Trentottesima Uscita

01.11.2026

Copertina

Artisti della Guerra

OTTO DIX

Invalidi di guerra giocano a carte

(1920). Olio su tela. Nueue Nationalgalerie. Berlino

(Pagina 10)

Libri da leggere:

Analisi del Testo

LOOP Cydonia:

Andrea Domenico Taricco

Romanzo Fantascienza (pagina 2)

Pagina 1

Architetture Impossibili:

KUNSTHAUS GRAZ

Graz (Austria)

Si trova in Austria la struttura avveniristica simile ad un'astronave. In realtà è una casa dell'arte ed è stata progettata da Peter Cook e da Colin Fournier. Inaugurata nel 2003 a Graz proprio nel momento in cui veniva eletta come Capitale Europea della Cultura esprime totalmente l'idea di ingegno e innovazione.

Viene considerata un'Architettura Blob (Blobbista) secondo cui rientra nel movimento architettonico contemporaneo ove gli edifici vengono progettati seguendo una spinta organica alludendo al film fantascientifico del 1958 The Blob. Fluido mortale. In questo caso la struttura ha una forma di bolla tipica di questa ondata architettonica nata nel primo decennio del XXI secolo ed è definita anche Friendly Alien per la sua forma bizzarra tanto che di notte la struttura si illumina lanciando segnali luminosi verso il cielo distaccandosi dagli edifici circostanti.

Palazzo Grassi (Venezia)

Permanenza dell'Impermanenza

AMAR KANWAR

Palazzo Grassi dedica la sua ultima istallazione all'artista indiano Amar Kanwar. Classe 1964 sarà sistemata al primo piano l'opera The Peacoock's Graveyard del 2023 a sua volta parte della Pinault Collection.

Siamo a metà strada tra opera d'arte e spazio di convergenza meditativo in cui i gradi esistenziali dell'esistenza di amalgamano ad un'esperienza meditativa che chiama il pubblico a partecipare attivamente. Diviene anche oggetto di riflessione sulle credenze di partenza in cui le certezze sembrano svanire innanzi al tempo che passa.

L'opera assume connotazioni profonde soprattutto in un tempo storico come questo in cui la materialità, il denaro e la guerra affliggono le persone e la dimensione spirituale sembra allontanarsi dalla crescita personale. Lo spunto dialettico che pone l'artista dunque apre la mente nella speranza di far dialogare la sua opera con la folla.

A cura di Jean-Marie Gallais, curatore Pinault Collection

Dal 29 marzo al 10 gennaio 2027

Pagina 2

ANALISI del Testo: fantascienza o previsione apocalittica?

Estate 2025. L'uomo ordinario necessita di punti fermi per combattere il vuoto che ha dentro: vite convenzionali motivate dai legami verso gli altri, da un lavoro sicuro, da illusioni che mantegano in vita la routine e di conseguenza la certezza di essere parte di qualcosa. Quelli come me che disprezzano simili costrizioni sono destinati a restare soli. E la solitudine è riempita dalla ricerca, dalla creazione, dallo studio, dall'analisi perpetua.

La Trilogia ENTROPICA come già definito descrive un momento di massimo disordine in cui l'assenza e la casualità predispongono a una sorta di stato latente. E' qui che il lettore è condotto nella speranza che si liberi dalle maschere cui dedica la propria esistenza e si ponga domande che lo riportino a se stesso.

Il terzo romanzo LOOP Cydonia tocca la fantascienza ma disvela il legame tra le Sette Entità Ancestrali esoteriche (Untanas, Quertas, Chietal, Goyana, Huertal, Semveta, Ardal) e il sommo Gargal che sconfitto l'Ebromanto nel romanzo fantasy mostra il suo vero volto. Dagli spazi metafisici alla tremenda realtà, ecco tutto. Un uomo in coma, un semplice uomo attaccato a una macchina per restare in vita. Non è forse il riflesso di individui morti in vita che realizzano i propri sogni richiudendosi in essi? Il risvegliato ha una via d'uscita? Il caos, il disordine, l'anticonvenzionale smuove la routine dell'individuo a smarrire gli schemi a cui è legato trovando un Sé oramai destrutturato. Che cosa resta dopo questo disvelamento? Solo l'amarezza per una società omologata che riduce l'individuo a oggetto passivo.   

Un filosofo della portata di Friedrich Nietzsche sosteneva che uno spirito libero fosse colui che non si conformasse agli altri ovvero che fosse nella facoltà di pensare diversamente da come ci si aspetterebbe in base alla sua origine, all'ambiente o stato di provenienza. Cito il filosofo per definire il seguente testo LOOP Cydonia ideato nella lunga estate del 2025. Insieme a Trismegistus: il manoscritto della follia (maggio/luglio) in cui ci caliamo nella dimensione esoterica, il successivo Kalidor e la maledizione di Gallagher (agosto) su base fantasy ovvero racconti a braccio generati per i miei giovani nipoti e LOOP Cydonia (settembre) su concezione fantascientifica costituiscono La Trilogia ENTROPICA secondo cui un romanzo esoterico, fantasy e fantascientifico raggiungono massimi livelli di rivolgimenti interni in cui il complotto, la lotta contro le forze del male, la perdizione in mondi satanici, onirici o stregoneschi rinviano a uno stato alterato di coscienza che mira a una via di fuga. Lo spirito libero è sempre colui che tenta in queste storie di venirne fuori, di rimettere le cose al loro posto eppure si trova invischiato in sette millenarie, in mondi fiabeschi in guerra tra loro o tra gli scenari apocalittici di un mondo destinato a crollare in cui qualcuno con l'aiuto di qualcun altro tenta la disperata via della resistenza. La Trilogia ENTROPICA pone queste domande spingendo la fantasia in mondi paralleli che hanno le loro radici proprio nel nostro mondo perché è in questo che vuole riportare il lettore e fargli vedere con occhi rinnovati la prigione in cui esiste.         

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Divismo internazionale

Eva Gaelle Green

A proposito di magnetismo e sensualità

Nata a Parigi nel 1980 era figlia d'arte: sua madre attrice proveniente dall'Algeria francese e di un dentista svedese di origine bretone. Cresce nell'ambiente francese e frequenta l'Ecole Internationale, bilingue ed aspira a diventare egittologa anche se poi nel tempo cambia idea e decide di diventare un'attrice. Intanto studia e si diploma ai Cours Eva Saint-Paul, ovvero la scuola di recitazione dell'attrice Eva Saint-Paul per poi trasferirsi a Londra in cui studia presso la Webber Dopuglas Academy of Dramatic Art ed ancora presso la New York Univsersity's Tisch Scholool of the Arts. A partire dal 2001 inizia il suo percorso di attrice esordendo con Iris in Jalouise En Tris Fax e da qui lavorerà con Bertolucci nel 2003 in The Dreamers - I sognatori sino poi ad essere consacrata a film epici come Le Crociate – Kingdome of heaven sino a La bussola d'oro nel 2006 o Casino Royale. Sarà nel 2007 che girerà Franklin sino a perfect Sense l'anno successivo. Riveste ruoli di femme fatale in Artemisia di 300- l'Alba di un impero e viene eletta sex symbol quando la locandina di Sin City fu censurata negli Stati Uniti.

Bella, dallo sguardo profondo e magnetico, sensuale e dolce, triste trasognata nel 2007 è diventata testimonial del profumo MidnightPoison di Dior girando il celebre spot diretto da Wong Kar-wai. E' stata modella per Breil, Armani, Lancome e Heineken ed è diventata nuova ambasciatrice del marchio Bulgari.

Il suo magnetismo così come la capacità di adattarsi ai diversi ruoli la eleggono tra le attrici più fervide dello scenario contemporaneo.

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La Vetrina

RC III
Franca Sacchi

La VETRINA Franca Sacchi ha chiuso il ciclo dell'Arcaismo Pulsionista con una mostra a lei dedicata intitolata: il Monismo. Più nello specifico possiamo affermare che per Monismo in termini filosofici dovremmo definire tutto ciò che differenziandosi dal pluralismo così come dal dualismo si diretto al Sé e che riduca la realtà per come la intendiamo nella sua vastità ad un unico principio secondo cui le diverse parti del tutto per quanto diversificate e distanti dipendano essenzialmente da una sola sostanza.

Tale sostanza diviene nel discorso pittorico della Sacchi espressione di una sovra-realtà od espressione che ha a che fare con lo stato interiore e non più con quello esteriore (quale proiezione di un proprio modo di (vedere-sentire). I meta-simboli che utilizza nelle sue opere sono condensati emozionali che inducono proprio l'osservatore a sganciarsi dalla realtà e tornare in essa accogliendola non come verità ultima ma possibilità aggregativa di uno stato momentaneo: per fare questo è necessario avere la conoscenza che l'artista ha maturato nel tempo: la bambina prodigio, orecchio assoluto musicale ora è immersa nella pittura.

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Il genio pensatore

Terence Tao

L'uomo più intelligente del mondo

E adesso stacchiamoci per un momenti dal discorso artistico per soffermarci su una dote naturale: l'intelligenza. Terence Tao è considerato l'uomo con maggiore quoziente intellettivo al mondo. Sarà un pregio o un difetto?

Nato ad Adelaide nel 1975 Terence Chi – Shen Tao è un matematico australiano che nel 2006 ha vinto la medaglia Fields. La sua attività è fondata sulla ricerca basata sui campi specifici dell'analisi armonica delle equazioni differenziali sino alle derivate parziali. Spazia ancora sulla teoria analitica dei numeri e delle rappresentazioni sino alla combinatoria. La cosa sorprendente è stata la dimostrazione del teorema Green-Tao in collaborazione con Ben Green i quali hanno sostenuto l'esistenza di progressioni aritmetiche arbitrariamente lunghe dei numeri primi. Insegna presso l'università di Los Angeles in California ed è conosciuto come l'uomo più intelligente al mondo: si pensi che il suo QI è stato certificato di 230.

Sin da piccolo è stato considerato un bambino prodigio tanto che all'età di nove anni iniziò a seguire corsi universitari di matematica e partecipò giovanissimo alle Olimpiadi Internazionali della Matematica vincendo diverse medaglie. Come se non bastasse all'età di diciassette anni presso la Flanders University ha vinto una Fubright Sholarship e dopo studi presso la Princeton University è giunto a Los Angeles. Detta diversamente Tao è un genio matematico che ha lamentato la scelta di Trunp di tagliargli i fondi per la ricerca ma nonostante tutto non si scoraggia. A questo punto dovremmo davvero tenerlo in alta considerazione dato che il punteggio di 230 lo pone al di sopra di geni che hanno rappresentato una svolta nel campo della storia umana: si pensi che Albert Einstein aveva un quoziente inferiore: si stima che il grande scienziato di ogni tempo raggiungesse i 160. Il valore di una simile capacità applicata poi alla matematica così come la precocità sin da quando era bambino così come il suo contributo scientifico. Ora dovremmo specificare che la plus-dotazione intellettiva costituisce una capacità mentale non comune secondo cui si svilupperebbero nel soggetto caratteristiche personali e comportamentali che si esprimono in maniera differente. In questo caso dovremmo dunque definire il concetto di talento ovvero di una predisposizione innata ma che non basta per ottenere risultati elevati: a questo unendo componenti motivazionali dovrebbero poi valutarsi gli aspetti di plus-dotazione la quale a sua volta è considerata anche come capacità innata non determinata dunque dall'apprendimento sistemico. Il talento invece indicherebbe l'eccezionale padronanza di competenze che sono state sviluppate in maniera sistematica in un campo delle attività umane. Se la plus-dotazione ed il talento si compensano è possibile dunque raggiungere le alte sfere dell'intelligenza come nel caso dell'australiano Tao.

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Riflessi post-globalisti sul mondo dell'arte e della cultura

Gli artisti erano geni?

Aspetti controversi della conoscenza: la Genialità

Un tipo di affermazione ricorrente che ritroviamo nei testi di storia dell'arte così come nelle analisi di molti critici è quella di definire gli artisti dei geni veri e propri. Molti artisti infatti del calibro di Michelangelo o Leonardo da Vinci sino a Picasso sono definiti veri e propri portenti dell'ingegno umano per le loro capacità tecniche e per il modo in cui hanno rivoluzionato l'arte superando i limiti e le convenzioni del loro tempo.

Molti di questi geni hanno osservato, tradotto e trasformato la materia piegandola al proprio status mentale sino a rubare letteralmente le idee che erano state formulate prima di loro apportando innovazione ed originalità.

La loro capacità di rielaborare si è sicuramente spinta più in là dei loro contemporanei ed in molti casi non sono stati immediatamente compresi perché stravolgevano le regole o le riformulavano aprendo la strada ed anticipando linguaggi che sarebbero venuti secoli dopo.

Questi maestri sono per tali motivi definiti geni veri e propri anche se nel corso del tempo tale affermazione è mutata passando da un concetto di multiforme ingegno rinascimentale ovvero di capacità innovativa e di precoce balzo in avanti e di conseguenza lette come figure che incarnano lo spirito di un'epoca più ampia a entità con doti innate e con comportamenti del tutto stravaganti.

Dobbiamo allora fare delle precisazioni: il genio artistico è colui che riesce a distinguersi mediante la creazione di opere che hanno un impatto postumo alla produzione del tempo in cui è stata realizzata apportando caratteri innovativi all'intero panorama dell'arte e della cultura. Tale aspetto pianta le radici nelle idee del tempo e dopo averle assimilate e rielaborate giunge alla definizione di qualcosa di nuovo e senza precedenti spingendo più in là le risorse fino a quel momento disponibili. Eppure questo aspetto dell'innovazione ha avuto in numerose storie biografiche controparti del tutto particolari sino a determinare caratteri e personalità piuttosto complesse sino a sfociare in alterazioni psicologiche se non in disturbi bipolari, depressivi che rasentavano la follia.

Il genio folle sarebbe giustificato dal suo estro innato, dalla sua apertura alle sfere più elevate del sapere tanto da fargli dimenticare la realtà proiettando tale grandezza ad una smania impossibilitata oramai a tornare indietro: la mania di grandezza si trasformerebbe poi in depressione e frustrazione.

L'artista in questo caso diverrebbe un genio solitario, incompreso, tenuto in considerazione solo per le sue abilità e di conseguenza si sentirebbe messo da parte dalle masse, isolato e al limite della sopportazione tenterebbe addirittura di suicidarsi od in qualche modo di porre fine alle sue sofferenze.

Tali considerazioni hanno cambiato aspetto anche nel corso dei secoli: nel Rinascimento il genio era considerato l'uomo universale capace di eccellere non solo nella propria disciplina. Michelangelo e Leonardo come citavamo sopra, sono gli esempi di questa propensione ad aprirsi alle diverse discipline; la visione romantica invece spingeva il significato alla concezione divina ovvero di una figura capace di esprimere l'infinito e di conseguenza in linea con lo spirito dell'epoca in corso: connotati che esaltavano il genio creatore a grande padre di uno spirito nazionale e identitario a cui aspirare.

Eppure la propensione creativa è solo una delle caratteristiche della genialità così come noi la intendiamo oggi. La razionalità gioca un ruolo fondamentale nella società contemporanea: dalla fase meccanica a quella industriale sino a quella elettronica e informatica l'intelligenza è la sostanza dell'epoca in corso.

Tornano le considerazioni precedenti riferite al matematico australiano con il coefficiente di intelligenza più alto al mondo è considerato genio con questa plus-dotazione ovvero questo modo diverso di essere intelligente.

Come dicevamo sopra incidono l'istruzione, gli stimoli esterni, le idee secondo cui una persona dotata di curiosità reagirà all'ambiente di riferimento dando vita ad una vera e propria arborescenza.

Secondo i calcoli della scienza il valore medio di questa lettura dovrebbe partire da un QI superiore a 130 ovvero adempiendo ai caratteri di plus-dotazione o giftdness secondo cui queste persone avrebbero atteggiamenti innati sin da piccoli come la curiosità, la velocità, l'originalità, la creatività sino alla capacità di produrre in breve tempo risultati che altre persone raggiungerebbero in un tempo maggiore.

Il Qi può avere diverse applicazioni: dalle scienze logiche a quelle creative è il contesto ed il materiale dato a queste persone il mezzo per esprimere la loro propensione allo sviluppo ed all'attuazione della loro idea ultima.

E così torniamo al discorso relativo agli artisti: erano geni dal QI elevato o personalità geniali? Non sappiamo quale fosse il QI di Michelangelo o di Bernini per l'elaborazione delle loro opere. Dunque definiremmo geni entità di cui non siamo in grado di stabilire il loro quoziente intellettivo. Eppure dagli elaborati che si sono trasmessi nel tempo, ovvero dalla serie di lavori che furono realizzati in quelle determinate epoche possiamo comprendere che costoro fossero precursori, innovatori, anticipatori di un linguaggio universale.

Dunque la genialità fu una caratteristica a loro imputabile a pieno titolo data la mole di opere che testimoniano il loro grado di applicazione degli strumenti di cui disponevano in quel tempo. Dunque mi sembra opportuno distinguere il fatto di definirli geni di cui non abbiamo un grado di valutazione effettivo per misurarne lo stato di intelligenza ma geniali perché le loro opere ne documentano lo slancio cognitivo, comparativo ed emotivo.

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MODELLI CULTURALI &

STEREOTIPI EDUCATIVI

Tilly Norwood

L'attrice umana o di Intelligenza Artificiale?

E' da qualche tempo che si sta discutendo della crisi del cinema. A prescindere dal calo di frequenza delle sale cinematografiche l'industria del cinema fatica a mettere insieme denari di produzione alla ricerca di soggetti e fondi che lo possano tenere in vita. Se qualche tempo fa faceva discutere la questione di utilizzare programmi di intelligenza rigenerativa per la messa a punto di cloni di attori scomparsi. Già nel 2018 fu possibile nel film con Will Smith intitolato GEMINI MAN in cui recitava lui stesso in una versione di sé Junior realizzata con effetti speciali della CGI ovvero della Computer Generated Imagery.

Ma adesso siamo andati oltre. Nel 2025 alla Zurich Film Festival è stata presentata una nuova attrice: Tilly Norwood.

Non si tratta di una mascotte digitale o di una semplice icona da social ma di una talent virtuale ovvero di una creazione digitale che esiste virtualmente, visivamente e vocalmente che è pronta a candidarsi per ruoli in film, pubblicità e qualsivoglia format legato al mondo video.

Dunque alla recitazione diventa materia di pixel e propmpt tanto da far scuotere il mondo del cinema hollywoodiano.

La prima attrice di Intelligenza Artificiale potrebbe minacciare il lavoro di molti colleghi intenti a rivendicare il diritto di essere ancora umani.

La candidata all'Oscar Toni Colette ha dichiarato apertamente il suo dissenso e la sua preoccupazione innanzi a questo abominio tecnologico: in rete ha postato una serie di emoji che esprimo paura perché incombe sulle case di produzione cinematografiche la nuova tendenza ad utilizzare Digital Actors al posto di quelli fatti di carne e sangue.

Per le produzioni costerebbe di meno anzi: sarebbe possibile non solo creare nuovi modelli di bellezza ma clonare gli artisti defunti. Potrebbero uscire nelle sale nuovi film di Marlon Brando con Paul Newman; potrebbe tornare Marylin Monroe e recitare con Robert Redford.

Oppure potrebbero far ringiovanire Clint Eastwood e farlo affiancare da un giovane Digital Actor che ibrida due o più attori scomparsi generando qualcosa di nuovo e autentico.

La sua creatrice Van der Velden a sua volta non convinta di chiamarla attrice se non un atto di immaginazione e creatività da cui sperimentare nuovi orizzonti.

Ma non è finita qui. La SAG-AFTRA ovvero il sindacato degli interpreti americani ha dichiarato che la creatività debba essere fondata sull'uomo. L'unione dei sindacati si oppone in maniera categorica all'utilizzo di attori sintetici. Sostengono dunque che la Norwood non sia un'attrice ma un personaggio generato da un programma informatico e che l'utilizzo sconsiderato di questo abominio potrebbe un giorno incidere sul lavoro di esseri umani.

Una contestazione legittima che sembra uscita da un film di fantascienza. Avremmo mai detto che un giorno avrebbero realizzato film senza attori? A questo punto anche le scenografie potrebbero essere incollate dal serbatoio di immagini che l'Intelligenza Artificiale contiene in sé.

Un giorno saranno realizzati film senza set e la tecnologia sarà così avanzata che un Kolossal come Ben Hur potrà realizzarlo un adolescente comodamente seduto nella sua stanza digitando sul suo Tablet.

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Artisti della Guerra

Rubrica di approfondimento

Otto DIX

Invalidi di guerra giocano a carte

(1920). Olio su tela. Nueue Nationalgalerie. Berlino

Otto Dix costituisce l'apice di questa rassegna dedicata agli Artisti della Guerra. Il suo nome completo era Wilhelm Heinrich Otto Dix ed è stato uno degli artisti di punta della Nuova Oggettività tedesca per mezzo della quale esprimeva le frustrazioni di una società che stava entrando passo dopo passo nell'abisso della seconda guerra mondiale. L'artista tedesco nacque a Gera nel 1891 e morì a Singen nel 1969 da una modesta famiglia di origine proletaria: il padre lavorava in fonderia e lui iniziò la Scuola d'Arte Decorativa a Dresda per poi accedere all'Accademia di Belle Arti.

Intorno al 1912 proprio a Dresda visitò una mostra su Vincent van Gogh e ne rimase folgorato.

Quando poi scoppiò la prima guerra mondiale si arruolò volontario nell'esercito tedesco combattendo come sottoufficiale sul fronte occidentale contro inglesi e francesi e così sul fronte orientale contro i russi. Nonostante le ferite riportate tornò salvo dalla guerra anche se lacerò per sempre il suo carattere. Fu il tempo in cui si dedicò alla pittura esprimendo le sofferenze ed i patimenti che aveva vissuto in prima persona.

Realizzò così il Polittico della Guerra nel 1932 in cui è descritta perfettamente l'angoscia di chi conosceva bene le tragedie del fronte e della morte.

Da questo momento aderì al Gruppo 1919 della Secessione di Dresda per poi aderire al gruppo dadaista tedesco in piena accettazione dei modelli offerti da Zurigo. La dimensione espressionista lo pose in relazione a Grosz, a Griebel, a Segall per poi trasferirsi a Dussendorf dove aderì alla Nuova Oggettività.

Qui avvenne la perfezione dello stile e la consapevolezza del suo ruolo pittorico secondo cui era critico con la società germanica a cui apparteneva notando l'emarginazione che vivevano i reduci come lui dal fronte. Era solito dipingere soldati sfigurati, esseri umani sofferenti all'interno delle trincee ove sembrava quasi di respirare l'odore del sangue.

Nel 1925 partecipò ad una mostra della Nuova Oggettività a Mannheim per poi spostarsi ancora a Berlino e Dresda dove insegnava in Accademia.

Dal 1933 l'avvento del nazismo non trovò in lui adesione: era considerato un artista degenerato e perse l'incarico di insegnante. La sua opera espsota tra quelle messe all'indice dal Reich lo mise nella circostanza di fuggire verso il lago di Costanza ove si dedicò esclusivamente alla pittura. Gli furono tolte le opere a cui aveva lavorato con l'accusa di aver attentato alla vita del Fuhrer e fu catturato dai francesi nel 1945 dopo che era stato forzatamente mandato al fronte. Si stabilì così nella Repubblica Democratica Tedesca e morì qualche anno dopo lasciando i suoi averi alla moglie ed ai suoi tre figli.

Polittico della Guerra. Olio su tela (1932)

Come è ravvisabile dall'insieme del suo lavoro pittorico Dix fu un vero e proprio cantore della guerra.

Il senso di morte aleggia nei suoi lavori lasciando lo spettatore spiazzato: sembra che non ci sia redenzione, possibilità di salvezza ma solo dolore, patimento, angoscia.

La lezione sul campo appresa durante la Grande Guerra fu per lui dominante e la caduta umana che provò in campo su entrambi i fronti tolsero in lui la gioia di vivere.

Fattori che portò dentro per il resto della sua esistenza e l'avvento del nazismo fu per lui la prova di questo smarrimento: la società tedesca già logorata dalla fine del conflitto rimase al margine delle altre democrazie che erano uscite vincitrici con gli Alleati. La seconda guerra mondiale fu il colpo di grazia: la fuga, il desiderio di andare quanto più lontano e salvare il salvabile sembravano le uniche cose possibili per un mondo alla deriva.

Ed oggi mentre le nazioni tacciono sullo scempio in atto e la gente muore tornano in prima linea queste opere che decantano il logoramento umano, la sofferenza becera di corpi senza umanità ma ridotti a maschere grottesche di un dolore smisurato. 

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Storia del Fumetto

RAHAN

Il figlio dei tempi selvaggi

Parliamo di una serie animata francese del 1986. Era ambientata nella preistoria prendendo spunto dal fumetto di Roger Lecurreux e Andrè Cheret. Solo nel 1988 venne trasmessa da Rai 1 nel 1988 e fu articolata in 26 episodi. La trama era piuttosto semplice: rimasto orfano sin da quando era piccolo Rahanfu raccolto dal clan di Crao e lo portò con sé al villaggio della Montagna Azzurra.

Crebbe forte ma essendo diverso perché aveva la pelle chiara dovette adattarsi: tutto scorreva bene fino all'eruzione di un vulcano che spazzò via l'intero villaggio e Crao prima di morire gli donò la collana che porterà sempre al collo. Da qui una serie di avventure che descriveranno il mondo primitivo dell'umanità e del suo innamoramento per Alona. Ed una serie di situazioni in cui dovrà usare l'intelligenza, la forza e l'astuzia per riuscire nella propria sopravvivenza.

Critica della Critica

Atteggiamenti dell'arte oggi

L'Intelligenza:

Dagli umani alle macchine, dai droni sino alla spesa. Il paradosso dell'automatismo passivo che ci instupidisce

L'intelligenza ha rappresentato da sempre uno dei criteri fondamentali per valutare un essere umano od una qualsiasi forma organica che si adattai alla sopravvivenza. La parola intelligenza dunque non è esclusivamente fondata sulla logica, sulle capacità di apprendimento o sulla velocità di calcolo e di ragionamento. E' intelligente la materia nella sua capacità spontanea di generare la vita e nello stesso modo la natura di creare la vita: dalle stelle agli atomi esiste un'intelligenza superiore, divina capace di creare al di là del bene e del male: intelligenza attiva.

Eppure l'espressione intelligenza è divenuta parte immanente di tutte le cose: le guerre sono combattute non più esclusivamente dagli esseri umani ma da macchine sofisticate: i computer super-quantistici tengono in scacco le persone, i territori, le nazioni. I droni sono diventati nuovi strumenti di morte che si alzano per aria con pilota da remoto e consentono di colpire a distanza intere aree e annientarle anonimamente L'intelligenza divina così si è trasferita dall'uomo alla macchina: i droni gestiti da Intelligenza Artificiale e così le armi corrette dal freddo calcolo di un algoritmo vengono definite armi intelligenti.

Tutto è intelligenza. Persino il carrello della spesa come in molti spot pubblicitari viene cantato dalle soubrette. Insomma il concetto socratico di una divinità super-intelligente che regola le cose e che solo una mente evoluta sia in grado di riconoscerla sembra tradursi in questi nuovi parametri di giudizio.

Non parliamo più di un'intelligenza morale determinata dal controllo di una coscienza che è qui per compiere le proprie scelte ma di una serie di regole e paradigmi, di divieti e funzioni che fanno scattare automaticamente una progressione, una reazione ad uno stimolo precedente.

L'intelligenza diviene una sorta di processo integrato secondo cui avverrebbero gradualmente degli automatismi passivi a prescindere da un grado etico o definito dall'anima del soggetto ma dai dati raccolti da un oggetto e ripetuti nel perfetto ordine per adempiere automaticamente al perfetto funzionamento di tale sequenza coordinata.

Intelligenza o deficienza Artificiale? Una sequenza ordinata. Meglio l'impulso di una scimmia mossa dalla fame che di un robot azionato da un impulso elettrico? Almeno la prima reagisce ad uno stimolo spontaneo.

Staremo a vedere.

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Storia del CINEMA

Pizza spaghetti, mandolino & mafia

Pagina 13

Il film diretto da Marco Bellocchio è uscito nel 2019 e narra la storia realmente accaduta di Tommaso Buscetta mafioso di Cosa Nostra pentito che decide di collaborare con la giustizia italiana svelando una serie di vicende che fecero tremare l'opinione pubblica. Le vicende si articolano a partire dal 1980 quando la Sicilia era capitale internazionale del traffico della droga in cui le famiglie palermitane e corleonesi gestivano questo traffico illegale. Duarnte la festa di Santa Rosalia le due famiglie si incontrano ma le tensioni non tardano ad arrivare: una serie di delitti vengono effettuati dai due clan e Buscetta dopo essere stato salvato torna in Italia in balia del potere dei corleonesi guidati da Totò Riina: Falcone gli offre la possibilità della collaborazione e questo gli consente di riscattarsi. Dal momento in cui inizia a fare nomi sotto la protezione della giustizia viene mandato negli Stati Uniti. Ma le cose si complicano a partire dal 1992 quando il giudice Falcone viene assassinato costringendo Buscetta a tornare in Italia e proseguire la sua lotta contro la mafia che toccherà anche Giulio Andreotti. Totò Riina viene così arrestato mentre i figli di Buscetta vengono fatti fuori come debito per il suo tradimento.

Così vive gli ultimi anni della sua vita sotto copertura negli Stati Uniti fino al momento in cui si ammala e muore nel 2000 e poco prima di spirare ricorda quando da ragazzo non portò a termine il suo primo attentato perché quell'uomo teneva in braccio suo figlio e immagina come siano cambiate le regole di Cosa Nostra: da allora quell'uomo non era mai uscito senza il figlio. Avrebbe potuto sparargli solo quando il figlio avesse preso moglie.

Uno spaccato inquietante della storia della nostra nazione conososciuta nel mondo per queste problematiche rese note dai media e dalla lotta dello Stato all'illegalità.

La lotta di uomini come il giudice Falcone, Borsellino e tutti coloro che hanno perso la vita in nome della giustizia è lunga. Eppure sono un esmpio di ciò che ognuno dovrebbe fare per evitare che la corruzione e lo strapotere di delinquenti costringa gli individui a vivere senza la protezione dello Stato. Coloro che hanno fatto male, che hanno sparso sangue, che hanno lucrato hanno pagato ma la strada è ancora lunga.

Il film indaga gli aspetti psicologici dei diversi personaggi ma soprattutto spiega perfettamente lo stile di vita di queste persone, dei loro comportamenti, dei codici socilai che devono rispettare: agire per primi significa vincere mentre lo stare fermi determina l'annientamento,

Profonda interpretazione di Pierfrancesco Favino che indossa i panni di Buscetta con dedizione: l'antieroe, il cattivo, il delinquente da carnefice si trasforma in vittima, in persona usata che resta sola, senza persone reali su cui contare. Ciò che conta gli viene torlto per una faida che lo costringe a vita a restare imprigionato, sotto scorta, per paura che la mafia lo intercetti o che distrugga ciò che restq della sua famiglia. L'Italia ha esportato tanta bellezza, arte, cibo, cultura ma la mafia ha dato un'immagine di noi che difficilmente potremo toglierci di dosso. La corruzione non è soltanto una questione italiana ma la differenza rispetto ad altre nazioni è che noi abbiamo pulito i panni pubblicamente mentre gli altri nascondono le loro manchevolezze.

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Approfondimenti:

Richard Prince

Nato nella Zona del Canale di Panama nel 1949 Richard Prince è un pittore e fotografo statunitense cresciuto a Boston prima di trasferirsi a New York nel 1974 in cui ha iniziato a dipingere tematiche legate ai media o estratte da campagne pubblicitarie. Negli anni Ottanta inaugura la serie dei Cowboys per descrivere la virilità e poi i Kokes in cui raffigurava vere e proprie barzellette a tecnica mista. All'inizio del nuovo secolo crea la serie Nurse Painting per giungere ad una serie di mostre che lo hanno consacrato a icona del millennio. Come fotografo invece ha dovuto difendersi dalle accuse di Patrick Cariou un fotografo francese che lo ha accusato di essersi impossessato indebitamente di immagini del suo libro Cariou Yes Rasta. Ha vinto Prince la causa secondo cui ha rispettato il Fair Use ovvero ha utilizzato tali immagini senza chiedere l'autorizzazione ma in termini didattici. Come possiamo evincere dall'opera esposta comprendiamo che il suo concettualismo ai margini del Pop definisca uno stile che ricorda i romanzi pulp con figure femminili ambigue in cui una sottile dimensione provocatoria delinea questo senso di sospensione e di indeterminazione. Prince spesso utilizza tecniche miste tra pittura e collage in cui poi interviene con la sovrapposizione di immagini e testi che criticano la cultura dominante. 

Man Crazy Nurse(2003)#3. Tecnica mista

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