Trentunesima Uscita

Copertina:



Primo Piano:
Berthe Morisot
Giovane donna in tenuta da ballo (1879). Olio su tela

Libri:
Il MEROVIUS (dei Re Taumaturghi)
Poema Epico cavalleresco
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Architetture Impossibili:
Market Cross House
Esiste davvero?

Esiste davvero questa bizzarra struttura unica al mondo per come è stata concepita. Si tratta del Crooked House of Windsor. Risalente al 1687 oggi ospita un ristorante che al suo interno consente ancora di ammirare un singolare passaggio sotterraneo verso la cantina a sua volta dalle pareti inclinate che si curvano rispettando l'anomala struttura portante.
Situata a Windsor attrae molta gente curiosa: sorge su un pendio ove si
articolano tre piani con finestre a bovindo sia nella parte anteriore che
posteriore; colpisce proprio per il fatto di essere una casa storta che sembra
sul punto di crollare da un momento all'altro. Esattamente i primi mattoni
furono sistemati a partire dal 1592 ma gradualmente grazie ad un errore di
progettazione ha iniziato a deformarsi assumendo nel tempo la caratteristica
che la rende strana ed alquanto bizzarra. Proprio nel 1687 rischiò di
scomparire per la costruzione del Guidhall ovvero il municipio posto a meno di
cento metri dalla struttura e che porta poi all'ingresso principale deò
castello di Windsor. Nonostante le battaglie legali i lavori andarono avanti
sino al cedimento del legno.
Villa Manin (UDINE)
CONFINI
Canto con variazioni
Da Turner a Monet a Hopper
11 ottobre 2025 – 12 aprile 2026
La mostra concepita nella splendida cornice de Villa Manin a Udine valorizza un percorso espositivo articolato in cui geni del secolo scorso si avvicendano nel senso ideologico secondo cui i confini non vengono descritti come barriere ma come opportunità di contaminazione e dialogo.
Oltre cento opere a descrivere questo superamento dei limiti tra lavori provenienti da collezioni private e di cui una quarantin da musei sia europei che americani. Curata da Marco Goldin affianca mostri sacri del calibro di Kiefer, Friedrich, Nolde, van Gogh sino a Monet, Pissarro, Cezanne; Edvard Munch e Modigliani.
Il curatore tenta di
indirizzare il discorso dell'arte verso il superamento di qualsivoglia barriera
culturale: ostacoli che minano l'equilibrio e la stabilità della nostra società

Edvard Hopper Pieno mezzogiorno (1949). The Dayton Art
Institute
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ANALISI del Testo:
Versi sciolti per un'epica cavalleresca contemporanea

Il Merovius è l'unico testo da me elaborato con l'uso di versi
sciolti che hanno avuto una loro origine nel corso delle mie ricerche effettuate
nel corso del tempo. In sé condensa aspetti magici e medioevali, mitici e
storici ove le sciagure umane così come le paure ed i sentimenti individuali
dei cosiddetti re taumaturghi merovingi si condensano in un percorso millenario
che pone al centro una sfera di cristallo. Tutto ciò risale allo studio di un testo dello
scrittore del Priorato Gerard de Séde in La
race fabuleuse (1973) in cui descriveva proprio del ritrovamento di un tesoro
del re Childerico nella cripta della chiesa di Saint-Brice a Tournai: "…l'oggetto più strano che fu scoperto era
una sfera di cristallo di quattro centimetri di diametro. Le antiche cronache
affermano che il figlio di Meroveo iniziato dalla sua sposa Basine alle scienze
segrete fosse in grado di prevedere il futuro e che avesse appreso in sogno
delle disgrazie future e del destino tumultuoso della sua stirpe…" Torno
indietro negli anni proprio ripercorrendo l'aspetto figurativo di opere ed
artisti che hanno segnato questo slancio verso il magico ed in particolare da
due artisti distanti tra loro: da una parte il pittore britannico John William
Watterhouse e dall'altra Georges de la Tour.Il primo nato a Roma nel 1849 e morto poi a Londra nel 1917 operò qualche
decennio dopo lo scioglimento della Confraternita dei Preraffaelliti
concentrandosi dunque su tematiche mitologiche e di ispirazione classica ma il
cancro lo portò via in poco tempo.
Un'opera in particolare mi ha sempre intrigato The Crystal Ball un olio su tela del 1902 in cui la magia di un'atmosfera medievale viene riecheggiata da una dama di corte chiusa in uno studiolo mentre contempla la sfera di cristallo ed è assorta nei suoi pensieri. La vidi per la prima volta a Torino all'età di sedici anni mentre girovagavo per le botteghe del centro: e là tra pile di libri una vecchia stampa con questa immagine conturbante che rapì la mia attenzione. Dall'altra parte l'artista francese Georges de la Tour nato a Vic-sur-Seille nel 1593 e morto poi nel 1652 di cui sappiamo che acquisì i titoli nobiliari che non gli evitarono un'esistenza turbolenta tra atti giudiziari che lo indussero ad essere considerato un uomo avido e violento da qui approdai alla leggenda Aurea: sostiene che dopo la morte di Cristo la Maddalena fuggì dalla Palestina devastata dalle persecuzioni e che giunse con i fratelli ed alcuni apostoli in Francia alla volta di Saintes-Maries-de-la-Mer portando in grembo la discendenza sacra destinata a regnare in Europa descritta leggendariamente come Graal. L'oggetto leggendario mi ha aperto un mondo sugli antichi re taumaturghi sino ad approdare alla Maddalena e da quel momento il vecchio poemetto scritto nel 2008 è stato rielaborato creando una struttura più ampia che ha dato risalto non solo all'oggetto magico denominato Merovius ma a tutto il resto. Un poemetto in versi sciolti dunque che induce alla ricerca.
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Divismo internazionale
Sharon Vonne Stone

Quando debuttò nel 1980 come comparsa in Stardust Memories di Woody Allen spiccò per la sua bellezza che da quel momento la portò a star hollywoodiana pensando a pellicole come Allan Quatermain e le miniere del re Salomone (1985) ad Action Jackson (1987) e Nico (1988), Atto di forza (1990) e Basic Instinct che nel 1992 la consacrò a icona del cinema mondiale. La pellicola infatti ebbe numerose polemiche per il contenuto hard evidenziato dall'accavallamento delle gambe e da qul momento lavorò con Martin Scorsese in Casinò (1995) aggiudicandosi il Golden Globe ottenendo poi la sua candidatura a migliore attrice in un film drammatico. Tra i film di maggior successo spicca La dea del successo (1999) ove ottiene la terza e la quarta candidatura ai Golden Globe sino alla sua ultima serie televisiva The practice – Professione avvocati. Bella, dal quoziente di intelligenza superiore alla norma diventa produttrice e artista. L'anno scorso giunta in Italia per la quarantaduesima edizione del Torino Fim Festival con Angelina Jolie e Sarah Jessica Parker. Quando alla cerimonia di consegna presso il Teatro regio di Torino la vidi per la prima volta ne rimasi folgorato: sorridente, elegante a tratti timida ha mostrato la sua professionalità ringraziando le persone che hanno creduto in lei da quando si è immersa nel mondo del cinema. Non solo: nei giorni in cui è rimasta a Torino ha girato per il centro cittadino con l'obiettivo di trovare una galleria torinese entro la quale esporre la sua pittura. Come affermato direttamente dalla star hollywoodiana lei dipinge sin da quando era adolescente: i suoi quadri valevano assai poco se pensiamo a venticinque dollari per una sua creazione e vendeva opere di piccolo formato per pagarsi gli studi. Con il salto a star internazionale oggi un suo quadro vale oltre quarantamila dollari. E' stato durante il Covid che la Stone ha trovato il tempo di tornare a dipingere; furono gli amici a spronarla a riprendere in mano i pennelli ed i colori e di trasmettere attraverso la pittura sensazioni che ha maturato nel corso del tempo. L'attrice nata in Pennsylvania da migranti irlandesi ha avuto un'esistenza piena di alti e bassi come ad esempio l'ictus che nel 2001 le ha cambiato la vita: a causa di un'emorragia cerebrale al tempo del crollo delle Torri Gemelle ebbe un momento di crisi e nella fase della riabilitazione ricorda come lo Star System americano la mise momentaneamente da parte spingendola così a rimboccarsi le maniche e reinventarsi. Scrisse una sua autobiografia in cui descriveva aspetti che aveva sempre omesso e questo l'ha motivata a considerare la possibilità di un secondo libro, un romanzo ove l'aspetto più intimo ed emozionale vien fuori nella sua autenticità. Artista poliedrica ha una sensibilità verso ciò che l'apparenza non dice anche se è stata associata a ruoli in cui interpretava la parte della donna spietata e priva di compassione: completamente diversa nella vita reale ricordo quando i fotografi la fermavano e lei guardandosi intorno sembrava provata anche se disponibile concedendo il suo sguardo a coloro che desideravano rubarle l'anima.
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La Vetrina

Vincenzo Fiore: l'artista baroccheggiante
La VETRINA. Al tempo del mio primo spazio espositivo
Rinascenza Contemporanea nella città dannunziana conobbi Vincenzo Fiore che
frequentava regolarmente l'ambiente
intervenendo personalmente alle mostre in cui catalizzava le persone con il suo
carattere estroverso raccontando
aneddoti della sua lunga carriera pittorica. Ricordo quando mi mostrò le
fotografie di lavori venduti o quando mi portò alcuni dipinti che custodiva
nella sua casa-studio: lo stile baroccheggiante echeggiava lo sfarzo dialettico
di una generazione che stava via via cambiando il modo di intendere le cose. Poi
nel 2016 annunziai che avrei chiuso trasferendomi a Torino la mia città di
origine ove avrei aperto un nuovo spazio espositivo: quella fu l'ultima volta
che lo vidi e mi consegnò questo disegno fatto a penna dicendomi:" Rappresenta file umane destinate a restare
schiave nelle città che le ha rese schiave! Non diventare come loro" e se
ne andò lui che con una matita disegnava ovunque fosse possibile. Ora questo
schizzo a penna è custodito nella Serafica di Torino e lo contemplo sempre
ricordando ciò che mi disse e sorridendo spero di aver mantenuto la promessa e
di non essere diventato come le sagome impersonali che ha disegnato senz'anima
e volontà. A questo aggiungo che successivamente è stato descritto nel gruppo
di artisti inseriti nel racconto meta-artistico enunciato nel quarto Libro della Pentalogia della Natura
detto AION. Il Tetramorfo
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Il genio pensatore
Albert Einstein

Era tedesco il più grande fisico di tutti i tempi: a lui è attribuita la celebre formula dell'equivalenza massa-energia che esprime la relatività ristretta (1905) e relatività generale (1916). Mai come lui nessuno ha dato un contributo notevole alla scienza attraverso la nota teoria della relatività che assieme alla meccanica quantistica sembrano aver aperto le porte del moderno sistema generale di pensiero: nel 1921 ottenne il premio Nobel per la fisica e partito dalla meccanica statistica e dalla teoria dei quanti le rilesse come particelle fisiche fotoniche a differenza dello stesso Planck che considerava i quanti come pacchetti d'energia. Se non fosse stato per lui non si sarebbe giunti all'energia nucleare impiegata poi per scopi militari identificando tra onda e particella lo sviluppo proprio della meccanica quantistica. Dai laser ai maser lo studio degli atomi fece passi da gigante spaziando tra meccanica newtoniana ed elettromagnetismo ed estendendo i principi della relatività ai campi gravitazionali. Di lui sappiamo che nacque ad Ulma da una famiglia di origine ebraica e viaggiò molto in gioventù sino a compiere gli studi in Svizzera: frequentò il Politecnico di Zurigo sino a conseguire il dottorato in Fisica All'Università di Zurigo. Con l'ascesa di Hitler si trasferì negli Stati Uniti e fu proprio lui a rivelare in una lettera al presidente Roosevelt i piani germanici per la creazione di bombe assai potenti. Da qui il passo al progetto Manhattan fu breve e partecipò al programma di ricerca per la creazione della bomba atomica sino alla celebre lettera scritta con il filosofo Bernard Russell nel quale evidenziava il pericolo delle armi nucleari. Questo manifesto fu il suo ultimo tentativo di fermare la distruzione che fu affiliata all'Institute for Advanced Study di Princeton ove morì nel 1955. Fu considerato uno dei grandi pensatori del XX secolo tanto che il Time lo definì Uomo del secolo collaborando alla ricerca accademica con oltre trecento articoli scientifici e più di un centinaio di natura non scientifica. Essendo un'entità universale su di lui hanno scritto in molti e da queste ricerche è possibile stabilire il suo rapporto con l'arte: anche se usava assai poco la parola arte egli la poneva al vertice del pensiero umano e può essere definita aristica la sua capacità di fondere i fenomeni meccanici che per Galilei erano essenziali con le trasformazioni di Hendrik Anton Lorentz per i fenomeni elettromagnetici: ovvero fondere operazioni matematiche in una unificante
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Riflessi post-globalisti sul mondo dell'arte e della cultura
L'arte dell'allestimento
Nuove tendenze di allestimento tra gli spazi espositivi
Assistere ad un evento artistico spesse volte vien fatto distrattamente con una punta di superficialità nel senso che gli aspetti tecnici siano una componente essenziale ai diversi gradi di ricezione eppure sottovalutati: la luce in modo particolare da una parte seguita il fine dell'opera artistica ma si amplia ad un principio curatoriale. Se da un parte infatti è importante la luce generale da sfondo ad esempio con il classico sistema dei binari finalizzata a dare un orientamento all'interno dell'ambiente di riferimento dall'altra esiste la luce d'accento che posizionata direttamente o nei pressi delle opere ne condizionano lo sguardo. E su questi caratteri esistono forme di illuminotecnica professionali in cui si distingue un ambiente buio detto Black Box per annullare lo spazio fisico e per dare rilievo alle opere in contrasto al White Cube in cui l'effetto neutro ed uniforme crea invece una dimensione distesa tanto da evidenziare invece il principio di istallazione. A prescindere che siano spazi espositivi di tipo museale o galleristico si cerca di dar valore alla resa cromatica consentendo ai visitatori di essere stimolati tra un'opera e l'altra mediante uno studio approfondito: ad esempio porre opere ad acquerello e ad olio determinati da colori fotosensibili necessita un impiego della luce sbiadita consentendo così allo spettro della lunghezza d'onda, al tempo di esposizione e alla distanza delle opere dalle sorgenti luminose di essere percepite dagli occhi e generare una maggiore fluidità discorsiva. Ma quello della luce è solo uno degli aspetti organizzativi di un percorso espositivo: altra questione è ad esempio l'importanza delle etichette che dovrebbero dare una collocazione a ciò che è presentato. Stando a studi aggiornati la stragrande maggioranza della disposizione di etichette all'interno di questi agglomerati espositivi tende a non essere corretto: proprio l'Università di Oxford assieme alla Royal Botanic Garden Edimburgh valuta che il 50% tenda ad essere errata se non fuorviante: in questo ambito le specie cambiano ed i campioni arrivano separatamente dalle etichette determinando soprattutto nel campo delle scienze naturali dati sbagliati. Dalla botanica all'arte le cose non vanno diversamente: di solito in un itinerario museale vediamo la gente accalcarsi sotto le targhette dei dipinti per capire chi sia il pittore ed avere informazioni relative ai titoli, alla data di esecuzione od alla tecnica impiegata per realizzare l'opera. A questo dovremmo aggiungere la fitta schiera di visitatori che non hanno una cultura storico artistica che necessitano più di altri di questi contenitori di informazioni. A questo l'Inghilterra ha dato uno scossone al tradizionale metodo di presentazione delle opere partendo proprio dal museo Tate Britan: seguendo la volontà della direttrice Penelope Curtis le etichette con le relative spiegazioni sono sparite lasciando esclusivamente il nome dell'artista, il titolo e l'anno con l'obiettivo di rendere l'approccio più scorrevole e meno nozionistico. Se da una parte questa scelta lascia allo spettatore la possibilità di dare a ciò che vede una maggiore interpretazione personale dall'altra però smarrisce un lavoro di catalogazione determinato dal fatto che sia affidato ad un museo di opere permanenti. Già il Guardian aveva criticato ai due musei Tate di Londra come il Britan ed il Modern per l'eccesso di dati a cui c'è da aggiungere la graduale sparizione della suddivisione tematica in modo che muoversi tra quelle sale significhi passeggiare nella produzione britannica moderna e contemporanea tra opere famose e meno famose in modo che si avvicendano purché facenti parte di uno stesso periodo artistico. C'è da dire in generale che una forma di allestimento ne determini non solo i differenti gradi di ricezione ma ne condizioni sul piano comportamentale la finalità: su questa concezione è stato centrale lo sguardo di Riccardo Blumer architetto e allestitore di fama mondiale che ha proiettato il corpo umano in relazione allo spazio architettonico. Secondo questa visione il corpo è centrale e che per il sistema additivo compia una trasformazione nel senso di proiettarlo in base allo spazio in un'esperienza sensoriale che lo coinvolge direttamente. Secondo questa concezione ad esempio in un museo archeologico in cui siano centrali i Kuroi si potrebbe interagire con una danza coreografica così come in un museo di storia naturale si dovrebbe lavorare sul grado relazionale tra le diverse forme di vita: ad esempio sul modo di percepire la realtà da parte degli animali e così per il collettivo 2050+ che pensa al museo come spazio culturale assolutamente fluido ed in costante metamorfosi. Un tipo di approccio che trasforma questi luoghi deputati all'arte come piccole macchine teatrali per stimolare il coinvolgimento da parte del pubblico. Inoltre lo studio è rivolto a rendere l'individuo che si aggira tra le opere a risorsa scenica e consentirgli di sentirsi parte di un viaggio all'interno di un luogo che lo accoglie e lo rende protagonista. Dunque il fondamento antropocentrico in cui l'allestimento stimoli al dialogo con il contenuto della mostra e dell'architettura di riferimento sino all'impatto performativo ed all'interferenza tra spazio fisico e digitale. Ultima tendenza oramai diffusa sono questi spazi immersivi in cui le opere audiovisive contemplano un tipo di esperienza dinamica in cui lo sguardo così come il movimento sono veicolati dall'attivazione di contenuti visivi e sonori che avvolge il visitatore e dove l'impatto tecnologico è di rilievo. A questo infine dobbiamo accennare alla scomparsa delle guide fisiche nei musei con le audio-guide che vengono noleggiate sul posto e distribuite individualmente per ascoltare la narrazione durante la visita. Questi elementi che fanno da cornice all'impatto di allestimento sono invece elementi portanti che proiettano la cultura verso il pubblico valorizzandone non solo il tipo di ricezione quanto una dinamica di interpretazione.
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A proposito di falsi storici:

PAUL AMADEUS DIENACH
L'uomo che veniva dal futuro
Chi di voi non ha letto La macchina del tempo di H.G.Welles del 1895 oppure il Padrone del mondo di Robert Hugh Benson? Od ancora il fantastico Il tallone di ferro di Jack London del 1908? Opere distopiche che esercitano sui lettori un interesse fuori dall'ordinario. Eppure circa un secolo fa un insegnante svizzero ha compiuto un viaggio oltre il tempo sconvolgendo per anni l'opinione pubblica: o per una malattia o per pura licenza creativa od ancora per manipolazioni postume resta un mistero irrisolto che scatena dubbi e perplessità.
Ancora non si capisce se si tratti di realtà o fantascienza: Paul Dienach era un insegnante che nel 1921 iniziò a dire di essere stato nel futuro: esattamente dai suoi diari scrisse di essere stato nel 3905 e di come l'umanità sarebbe diventata. Morì misteriosamente nel 1924 e sono tante le storie raccontate su di lui. Nato a Zurigo nel 1884 dedicò la sua vita all'insegnamento quando a partire dal 1917 si ammalò di encefalite letargica attraverso la quale cadde per lunghi periodi in stati di sonnolenza. E nel 1921 cadde in coma per un mese ed al risveglio la sua patologia fu aggravata da uno stato di tubercolosi: ragioni che in breve tempo lo convinsero a trasferirsi ad Atene per il clima più mite. Fu in questa fase che riprese l'insegnamento del francese e tedesco sino a conoscere il giovane Georgios Papachatzis divenuto poi professore di diritto e giurista presso il Consiglio di Stato Greco che divenne anche suo amico e testimone dei viaggi temporali intrapresi dal professore. Dienach compose oltre ottocento pagine di diario in previsione della sua morte e li donò all'allievo prima di tornare in Svizzera ove spirò nel 1924. Come descriveva quando era in coma si risvegliò nel futuro ed esattamente nel 3905 nel corpo di un altro denominato Adreas Northam che a sua volta aveva avuto un incidente automobilistico. Durante il ricovero lo smemorato comprese cosa era successo all'umanità in tutto quel tempo: vide guerre mondiali inesorabili sino alla generazione di un Nuovo Ordine Mondiale sino poi al 2309 in cui il pianeta sarà stato raso al suolo da una bomba nucleare e nel 2894 avverrà una rinascita che tra la Grecia e la Macedonia nella valle delle Rose ove ci sarà un Rinascimento spirituale che influirà sui governi. Poi nel 3382 si è finalmente verrà superato il dolore grazie allo sviluppo della meditazione. Nonostante la minuziosa descrizione l'insieme di racconti è carico di contraddizioni che poi sono andati in stampa grazie all'ausilio di interventi massonici che hanno sicuramente manomesso l'integrità del testo: n questo caso possiamo parlare sicuramente di un falso storico che ci riporta alla Donazione di Costantino del 315 d.C. così come ai Protocolli dei savi di Sion del 1903 ed a tutta una serie di falsi storici che hanno aperto dibattiti e polemiche sicuramente affascinanti ma privi di fondamento.
Come poteva definire le colonie marziane un uomo di un
secolo fa, guerre nucleari che spazzeranno il vecchio continente od un Nuovo Ordine
Mondiale che al sopraggiungere del XXIV
secolo darà vita all'Eldere ovvero un'Età
Eroica da cui sboccerà la Nuova Era? Insomma qualcosa di visionario sicuramente
che deve ancora trovare una propria collocazione logica.
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MODELLI CULTURALI & STEREOTIPI EDUCATIVI
ASTE non ARTE
Esagerazioni & contraddizioni
dell'arte
Ci risiamo: oramai non ne veniamo fuori da questa commercializzazione brutale e fuori misura. Tra le grandi case d'aste newyorkesi tra cui Christie's e Sotheby's entro l'anno scorso hanno superato se stesse: oltre duecentoquindici milioni di dollari solo alla Sotheby's per soli venticinque lotti messi in campo dalla Miller Evening Auction ovvero dalla celebre imprenditrice defunta che nel campo del beauty e dell'arte moderna ha raccolto opere prestigiose. Nella sua casa a Palm Beach aveva opere di maestri del calibro di Pablo Picasso, Wassily Kandinsky, Yves Klein o Claude Monet ed altri. Tra le opere super quotate spiccano Nympheas realizzata tra il 1914 ed il 1917 da Claude Monet che è stata venduta ad un asiatico per cinquantanove milioni di dollari così come Comedian (2019) di Maurizio Cattelan per oltre sei milioni di dollari dal re delle criptovalute Justin Sun. In questo modo la Contemporary Evening Auction ha realizzato un totale di centododici milioni circa rispetto a quello dell'anno precedente. Per non parlare della Christie's che nello stesso periodo non è stata da meno: la Collection of Mica Eregun ha suddiviso in due aste totalizzando oltre centoottantotto milioni di dollari proponendo mostri sacri dell'arte internazionale come René Magritte con l'opera l'Empire des lumiere del 1954 che fa parte di una delle diciassette versioni ad olio dello stesso soggetto realizzate dall'artista tra il 1949 ed il 1964. Tale capolavoro è stato battuto all'asta per un totale di oltre centoventuno milioni di dollari lasciando tutti senza fiato.

Maurizio Cattelan: Comedian (2019
Su questi precedenti sappiamo che la 21st Century Evening Sale al Rockefeller Center abbia raggiunto i centosei milioni di dollari presentando opere di Jean-Michel Basquiat vendendola intorno ai venti milioni di dollari. Ma gli esempi di offerte spregiudicate vengono da tutte le parti: un'opera di Auguste Rodin Baiser, grand modéle (1882) è stata venduto ad oltre tre milioni di dollari e la lista di valori spropositatati sarebbe tanto lunga da riempirci oltre un catalogo. Su questi resoconti è possibile attuare un'analisi di come la distanza che si genera tra il mondo dell'arte ed il Sistema dell'arte sia alquanto abissale: oggi un artista fatica per compiere il suo lavoro o deve ritagliarsi una nicchia per poter dipingere facendo magari un altro lavoro per il proprio sostentamento. Seguendo discorsi retorici è risaputo che da sempre gli artisti abbiano faticato per sopravvivere ed il più delle volte abbiano vissuto di stenti come nel caso di Vincent van Gogh che nel 1888 vendette solo Il vigneto rosso e come affermò suo fratello forse ne avrebbe venduto anche un altro alla modica cifra di venti franchi. Oggi invece risulta paradossale che un genio tormentato come lui venda a prezzi impensabili: il Ritratto a Joseph Roulin del 1889 ad esempio nel 1989 è stato venduto per novantanove milioni di dollari oltre al fatto che sorga proprio ad Amsterdam il Van Gogh Museum. La sproporzione di un sistema che abbandona gli artisti al proprio destino mentre sono in vita e la follia di collezionisti disposti a pagare le opere a valori impensabili crea appunto un abisso tra l'arte ed il mercato, tra gli artisti e il desiderio di poter vivere del proprio lavoro a volte totalmente ignorato. In mezzo a questi estremi esiste il lavoro intellettuale che ha il sacro ruolo di cercare maestranze e portarle dall'anonimato ad un grado basilare di visibilità: poi quello che accadrà lo sapranno i posteri a prescindere da come vadano le cose: l'importante è non confondere le aste con l'Arte.

René Magritte:
L'empire des lumiere (1954)
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Le donne nell'arte
Rubrica di approfondimento
Berthe Morisot
Berthe Marie Pauline Morisot nacque a Bourges nel 1841 ed in poco tempo è diventata uno dei pilastri dell'impressionismo francese soprattutto per essere stata tra i fondatori del movimento artistico. La famiglia dopo la sua nascita si spostò a Passy nei pressi di Parigi che al tempo era il centro motore dell'arte e della ricchezza: furono i genitori a creare una casa parigina di artisti e intellettuali data l'impossibilità di iscriversi all'Accademia per il fatto di essere donna (l'Ecole des beaux-arts avrebbe aperto le porte alle donne solo nel 1897). Così sotto la guida del pittore neoclassico Geoffrey-Alphonse Chocarne, di Joseph Guichard a sua volta allievo di Ingres e convertitosi allo stile di Delacroix affrontò autonomamente il linguaggio artistico visitando il Louvre e trovando ispiratori universali del calibro di Raffaello e Rubens. Fu a questo punto che conobbe Achille Oudinot il quale faceva parte del circolo di Barbizon sino ad accedere all'atelier di Jean-Baptiste Camille Corot e iniziò a dipingere en plein air a diretto contatto con la natura. La luce reale fu per Berthe un elemento centrale tanto da spingere le sue ricerche verso soluzioni cromatiche che la mettessero in evidenza: era il periodo in cui frequentò colleghi del calibro di Degas, Fantin-Latour e Puvis de Chavannes sino poi a Edouard Manet tra i quali si stabilì un rapporto di complicità. Tra i due si narra che sorse un rapporto d'amore nonostante il fatto che lui fosse sposato e questo la fece sublimare nell'arte tanto che l'artista la immortalò in ben undici dipinti che la ritraevano in tutte le pose. Dal rapporto la Morisot fu ispirata al punto che nel 1874 sposò il cognato del celebre pittore. E da quel momento la sua pittura attinse dall'impressionismo la propria linfa: associata così al nascente movimento degli impressionisti fondò con Monet, Pissarro, Sisley, Degas e Renoir questa società anonima di artisti che allestirono nello studio del fotografo Nadar il loro quartier generale ove poter esporre il risultato del loro lavoro. Ovviamente anche lei espose lavori che indignarono il vecchio maestro Guichard rivoluzionando i cliché artistici che andavano in voga proprio in quel periodo dell'arte francese. E tutte queste vicende la portarono ad essere conosciuta nell'ambiente artistico sino a quando dopo la morte del marito trasformò la sua residenza in ritrovo intellettuale attraendo musicisti e poeti del calibro di Mallarmè, Emile Zola sino a Pierre-Auguste Renoir. L'ascesa all'Olimpo dell'arte durò per questo breve periodo fino al momento in cui intorno al 1895 si ammalò e la polmonite mal curata degenerò sino a mettere in serio pericolo la sua vita: affidò la giovane figlia Julie a Mallarmé ed all'età di soli cinquantaquattro anni spirò e le sue spoglie furono seppellite nella tomba di famiglia Manet proprio nel cimitero di Passy. Nella sua lapide è incisa questa frase emblematicca: "Berthe Morisot, vedova di Eugene Manet" senza accennare minimamente alla sua carriera pittorica. Ultimo dato rilevante che proprio al primo anniversario dalla sua morte la galleria Durand-Ruel espose oltre trecentonovantaquattro tele, disegni ed acquerelli che portavano in luce tutta la sperimentazione dell'artista che in vita aveva prodotto tantissimo mettendo in evidenza la sua totale aderenza alla causa impressionista. La sua dedizione all'arte fu capita in parte in vita ma la fortuna venne nel tempo tanto che a distanza di oltre un secolo la sua arte è oramai consacrata dalle gallerie e dai musei di tutto il mondo. Quello che ci colpisce sta nel fatto che in un periodo in cui il lavoro femminile era totalmente relegato tanto da far considerare la pittura in particolare come attività maschile: per spiccare tra gli altri artisti dunque è grazie alla sua capacità ed allo stile. Sicuramente l'influsso del maestro Corot fu notevole spingendola a scegliere ad esempio di dipingere all'aperto dando alle sue tele un'interpretazione libera e luminosa. La volontà di rompere gli schemi ricercando nei colori una forma di espressione quanto più vicina al suo stato interiore fu la caratteristica essenziale sino a generare sfumati lievi in cui l'immediatezza del tratto e lo spontaneismo divennero caratteristiche universali. Realizzò paesaggi, ritratti e marine dedicandosi a soggetti femminili in ambienti domestici che evidenziavano così l'utilizzo di biancheria, di stoffe ed abiti che mettevano in evidenza la moda del tempo approdando così a scene di vita domestica con donne eleganti appartenenti alla media borghesia e ricorrendo al taglio fotografico che davano un carattere unico alle sue tele. Eppure queste scelte erano solo l'aspetto superficiale perché ciò che poneva al centro era la ricerca dei sentimenti, degli stati interiori dei suoi personaggi tentando la via dell'espressione, dell'introspezione psicologica dettata anche dall'influenza letteraria. Come lei altre pittrici: Mary Cassat, Marie Bracquemond ed Eva Gonzalés furono apprezzate nell'arte nonostante il fatto di essere donne.

Berthe Morisot (1873).Olio su tela di Pierre-Auguste Renoir
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Storia del Fumetto
L'Imbattibile Daitarn 3

La storia dell'invincibile uomo d'acciaio è un anime giapponese di genere mecha prodotta dalla Sunrise e creata da Yoshiyuki Tomino uscita in quaranta episodi nel 1978 mentre arriva in Italia nel 1980. La trama è semplice: nel XXI secolo strani eventi portano alla sparizione di molte persone. Tali entità definite Meganoidi ovvero cyborg marziani dal profesor Haran sfuggono dal suo controllo e vengono guidati in questa rivolta dal perfido Zauser un robot primitivo nella struttura ma guidato da un cervello umanoide. Il loro obiettivo è schiavizzare l'umanità prelevando i migliori esemplari ed utilizzando un'avanzata tecnologia che trasforma questi robot in Megaborg. In questo scenario subentra Banjo Haran , figlio dello scienziato che pilota il mastodontico Daitarn 3 ed è affiancato da Beauty Tachibana, la bellissima bionda figlia di un imprenditore e Reika Sanjo una ex agente dell'Interpol e da una serie di figure simpatiche che li aiuta nella lotta per la salvezza della Terra. La trama suddivisa in episodi svela a poco a poco il passato di Banjo e la sua fuga da Marte mentre i Meganoidi cercavano di catturarlo e tra avventure ed inseguimenti si spazia dall'horror alla fantascienza intriso di erotismo e comicità in una fitta trama che vede questo manipolo di eroi sfidare e vincere alla fine le macchine inquietanti che volevano sottomettere il genere umano. Le trame del resto erano simili! Tra i diversi tentativi di conquista alla fine sarà proprio il perfido Zauser a voler scagliare Marte contro il nostro pianeta ma sarà la tenacia e la determinazione del protagonista a guidare il grandioso robot verso la salvezza finale. Ultimo dato rilevante è la sigla che rispetto a quella giapponese ha riempito i pomeriggi della mia generazione: Daitan III era interpretata dai Micronauti su un testo di Luigi Albertelli di cui la musica e l'adattamento era di Vince Tempera. Considerato uno dei migliori robot tra i tanti di quel periodo.
Critica della Critica
Atteggiamenti dell'arte oggi
L'affievolimento critico
Da oltre un quindicennio il mercato dell'arte è in crisi per la totale assenza di dialogo e confronto critico che via via si è lasciato andare ad una sorta di politicamente corretto o meglio di buonismo culturale che ha infiacchito l'analisi pura sino ad appiattirla se non a spazzarla via dal panorama culturale. Potremmo definire questa una fase di neo-maniera o di transizione ma la contemporaneità è stata minata dal minor peso della critica venduta ai sistemi di riferimento e trasformando la fitta schiera di intellettuali alla stregua di influencer prezzolati. Conta solo la visibilità. Gallerie e musei nazionali sotto le tendenze internazionali da una parte hanno appiattito le scelte a mera spettacolarizzazione del fenomeno mentre dall'altra è sparito quasi del tutto il dibattito da parte degli intellettuali che approvano in maniera indiscriminata senza dare linfa ad un discorso complesso: l'assenza di dibattiti critici (se non disamine personali che pontificano senza un contraddittorio) hanno ulteriormente creato distanza tra pubblico e arte. Senza un impatto culturale, un dibattito accanito di visioni contrastanti l'arte ha perso quel principio avanguardistico secondo cui un'ideologia culturale per quanto radicale e trasversale possa mettere in discussione il già fatto. Quindi se da una parte il mercato è in crisi per la perdita progressiva di interesse da parte di collezionisti oramai stanchi dalle libere scelte dei promoter degli stand dall'altra il buonismo di critici ridotti ad una fitta schiera di intenditori faidate che elogiano le scelte estetiche di un sistema organizzativo chiuso per il proprio tornaconto decidendo di non esporsi più di tanto ed evitare di perdere il consenso del pubblico. Che i critici tornino a pensare, a studiare, a dire la loro aprendo la via a scelte e tendenze che a loro volta stimoleranno le scelte estetiche dei curatori di mostre anche se trovassero difficoltà ed una certa resistenza da parte di coloro che si sono arroccati nei loro templi: prima partiva dalla critica la scelta estetica degli organizzatori sino ai pittori ora è avvenuto esattamente il contrario e la critica equivale a semplice descrizione delle scelte altrui. Il ghota della conoscenza servendosi di piattaforme digitali o televisive cerca l'approvazione del pubblico, la visibilità, la fama: tutti scrivono libri senza esporsi troppo, tutti rievocano un revisionismo di sorta, tutti mirano ad un posto d'onore sui red carpet della celebrità. La rottura degli schemi, il giudizio fuorviante così come la pura analisi di un atteggiamento epocale tendenzioso troverebbe un esercito di detrattori ed essere apripista di uno scossone culturale diverrebbe oramai arduo. Servono critici che tornino a fare critica e non presentatori di spettacoli vuoti che traducono l'arte in merce.
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Storia del CINEMA
La crisi finanziaria che sconvolse il mondo: Lehman Brothers
MARGIN CALL

E' del 2011 il capolavoro di J.C. Chandor che oltre ad un cast d'eccezione come Kevin Spacey, Jeremy Irons, Simon Baker, Demi Moore e Stanley Tucci descrive le ventiquattro ore di Sam, un banchiere direttore della Global Markets proprio nel momento in cui nel 2008 Wall Street segnava uno dei momenti più brutti della storia finanziaria. A questo punto combattuto tra il proprio conflitto interiore e le scelte del proprio amministratore delegato che ha valutato di svendere tutti i titoli MBS della società per poterla salvare dalla catastrofe.Sam è consapevole del fatto che saranno tagliate molte teste e molte persone, impiegati e lavoratori perderanno il loro posto di lavoro perché il mondo sta cadendo proprio in quelle drammatiche ore in una delle crisi finanziarie più devastanti da quella del 1929. Ed il titolo rinvia proprio alla chiamata che il broker effettuava per comunicare al cliente che il proprio investimento in bilico potesse essere venduto o reintegrato. Il fallimento della Lehman Brothers nel 2008 rappresentò il più grande fallimento nella storia delle bancarotte internazionali: si trattò di una vera catastrofe da quando la quarta banca statunitense più potente del mondo crollò sotto il peso dei mutui subprime. Alcuni esperti dichiararono che avrebbe potuto salvarsi se le autorità americane fossero intervenute in tempo ma non fecero nulla e gli interventi successivi furono altrettanto distruttivi. All'epoca fu un evento inaspettato che aprì una voragine non solo nell'insolvenza dei mutui ma per quelli che in gergo vengono chiamati prodotti derivati (come quelli ipotecari e nel momento in cui le banche non sono state in grado di ripagare le rate di questi mutui le quotazioni dei derivati hanno cominciato a crollare): nonostante le spalle larghe della Lehman Brothers e i diversi negoziati nei vertici d'emergenza portassero il governo a dar loro garanzie non portarono a nulla di fatto. Le banche di mezzo mondo che avevano derivati legati a mutui ed altri prestiti si sono trovate allo sbaraglio scatenando un effetto domino che ha tolto il lavoro a tanta gente soprattutto facendo ripensare a quei prestiti erogati a chi non avesse avuto le garanzie per ripagarli. Ed il film mostra questi momenti drammatici in cui un'intera classe dirigenziale comprese " Che fosse finita la musica" e che una nuova era finanziaria stesse per soppiantarne un'altra.
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Ha senso creare un'impalcatura sperimentale per gestire i
turisti nella celebre fontana conosciuta in tutto il mondo?

La scelta di transennare la celebre Fontana di Trevi ha suscitato polemiche soprattutto da parte dei commercianti e degli abitanti di Roma perché parte dell'istallazione poggia direttamente nell'ampia vasca di marmo sottostante e questo non solo danneggerebbe l'estetica dell'opera a cielo aperto ma direttamente la struttura portante. Tentativo momentaneo ma lo scopo della passerella sarebbe stato quello di consentire ai numerosi visitatori di avvicinarsi letteralmente all'opera colossale in maniera ordinata senza danneggiarla come era avvenuto in passato: ci fu un primo intervento tra il 1989 ed il 1991 mentre quello successivo è stato effettuato tra il 2014 ed il 2015 grazie anche al contributo di Fendi. Ma ora che per il Giubileo è stato realizzato questo progetto sembra che il colosso romano che ha attirato turisti da tutto il mondo ne paghi direttamente le conseguenze. E' giusta tale posizione? Costruita sulla facciata di palazzo Poli da Nicola Salvi per volontà del Papa Clemente XII esattamente nel 1731. Il concorso fu in realtà vinto dallo scultore francese Lambert-Sigisbert Adam ma il papa non voleva che uno straniero ne prendesse il controllo e la affidò alle maestranze italiane sino al suo completamento nel 1762. Ecco come a Roma il tema del mare diventi centrale grazie all'idea del Salvi che volle creare un effetto ottico grazie alla scalinata che risolveva il problema del dislivello: ecco la statua di Oceano di Pietro Bracci sul progetto di Giovanni Battista Maini così come alle nicchie che riprendono la Solubrità e l'Abbondanza dello scultore Filippo della Valle. A renderla ancora più celebre furono pellicole cinematografiche: partendo da La Dolce Vita di Federico Fellini del 1960 in cui Anita Ekberg si fece il bagno davanti ad un attonito Marcello Mastroianni sino al Tototruffa del 1962 diretto da Camillo Mastrocinque in cui Totò voleva venderla ad un turista americano. Era celebre per il fatto che i turisti lanciassero le monete al suo interno esprimendo il desiderio di tornare nella città eterna e che fosse vietato ai visitatori di lanciarle dentro o raccoglierle pur se ne tappezzavano il fondale. E' ancora possibile dopo che l'impalcatura è stata rimossa? Un patrimonio universale per l'umanità sicuramente non solo dal punto di vista storico ed estetico ma per il materiale ricercato che la rende unica: è realizzata infatti con una roccia sedimentaria carbonatica detta travertino ovvero una roccia tenera importante anche dal punto di vista geologico. Risaliva dal 19 a.C. quel tratto terminale dell'acqua vergine ovvero dell'unico acquedotto romano rimasto in funzione da allora dal progetto dell'architetto Agrippa sotto l'imperatore Augusto. Questa tipica roccia proveniente dall'area delle Acque Albule e dei monti Tiburtini lungo l'Appennino Centrale oltre ad una profonda lavorazione richiedeva anche lunghi trasporti ed in questo gli antichi romani erano maestri indiscussi e l'opera in definitiva mantiene caratteristiche tipiche ed uniche al mondo. Dunque per rispondere alla domanda confermo le buone intenzioni della gestione che valutava di contingentare la massa dei visitatori che viene a Roma non solo per ammirare il Colosseo ed i Fori ma questo capolavoro di ingegneria: non vorrei che questo finisse nel calderone delle prenotazioni telematiche essendo un capolavoro a cielo aperto o che mirasse a far pagare un ticket per le visite guidate come avviene oramai per tutte quelle strutture che dovrebbero essere ad entrata libera come le chiese che tappezzano il nostro Paese e che per visitarle escludono la questione mistica decadendo invece nel vile tornaconto degli speculatori. L'arte almeno in questo caso dovrebbe essere accessibile a tutti senza denaro!
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Approfondimenti:
Felix Gonzales Torres
Siamo nel tempo in cui prendere dello sterco e predisporlo all'interno di barattoli diventa arte. Da Piero Manzoni a Cattelan con una banana attaccata con un nastro ad una parete viene venduta all'asta per cifre esorbitanti. Ed ecco una massa di caramelle gettate disordinatamente per terra diventano un'installazione: ci ha pensato Felix Gonzales Torres che come ho già avuto modo di affrontare altrove ha affrontato ampiamente questo tipo di linguaggio; omosessuale tentò negli anni Novanta di lanciare dardi linguistici verso il grande pubblico provocandolo con la sua arte. Si ispirò al suo compagno Ross Laycook morto di Aids agli inizi del '90 e da quel momento prese oggetti dalla vita quotidiana come carta, lampadine e caramelle disponendole in veri e propri contenitori di significato. E questa volta è toccato proprio alle caramelle: ammucchiate in un angolo del Metropolitan Museum of Art di New York tutti potevano accostarsi ad esse prenderle e portarle a casa con lo scopo di rendere l'arte non solo di tutti ma effimera al punto che alla fine non ne sarebbe rimasta nemmeno una. Ognuno aveva la possibilità non solo di soddisfare la propria golosità ma di portare via un pezzo dell'opera a disposizione di chi ne gradisse un po'. Felix voleva lasciare qualcosa di sé a tutti soprattutto in previsione della sua malattia che lo portò via nel 1996. Lui la dedicò all'amato amico che era arrivato a pesare ottanta chili e così fece pesare il cumulo di caramelle che via via venivano portate via dai visitatori e che lui ridisponeva affinché questo peso simbolico rimanesse inalterato. Un'idea originale per quanto bizzarra che ha suscitato sicuramente tante polemiche a cui sarebbe lungo rispondere: cito ironicamente l'idea filmica di Alberto Sordi nella pellicola Le vacanze intelligenti (1978) in cui Alberto Sordi ed Anna Longhi interpretano questa coppia antiquata che si reca alla Biennale di Venezia sino al momento in cui la moglie oramai stanca si siede e viene scambiata dai visitatori per un'opera d'arte. Oramai l'artista vive la propria opera come fruitore: non disposto soltanto a dare la propria visione del mondo ma a condividerne gli effetti più intimi e ricettivi; Felix ha denunciato la leggerezza dell'essere attraverso un peso condannato a sublimare data la caducità del tempo ed il fatto di poter prendere qualcosa da un Tutto e separarlo progressivamente porta a valori superiori in cui è legge universale essere in un qui ed ora momentaneo in cui le singole particelle di un qualunque corpo siano condannate alla frammentazione, alla dispersione ed a nuove possibilità di continuazione. Prendere una caramella dal mucchio significava darle una nuova collocazione ovunque andasse in un moderno senso di eternità utilitaristica.

