Anticitera. Si tratta di un congegno meccanico costruito tra il 150 ed il 100 a.C. che sarebbe stato etichettato come calcolatore meccanico: più nello specifico sarebbe una sorta di planetario azionato da ruote dentate che calcolava i moti dei pianeti così come il sorgere del sole sino alle fasi lunari, prevedendo matematicamente gli equinozi sino ai mesi ed ai 9 giorni della settimana. Dunque come è possibile un livello tale di ingegneria risalente ad oltre duemila anni fa? Le teorie iniziali esaltate anche dall'ampia narrazione letteraria e poi cinematografica ne fecero un caso di intelligenza aliena ma dovremmo imparare a considerare le civiltà precedenti non così arretrate così come una certa branca umana crede: in realtà dovremmo considerare che ai tempi della grande Alessandria d'Egitto operassero matematici, studiosi ed astronomi di rilevante prestigio per i sofisticati ragionamenti che li elevarono a veri e propri scienziati empirici del tempo. Soprattutto al fatto che i calcoli fossero realizzati a mano e non come oggi attraverso l'ausilio di macchine avanzate elevadoli in maniera esponenziale: costruirono le prime macchine a vapore di Erone sino a Cicerone che narra di una macchina circolare a Siracusa costruita da Archimede nel III secolo a.C. che dimostrava i movimenti del sole sino ad un genio come Eratostene di Cirene che misurò la circonferenza terrestre partendo dal meridiano terrestre che dall'Egitto veniva calcolato grazie all'osservazione della luce in determinati luoghi durante i solstizi d'estate. Ma all'inizio di questa storia quando trovarono oltre ottantadue parti in rame di questo strano oggetto fu tentata la via della ricostruzione non comprendendo davvero di cosa si trattasse. Il meccanismo alla fine venne fuori attraverso ricostruzioni e simulazioni per cui è stato capito a prescindere dalle infinite attribuzioni: era composto da ingranaggi minuscoli inseriti in spazi ridotti in cui solo una sofisticata forma di micro ingegneria poteva rendere possibile. A questo dobbiamo aggiungere che era stato concepito seguendo il complesso ciclo metonico dal nome dell'astronomo Metone che calcolava un ciclo di diciannove anni solari e di duecentocinquantaquattro mesi lunari sul quale erano calcolati i calendari del passato. Solo nel 2010 si è scoperto che la macchina calcolasse le eclissi oltre che le fasi lunari sino al moto dei pianeti basandosi addirittura sulle date delle olimpiadi e dei cosiddetti giochi panellenici del tempo. Recentemente gli studiosi si sono spinti più in là imparando anche a leggere la serie di caratteri che sono presenti sulla macchina che riporterebbero una dialettica filosofica nell'intendimento della lettura delle costellazioni. E questo nella pratica serviva loro non solo a comprendere e prevenire i moti degli astri ma a relazionarli in qualcosa di affine agli oroscopi dell'astrologia secondo cui proprio in relazione al moto celeste fosse prevedibile un fatto storico e politico che condizionava in qualche modo le scelte di personaggi illustri. La macchina di Anticitera non smette di sorprenderci e ci proietta nella considerazione che sin dall'antichità l'attrazione dell'uomo verso il Meccano fosse già in voga e che l'A.I. non sia altro che qualcosa che fa parte dei nostri sogni.
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Accadde davvero
Storia del Cinema
SNOWDEN
La fine
della privacy

Film del 2016 girato tra gli Stati Uniti e la Germania da Oliver Stone in cui il ruolo di Edward Snowden viene interpretato da un brillante Joseph Gordon –Levitt oltre alla coprotagonista Shailene Woodley nel ruolo di Lindsay Mills. Ed il film tratta di fatti avvenuti davvero e che coinvolsero Snowden, un tecnico informatico della CIA e dell'NSA il quale rilevò delle informazioni segrete dell'intelligence e che gli costarono un processo dalla portata globale. C'è ancora da dire che il film rielabora due libri scritti da autori diversi: Time of the Octopus di Anatoly Kucherena e The Snowden Files di Luke harding.
Tutto inizia in un hotel di Hong Kong nel 2013 quando Snowden incontra dei giornalisti per fare le sue rivelazioni in merito a ciò che ha scoperto operando per la CIA. Ricorda così quando nel 2004 aveva iniziato arruolandosi nell'esercito americano ma dopo un incidente non poté perseguire il suo obiettivo di servire il suo Paese costringendolo a ritirarsi e fu questa la ragione per la quale decise di fare colloqui di lavoro con la CIA. Dopo una serie di prove il direttore Corbin O'Brian decide di assumerlo e condotto successivamente a The Hill viene educato al Cyber Warfare dove incontra una serie di persone che saranno importanti per la sua carriera. Ed è lavorando che apprende che l'intelligence per ragioni di controllo osserva non solo notizie e dati sul piano internazionale ma la rete di informazioni e controlli che minano la privacy sconfinando anche nelle nostre vite: a questo punto incontra Lindasy Mills e nonostante le loro idee divergenti sulla politica americana iniziano una lunga frequentazione che si trasforma poi in una vera e propria convivenza. Sono gli anni in cui viaggia per lavoro approdando a Ginevra ove apprende da Gabriel Sol ovvero un tecnico della sorveglianza elettronica che gli mostra il modo in cui possono risalire attraverso collegamenti sofisticati alle singole vite dei soggetti a cui devono prestare attenzione. Il colpo di grazia è il depistaggio che un suo collega realizza nei confronti di un pakistano.
Deciso a non arrendersi viene spedito in Giappone ove lavora alla creazione di un programma che chiama Epic Shelter. Quello è il tempo in cui entra in crisi con la sua ragazza sino al verificarsi di attacchi epilettici. Eppure sotto il controllo del suo direttore viene spedito alle Hawaii per il contrattacco degli hacker cinesi sino al lavoro presso il The Tunnel sotterraneo da cui successivamente decide autonomamente di prelevare i dati sensibili e copiarli su una scheda microSD che nasconde dentro un cubo di Rubik e di denunciare il tutto ai giornalisti del The Guardian. L'elemento scatenante fu il fatto di vedere il suo programma Epic Shelter modificato per operazioni militari affinché i piloti a distanza dei droni americani potessero così localizzare e distruggere obiettivi in Afghanistan. Ecco che scoppia così lo scandalo: le persone comuni utilizzano la rete, le e-mail, i social come Facebook Twitter, così come i server YouTube, Appel o Skype ed essere controllati nella propria vita senza che il libero fruitore sia in qualche modo tutelato. Il film finisce con la sua fuga: lascia la stanza d'albergo e prende un volo che lo porta in Russia con l'obiettivo di andare a vivere nell'America Latina ma il governo americano revoca il suo passaporto costringendolo così di avere asilo a Mosca per soli tre anni. Film controverso che racconta di fatti sconcertanti per una società abituata a postare e condividere dati della propria esistenza quotidianamente. Sì che ogni singolo dettaglio resta impresso in una rete di informazioni osservate.
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Arte dentro l'Arte
E.T. l'extraterrestre
La dinamica dell'amico immaginario

Passeggiando tra le vetrine del centro di Torino mi sono imbattuto qualche tempo fa in questa riproduzione di E.T, l'extraterrestre ovvero del personaggio di Steven Spielberg immortalato dalla pellicola del 1982. L'elemento che lo contraddistingue sta nel fatto che il giovane Spielberg già a i tempi del divorzio dei suoi negli anni '60 creò con la propria fantasia un amico immaginario per accettare questo shock e da questa proiezione nacque nel tempo l'idea di descrivere filmicamente l'essere immaginario che gli fece compagnia per anni: ecco che da questa idea e dalla collaborazione con Melissa Mathison e Carlo Rambaldi venne fuori questo esserino goffo e simpatico che abbandonato sulla Terra sarebbe diventato amico del giovane Elliott Taylor disposto ad aiutarlo a ricongiungersi con la propria nave aliena.
L'idea sostanziale è che questo alieno fosse piuttosto brutto quanto basso ma che non incutesse paura soprattuo nei bambini: un bipede innocuo con le braccia lunghe e dalla camminata goffa che in qualche modo doveva rinviare ad un senso di tenerezza. A questo poi aumentava di particolarità concependo il suo linguaggio telepatico e per il fatto che dai polmoni irradiasse una luce rossastra al punto di infondere guarigione ringiovanendo sino a spostare gli oggetti con la forza del pensiero. Soprattutto dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) Spielberg stava pensando ad una continuazione quando si concentrò nella realizzazione di E.T. Fu Carlo Rambaldi a progettare gli alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo e fu assunto con lo scopo di dare vita a questo nuovo alieno: si ispirò all'arte concettuale per giungere al risultato di questo pupazzo meccanico il cui volto doveva ricordare Ernest Hemingway, Carl Sandburg ed Albert Einstein sino al muso di un carlino. Nella realizzazione del film le movenze del simpatico alieno erano determinate da quattro squadre tecniche che servivano effettivamente per la complessa mimica facciale mentre per i movimenti il costume era indossato da nani e da bambini per dargli così autonomia. Fu così che il film fu accolto dal pubblico positivamente tanto da farlo considerare non solo dalla critica ma rientrare nella classifica AF/'s 100 Years…100Movie Quotes per la celebre frase "Telefono casa" che è rientrata come quindicesima frase del cinema internazionale. Ecco come da una mancanza da parte di un bambino prodigio si sia nel tempo depositata nella sua mente l'idea dell'amico immaginario con cui giocava da solo nella sua cameretta divenendo poi un'entità sconosciuta che gli extraterrestri lasciano sulla Terra. Ed in età adulta sia stato in grado di descriverlo e farlo realizzare da tecnici come Rambaldi che ne hanno fatto un capolavoro di creatività ed ingegno creativo. Il piccolo alieno caduto sulla Terra è la personificazione di tanta solitudine: rappresenta E.T. la concretizzazione di tutte quelle conversazioni, di quei giochi e di quei pomeriggi infiniti nel totale isolamento di un ragazzino che sognava un proprio inserimento nel tessuto sociale. Ma Spielberg è diventato adulto e dopo anni il suo personaggio immaginifico ha preso forma. Ed eccomi tra le vie del centro addentrarmi per quei vicoli quando all'improvviso mi sono fermato innanzi a tale riproduzione.
Non ho potuto fare a meno di scattargli una fotografia decidendo di scriverne prima o poi in un pomeriggio di solitudine dato che non abbia mai avuto amici immaginari.Pagina 12
Le donne nell'Arte
Sofonisba Anguissola
L'artista donna che fu riconosciuta in vita
Nata a Cremona nel 1532 da una aristocratica famiglia piacentina fu la prima di sette figli e le sorelle (Elena, Europa, Lucia e Anna Maria) pure pittrici grazie al padre che faceva parte del Consiglio dei Decurioni avviando non solo la città ma le figlie allo studio delle arti. Ma Sofonisba non lo fece come diletto ma divenne presto un lavoro: da piccola lei e la sorella Elena vennero date alla bottega di Bernardino Campi ove lavoravano anche artisti che avrebbero portato l'arte manierista al punto a pura elevazione. Dopo anni ella lasciò Cremona per andare nella Milano del maestro Bernardo Gatti detto il Sojaro. Questo fu un periodo prolifico e presto iniziò la sua fama di ritrattista tanto da attrarre nel 1550 l'interesse del vescovo Marco Girolamo Vida che la definì Inter egregios pictore nostri temporis e lo stesso Michelangelo Buonarroti la apprezzò perché la giovane voleva un parere direttamente dal maestro dei maestri. Oramai consacrata ad artista del suo tempo nonostante il fatto di essere donna fu introdotta dal padre nei circoli intellettuali e dei mecenati partecipando alla vita artistica delle città fiorenti.
Alla corte dei Gonzaga e così in quella dei Farnese e degli Este fu riconosciuta dai contemporanei tanto che nel dipinto Fanciullo morso da un gambero era stata talmente dettagliata da rievocare l'espressione del fanciullo proprio nell'istante in cui veniva morso dal granchio: curò l'aspetto fanciullesco di dolore attraverso la sofferenza che muoveva lo sguardo al pianto tanto poi da ispirare successivamente lo stesso Caravaggio che nel suo Ragazzo morso da un romano citò clamorosamente la gestualità e la mimica realizzata da Sofonisba.
Fu così che nel 1557 si spostò a Piacenza ove oltre a lavorare ad un ritratto per l'Arcidiacono fece lezioni di miniatura sotto Giulio Clovio e da questa permanenza fu a Milano per un ritratto al giovane figlio del marchese di Soncino. Fatti che indussero il grande Giorgio Vasari che proprio in quel periodo soggiornò in casa Anguissola a Cremona nel 1568 ad osservarne il suo talento tanto da citarla ne le Vite e che persino la corte di Filippo II di Spagna la tenne in considerazione. E così fu: nel 1559 grazie alle richieste del Duca d'Alba fu introdotta alla corte di Filippo II in Spagna per dare lezioni di pittura alla giovane Elisabetta di Valois che era ancora quattordicenne e promessa in sposa al re. Lasciata Cremona si recò a Milano come dama della regina Elisabetta figlia di Enrico II di Francia e di Caterina de'Medici.
Incontrò le grandi personalità del tempo delle quali fece ritratti autenticati poi dall'uso della sua firma e non ricevendo pagamenti; era mantenuta oltre a doni. Fu dopo la morte della regina che rimase alla corte spagnola per alcuni anni ma all'età di quarant'anni sposò per procura il nobile siciliano Fabrizio Paternò ma il matrimonio durò solo cinque anni perché il marito morì sotto un attacco di pirati. Omaggiò la morte del marito nella pala della Madonna dell'Itria a ricordare la morte di Moncada sulle coste di Capri da cui poi andò via tornando a Cremona anche se poi sposò il capitano di marina Orazio Lomellini per trasferirsi a Genova. Erano gli anni in cui attraverso Francesco Piola fu indotta ad ispirarsi ai pittori genovesi del calibro di Bernardo Castello e Luca Cambiaso. Tornò ancora a Palermo per gli interessi lavorativi del marito e qui continuò a dipingere.
Oramai era diventata famosa nelle corti più prestigiose d'Europa tanto da spingere il famoso Antoon van Dyck ad incontrarla. Era il 1624 a Palermo quando si videro perché le sarebbe succeduto come pittore di corte per il re spagnolo.Egli ammise la sua ammirazione per Sofonisba ed incontratisi presso la corte del viceré di Sicilia Emanuele Filiberto di Savoia rimase stupefatto. Oramai anziana fu ritratta dal pittore fiammingo: era il 1625 quando l'artista morì e seppellita nella chiesa di san Giorgio dei Genovesi ove tuttora si trova la sua lapide. Sofonisba è l'esempio della donna che è riuscita a sconfiggere i pregiudizi in vita: l'epoca in cui visse faceva sì che una donna non fosse considerata alla stregua di un uomo; ella dimostrò il suo talento e questo la mise al servizio delle grandi famiglie italiane ed europee. Per raggiungere tale status influì certamente il retaggio nobiliare della sua famiglia (un incentivo a questo inserimento privo di ostacoli); le conoscenze di rilievo furono un ulteriore slancio poi per l'inserimento nella corte di Spagna che le assicurò il prestigio meritato. Eppure tutto ciò non basta: se non fosse stato il talento la sua vera virtù sarebbe rimasta nell'ombra invece capovolse la sorte anteponendo la sua bravura.
I suoi ritratti furono conosciuti dalle personalità che governavano il mondo di allora in un'attività che ha le sue fondamenta nel Rinascimento sino al secondo decennio del Seicento tanto che i suoi ritratti furono accolti dagli artisti maschi che avevano già acquisito la loro fama. La vivacità del suo stile poneva i soggetti dei ritratti ad essere caricati di particolari, agli sfondi sino agli abiti indossati che divengono un documento fondamentale per comprendere la moda del tempo. Il suo genere preferito era la ritrattistica ma la sua capacità la elevò in vita al rango di artista di corte e amò così profondamente ciò che faceva da restituirci una serie di autoritratti in cui si auto-celebrava: esattamente dovremmo ricordare circa una dozzina. Eppure come abbiamo menzionato precedentemente nonostante i privilegi raggiunse la vetta per il suo talento facendola lavorare senza ricevere direttamente compensi come gli altri pittori uomini: ovvero riceveva doni e rendite direttamente al padre. Fu uno spirito libero ed innovativo che non solo dedicò la vita all'arte ma raggiunse livelli impensabili e riconoscimenti in vita.
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Storia del Fumetto
MAZINGA ZETA
L'origine dei mecha e della robotica in TV

Mazinger Z è un manga di genere Mecha (ovvero basati su principi robotici) realizzato da Go Nagai che uscì tra il 1972 ed il 1974 in Giappone per poi essere distribuito sulla Fuji Television in 92 episodi che in Italia uscì solo a partire dal 1980 riscontrando un successo senza precedenti. Tutto girava intorno all'anziano scienziato Juzo Kabuto che prima di morire costruisce questo robot pilotato dal nipote Rio il quale ha il compito di fermare il Dottor Inferno un ex nazista che nel 1962 aveva partecipato con Juzo a dei ritrovamenti archeologici a Rodi ove erano venuti in superficie resti di un'antica civiltà micenea tra cui un esercito di esseri metallici che il dottore rimette in funzione. Su questi principi Kabuto utilizza la super lega metallica Z per costruire il robot che dovrà fermare i robot Mikenes ed una sua complice Afrodite A pilotata da Sayaka Yumi figlia del direttore dell'istituto. A questo punto il dottor Inferno affida le missioni di guerra al barone Ashura per metà uomo e metà donna ed al conte Blocken con la testa collegata ad un corpo robotico. Da questo momento in poi si scatena una guerra vera e propria che alternerà le vicende dei singoli protagonisti. Nonostante la distruzione di Afrodite A la battaglia andrà avanti sino alla vittoria finale di Mazinga. Mazinga Zeta resta il numero uno di una serie di robot venuti subito dopo: dal Grande Mazinga a UFO Robot Goldrake resta il robot fondamentale da cui discesero tutti gli altri. Nonostante la semplicità della trama e dei disegni resta dunque l'origine di un genere che coinvolse l'attenzione di un'intera generazione cresciuta davanti alla televisione.
Critica della Critica
Prove tecniche di ingegneria sociale
La generazione X è stata il banco di prova per una sorta di addomesticamento di massa in cui i figli del benessere venivano educati a ciò che sarebbe arrivato successivamente. Esattamente a cavallo tra la fine degli anni Settanta ma in maniera manifesta nella prima metà degli anni Ottanta in Italia furono accolte dalla televisione tutte quelle tendenze culturali importate dal Giappone. Considerato il periodo di passaggio al pluralismo televisivo che prima vedeva come unica realtà la rete di stato e poi successivamente nel calderone delle reti private l'evoluzione di quelle emittenti acquisite proprio intorno agli inizi del 1980 dalla Fininvest. Proprio in questo momento di transizione economica la televisione non era più intesa come elettrodomestico o come punto di condivisione per i programmi RAI atti precedentemente a educare le masse ma come luogo generalista fondato sul passatempo: i bambini a cavallo tra la generazione X e Y , ovvero gli attuali adulti erano quelli che tra i compiti scolastici e le ore di svago all'aperto giocando a nascondino ed acchiapparella ambivano a guardare i cartoni animati. Salvo qualche sporadico esempio come quelli provenienti da altri distributori sino ai capolavori indiscussi della Walt Disney erano i cartoni animati giapponesi a fissare i futuri adulti al televisore tra una pubblicità e l'altra. Proprio il Giappone che uscito drammaticamente dal secondo conflitto mondiale stava tentando la via della ripresa esportando prodotti singolari che mettevano sempre in evidenza lo shock a cui avevano assistito: andavano alla grande proprio quei cartoni in cui robot pilotati dall'uomo combattevano contro forze provenienti da altre civiltà o mondi; qua a là raggi laser, bombe, guerra, sacrifici e drammi a cui seguitava sempre la vittoria del robot buono che finiva con un'esplosione che rievocava il disastro di Nagasaki ed Hiroshima. Eppure, strana coincidenza a distanza di oltre quarant'anni quelle macchine autogestite si sono trasformate in droni che in questo momento radono al suolo intere città, di macchine che ragionano per conto nostro e che gradualmente sovvertiranno l'ordine delle cose sino a guerre che fino a poco tempo fa erano impensabili dalle masse.
Una sorta di educazione di massa da film horror in cui preparavano la civiltà del futuro a mettersi in guardia rendendo ciò che era solo un cartone animato realtà nella storia bizzarra del presente. Una coincidenza?
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Approfondimenti:
Kara Walker
Tale opera rappresenta un omaggio agli artigiani non pagati; è dedicato a coloro che lavorano senza fermarsi nei campi di sfruttamento sino alle cucine del nuovo mondo; un'opera che celebra il mondo del lavoro e dello sfruttamento: in occasione della demolizione del Domino Sugar Refning Plant servì a ricordare per una civiltà che dimentica in fretta e che reinterpreta secondo le proprie convenienze. L'artista afroamericana ha voluto proprio ricordare immortalando in questa sorta di sfinge contemporanea lunga oltre due metri ed alta trentacinque metri un colosso di zucchero sbiancato che venne disperso per qualcosa di futile, effimero, passeggero eppure rapprsenta ore di sacrifici, di sofferenza fisica e di sfruttamento di minoranze non considerate alla parti di altri esseri umani. La Walker, come dicevamo sensibile a queste tematiche è stata attenta all'istallazione presso la ex Sugar Factory di Brooklyn ad interpretare tali diseguaglianze: ritta come un guardiano egizio dalla testa di donna nera racchiusa in un fazzoletto che ricorda le donne di circa duecento anni or sono che lavoravano da schiave presso le famiglie bianche il cui corpo mette in risalto gli enormi glutei, gli enormi seni e l'enorme vulva visibile nella parte posteriore per rivendicare l'elemento femminile, razzista e carico di significazioni profonde.

