Trentesima Uscita

01.09.2025

Copertina

Primo Piano:

Elisabeth Louis  Vigèe Le Brun

Autoritratto a quarantacinque anni (1800)

Libri:

OLAMERON. Romanzo distopico

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Architetture Impossibili:

Burj Khalifa (Dubai)

Un sogno divenuto realtà

Si trova negli Emirati Arabi Uniti un'architettura impossibile che in più occasioni ho avuto modo di descrivere.

Come già detto infatti detiene il primato per essere considerata dal 2010 l'edificio più alto del mondo grazie ai suoi ottocentoventotto metri d'altezza distribuiti nei centosessantatré piani che la elevano dalla terra sfidando le leggi della gravità.

I lavori iniziarono nel 2004 e sono stati investiti oltre un miliardo e mezzo di miliardi di dollari per portare a compimento il progetto della Skidmore, Owings & Merrill trasformando un'idea impossibile appunto in qualcosa di tangibile che si disperde tra le nuvole.

I turisti vengono da tutto il mondo per ammirarlo non solo esternamente pensando che al suo interno oltre ad un'infinità di ambienti privati contenga anche il prestigioso Hotel d'Armani la cui vista mozzafiato stimola a prenotare almeno una carissima nottata da cui poter disperdere la vista.

MUDEC (Museo delle Culture)

Adrian Paci

Il vostro cielo fu mare, il vostro mare fu cielo

27 novembre 2024 – 21 settembre 2025

Colpisce fino alla fine di settembre l'istallazione di Adrian Paci una sorta di site-specific dell'agorà che ha anticipato la mostra inaugurata a marzo dal titolo emblematico Travelogue. Storie di viaggi, migrazioni e diaspore.

Dunque il dialogo con lo spazio viene ricodificato in una frammentazione ideale che lo riporta a mosaico in cui i colori del blu e del verde rievocano la forza del mare.

Ed in questa carrellata di equilibri dall'apparenza astratta spinge lo sguardo a comprendere l'importanza del frammento: ricordi fotografici dei migranti dispersi e di naufragi che in questo momento avvengono nel mar Mediterraneo ricordandoci che sotto l'apparente normalità esista ancora la discriminazione e lo sfruttamento di vite umane vendute come oggetti. Rflettere su ciò che siamo è ancora possibile nell'evento milanese.

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ANALISI del Testo: fantascienza o previsione apocalittica?

Dopo la trilogia dell'Eliseide il seguente romanzo OLAMERON segna il mio secondo approfondimento nel complesso mondo della fantascienza. Tale compito potrebbe risultare arduo avendo a che fare con mostri sacri del calibro di Isaac Asimov, di Arthur C. Clarke, George Orwell, Ray Bradbury ed ancora quelli che prediligo al di sopra di tutti come Philiph K.Dick o Frank Herbert. Eppure la cosa non mi spaventa, anzi trovo che sia uno stimolo per la creatività. D'altronde se i creativi si fermassero alla sola idea di avere avuto dei predecessori illustri non genererebbero altri mondi possibili: dato che è esistito Dante Alighieri nessuno scriverebbe versi; dato che è esistito Raffaello Sanzio nessuno dipingerebbe; dato che è esistito Donatello nessuno scolpirebbe; dato che Ludwig van Beethoven creò le sue sinfonie alcuno comporrebbe musica. Non è così. Gli spazi della mente sono infiniti e liberi di muovere la fantasia seguendo i propri canoni e le proprie convinzioni a prescindere da chi o da cosa fu o verrà. L'OLAMERON è un viaggio in una dimensione parallela in cui viene data per assodata la possibilità che un'intelligenza aliena abbia dominato i regni divini sino a scendere nella bassa materia con l'obiettivo di generare gli Human in contrasto ad una intelligenza artificiale costituita dall'uomo detentore di un sistema chiuso Teck capace di assorbire l'esistente. Tutto gravita intorno al Cubo di Metatron, il famigerato Fiore della Vita cabalistico che nella linea aliena, extra-naturale e biologica costituiva lo strumento sacro atto a conservare l'immortalità delle anime in contrasto a ciò che ne faranno le macchine dedite a separare queste anime dal flusso organico e richiudendole nel loro sistema chiuso e separato. Tra questi estremi il lettore neofita/adepto viene denominato Adam Kadmon ed è tenuto a scegliere tra queste vie nell'ottica di raggiungere la propria liberazione. Per giungere a tale elaborazione ho dovuto compiere un passo fondamentale documentandomi sulle teorie ufologiche, complottiste e fantascientifiche dominanti spingendo in là lo sguardo per dare al lettore il senso del mistero e della possibilità di fatti a noi estranei. La sensazione che emerge è questo senso di realtà sospesa tra verità e finzione in cui la Realtà stessa diviene un'alterazione ologrammatica secondo cui noi non saremmo altro che anime ancorate a corpi gestiti da un calcolatore se non esseri/cavie assoggettati ad entità aliene che ci tengono in un laboratorio planetario con lo scopo di essere utilizzati come merce di scambio. E per compiere questa operazione sono partito dal nostro mondo inserendolo in una gerarchia dimensionale sino alle sue estreme conseguenze in cui potremmo noi stessi essere altro da ciò che crediamo di essere in questo momento. Passaggi necessari che richiudono i quattro mondi dell'Olam in un circuito chiuso atto a coinvolgere il lettore. 

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Divismo internazionale

Arnold Alois Schwarzenegger

L'attore, imprenditore e produttore cinematografico Schwearzenegger si è imposto sin da giovane come culturista costruendo la propria carriera sull'immagine che dava riflesso all'importanza del corpo grazie al quale è entrato nel mondo del cinema ottenendo successi internazionali. Da Conan il guerriero a Terminator, da Atto di Forza a Predator l'idea del cattivo senza scrupoli al margine del robot ha definito un'icona degli anni Ottanta. Classe 1947 nasce in Austria vivendo in un clima conflittuale col padre ex ufficiale della seconda guerra mondiale e dopo aver fatto lavori umili come carpentiere si dedica alla palestra tanto da disertare durante il servizio militare pur di partecipare al concorso Mister Europa per Juniores che poi vinse. Nonostante il carcere militare per due mesi vinse una serie di premi e da Monaco di Baviera e Londra partecipò a Mister Universo nel 1967 sino alla sua iscrizione alla facoltà di economia all'Università di Monaco. Nel 1968 si trasferì negli Stati Uniti e dedicò gran parte delle sua carriera tra Università e concorsi per esaltare il suo corpo sino poi a laurearsi all'Università del Wisconsin in marcketing internazionale del fitness e business administation che dal 1979 in poi gli aprì la strada verso nuove collaborazioni. Mentre vinceva nelle competizioni iniziarono le case di produzione americane a chiamarlo e da qui la lista delle sue collaborazioni è davvero sterminata: nel 1982 Conan il barbaro sino a Terminator (1984) in cui l'immagine del cyborg che viene dal futuro per distruggere l'umanità nella rivalità con le macchine super-intelligenti lo portò a ruoli sempre più elaborati come Commando (1985), L'Implacabile (1987), Predator (1987) di John McTiernan e Atto di Forza (1990) diretto da Paul Verhoeven. Poi negli anni Novanta il boom: con Terminator 2-Il giorno del Giudizio (1991) raggiunse l'apice della sua carriera e con True Lies del 1994 diretto da James Cameron inizio in commedie brillanti in cui svolgeva il ruolo di un agente segreto sino a Batman & Robin del 1997 ed una serie di pellicole divertenti con De Vito. Ma la carriera politica degli anni 2000 lo vide schierato sul fronte repubblicano sino ai lavori attuali. Quella rivalità con Sylvester Stallone fu una contesa tar star iniziata a partire dal 1977 quando furono assegnati allo stesso tavolo ai 34esimi Golden Globe Awards: Arnold sfotteva Sly tanto che questi lanciò al futuro presidente della California un mazzo di fiori. Una rivalità che condizionò i due attori oramai in competizione su film che dovevano esaltare l'action muscolare ma nel tempo quella rivalità si è trasformata in amicizia tanto da investire nel Planet Hollywood un locale dal quale i due non si sono più staccati: tanto da vederli insieme nel film I mercenari- The Expendables del 2010 in cui i due giganti hanno lavorato finalmente insieme. Alla fine del suo mandato come Governatore della California nel 2011 Arnold ha annunciato di voler tornare a recitare così come nel film The Last Stand- l'ultima sfida e nel film carcerario Escape Plan – Fuga dall'Inferno proprio con Stallone. Ancora di rilievo Contagious –Epidemia mortale e le nuove apparizioni per la saga Terminator. Ha deciso di partecipare a serie televisive come FUBAR in cui interpreta un agente della CIA prossimo alla pensione e su altri progetti distribuiti da Netflix. Insomma la lista è lunga di questo attore culturista che venuto dall'Austria si è fatto conoscere dal pubblico statunitense e mondiale non solo per i suoi muscoli ma anche per la sua testa non smette di sorprenderci: oltre alla vita politica si è dato da fare come imprenditore collaborando a diverse iniziative di sensibilizzazione verso grandi tematiche sociali. Eppure resta freddo come il robot spietato che cerca di portare a termine la missione, il mercenario abile e addestrato ad imprese impossibili così come all'uomo che con le sue capacità e l'autodeterminazione riesca a farsi valere in diversi campi dell'arte.

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La Vetrina

Lorena Fonsato: colei che fissò la luce

La VETRINA Sono trascorsi molti anni da quando conobbi l'artista torinese espose in una collettiva nel cuore della nostra città. All'epoca la Fonsato generava essenzialmente contenitori formali armonizzati da colori che trovavano nel tessuto geometrizzante la propria linfa comunicativa. Spiccava dunque per questa forza da cui poi ha trovato nel tempo nuovi canali discorsivi che la hanno portata ad affrontare con decisione la figurazione in tutte le sue manifestazioni espressive. Eppure tornando all'epoca in cui espose mi colpì questa coetanea dall'esperienza e dalla sensibilità profonda tanto che alla fine del percorso espositivo mi donò spontaneamente questa tela in cui disse di aver immortalato la luce. Mi ero innamorato di questo pezzo e lei lo aveva capito tanto da spingerla a lasciarmelo. Ed ora che il dipinto fa parte della Collezione RC:Opera n°18 (Tecnica Mista) ed è custodito nella Serafica di Torino lo guardo sempre con ammirazione soprattutto in quei giorni bui in cui piove e la luce sembra svanire: ricordo le sue parole e sorrido perché ricerco la luce in questo splendido gioiello di armonia ed equilibrio. A questo aggiungo che successivamente sia stato descritto nel gruppo di artisti inseriti nel racconto meta-artistico enunciato nel quarto Libro della Pentalogia della Natura detto AION. Il Tetramorfo

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 Il genio pensatore

Alan Mathison Turing

Il londinese Turing nacque nel 1912: figlio di impiegati per la famiglia reale in India dette sin da giovane segni di genialità preferendo le materie scientifiche a quelle umanistiche. Dalla relatività di Einstein al gioco degli scacchi sino agli studi sulla meccanica quantistica tanto da dimostrare nel 1922 il teorema centrale del limite. Si laureò presso l'università di Cambridge sotto l'ala di Ludwig Wittgenstein e dopo un ampio exursus nelle discipline scientifiche si trasferì a Princeton University tanto da portare avanti progetti che poi avrebbe realizzato.m Uno di questi era la futura macchina di Turing appunto che poi durante la seconda guerra mondiale sarebbe stata messa a punto per contrastare i nazisti: l'obiettivo era decifrare i codici segreti usati dalle comunicazioni germaniche nel cosiddetto sistema Enigma e lui consacrò la criptoanalisi ovvero il compito di trovare un metodo per anticipare gli scambi tra informazioni delle forze nemiche. Basandosi così sui calcoli di Max Newman che aveva progettato una macchina definita Colussus la perfezionò sino ad ottenere dal governo britannico la possibilità di trasferirsi a Teddington al laboratorio NPL per approfondire le sue ricerche ove generò l'Automatic Computing Engine ACE quale forma di motore per il calcolo Automatico che non era altro che il prototipo di un computer. Correva l'anno 1946 quando raggiunse simili risultati al punto da essere controllato dai servizi segreti affinché non facesse parola con nessuno di questi piani top secret. Negli anni successivi frequentò un gruppo interdisciplinare di giovani scienziati britannici detto Ratio Club assolutamente votati a questa nuova disciplina che aveva per oggetto il movimento cibernetico. Negli anni '50 fu menzionato sulla rivista Mind in un articolo che definiva il Computing Machinary and Intelligence ovvero il test di Turing in cui l'obiettivo era raggiungere un'intelligenza artificiale seguendo i codici del cervello umano sino a quando fu eletto membro della Royal Society di Londra. La fama in questo ambito gli aprì le porte dell'Università di Manchester dove lavorò alla Manchester Automatic Digital machine MADM con la consapevolezza che entro il 2000 sarebbero state create in serie macchine talmente avanzate da replicare se non superare la mente umana. Arrestato per omosessualità morì nel 1954 nel suo appartamento e per un lungo periodo non si sentì più parlare della sua vita. 

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Riflessi post-globalisti sul mondo dell'arte e della cultura

OOPArt

Out Of Place ARTifacts: ovvero reperti fuori posto

Ivan T. Sanderson un naturalista e criptozoologo coniò questo termine per dar nome ad una serie di oggetti non collocabili storicamente in una data epoca di riferimento. In altre parole sarebbero oggetti anacronistici rispetto alle datazioni ufficiali: elemento che ha stimolato nel corso del tempo alla nascita della cosiddetta archeologia misteriosa in antitesi all'archeologia classica che taccia questo orientamento di studi di pseudoscienza o pseudo-archeologia. A complicare le cose sono stati poi i supporti da parte di tante teorie complottiste di tipo creazionista od ufologiche che sicuramente tendono ad alterare le prove e gli indizi razionali con visioni alternative che molte volte sembrano far ricadere le teorie più accreditate nella fantascienza o nelle bufere mediatiche. Un esempio eclatante (e che noi abbiamo approfondito sulla scorsa uscita) è la cosiddetta macchina di Anticitera ovvero un sofisticato calcolatore astronomico che secondo questa tipologia di studi sarebbe troppo avanzato per un'epoca come quella ellenistica e questo ha portato a visioni del tutto originali. Ma non si tratta dell'unico caso: pensiamo al Martello di London ovvero ad un martello di ferro e legno ritrovato nel Texas nel 1936 e considerato un OOPArt secondo cui sarebbe stato costruito circa cinquecento milioni di anni fa ed esattamente verrebbe dal Cambriano per la tipologia di rocce entro le quali è stato trovato fossilizzato. Dagli studi per la datazione non ci sarebbero alternative a qualcosa che non ha su basi scientifiche una giustificazione logica. Allo la domanda è: come è possibile? Ma la serie di situazioni affini è sterminata: pensiamo alle costruzioni di Cusco ed esattamente ad Hatun Rumyoc secondo cui esisterebbero degli edifici realizzati con blocchi di diorite i quali furono elaborati con una precisione impressionante. Gli Incas non avevano tecnologie atte ad un simile tipo di elaborazione e tantomeno strumenti capaci di modellare così la materia. Allo stesso modo potremmo citare la Porta del Puma in Bolivia e così la civiltà Tiahauanaco in Cile ed a Nan Madol in Micronesia in cui i reperti archeologici di un Tempio su cui sono ancora visibili alcune incisioni sacre dei MU e non è possibile stabilire una datazione stabile per una simile tipologia di elaborazione umana. Umana o extra-umana? La lista è assai lunga e cito solo qualche altro esempio di come tali indagini e considerazioni mettano in discussione le analogie comparative della scienza ufficiale che in molti casi lascia il mistero insoluto dando poi fondamento a queste visioni a tratti speculative: il mortaio con pestello di Table Mountain in California che avrebbe oltre cinquantacinque milioni di anni od una serie di piccoli oggetti trovati negli Urali che realizzati in rame mostrerebbero forme di elaborazione tale che solo la nanotecnologia potrebbe giustificarne la realizzazione; i tubi di Boigong in Cina nella grotta di Qinghai intesi come manufatti artificiali e così le protesi metalliche in ferro usate per la gamba di una mummia della XXXVI dinastia egizia. Pensiamo ancora alla batteria di Baghdad datata ufficialmente attorno al 250 a.C. conservata nel Museo Iracheno di Baghdad in cui una giara di ceramica contenente una guarnizione di metallo che avvolgeva al suo interno un cilindro in ferro e che a sua volta aveva un tappo di asfalto. Poteva al tempo essere utilizzata una simile placcatura? A questo seguitano le pietre di Ica con immagini di dinosauri; il teschio dello Zambia ed una serie sconfinata di esempi che richiederebbero pagine e pagine di analisi. A questo poi seguita una fitta schiera di oggetti falsificati e che vengono scambiati per OOPArt come ad esempio il Geode di Coso ovvero di un grumo di creta in cui era predisposto un pezzo di chiodo risalente per le datazioni ufficiali a 500000 anni e che ha esaltato le visioni creazioniste fissate sul fatto che sulla Terra siano esistite delle civiltà anteriori alla nostra; i teschi di cristallo ad esempio che furono attribuiti a civiltà precolombiane e che poi compresero che fossero dei falsi; così per le sfere magiche di Klerksdorp che non furono realizzate dall'uomo ma da fenomeni naturali; e torna il Martello di London che dagli studi recenti si è compreso che si tratti di un falso storico. Mentre per la macchina di Anticitera coincide la datazione scientifica con l'epoca di appartenenza e così l'elicottero inciso su un bassorilievo del Tempio di Abido e così per la Colonna di Ferro in India non arrugginita grazie al clima monsonico e non ad altre strampalate teorie. Ma la cosa più divertente resta il Babylonokia una vera e propria opera d'arte realizzata dall'artista Karl Weingartner nel 2012 che fu modellata come cellulare attraverso l'utilizzo di una tavoletta d'argilla ma che riutilizzava dei caratteri cuneiformi spacciandolo per un manufatto di ottocento anni fa. Oltre allo scalpore ed al sensazionalismo di questo ritrovamento YouTube ha favorito la bufala al punto che molta gente abbia creduto alla storia sino a spingere in molti a credere che qualcuno venuto dal futuro abbia lasciato distrattamente sulla Terra un oggetto del nostro tempo: fortunatamente l'equivoco è stato smentito anche se sono sicuro molti ancora ci credano. Terreno assai tortuoso quello dell'OOPArt che mette in relazione ciò che accademicamente diviene parte delle teorie ufficiali in contrasto ad incognite, perplessità rispetto a manufatti che ancora non riescono ad essere decifrati. Se poi a questo volessimo elencare la massa di ciarlatanerie a volte speculative non ne verremmo fuori ma una cosa è certa: qualsiasi cosa esista ha una sua origine, un suo divenire ed un punto nello spazio e nel tempo ove vada a collocarsi. Nulla avviene per caso e la scienza, a prescindere dalle pseudoscienze ha il compito essenziale di studiarlo. 

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MODELLI CULTURALI & STEREOTIPI EDUCATIVI

Auriea Harvey

NET ART

Auriea Harvey è nata a Indanapolis nel 1971 ed è considerata la pioniera della Net Art. come vediamo dalla foto sottostante è nel suo studio in cui lavora molte volte in collaborazione con suo marito Michael Samyn in cui il rapporto tra realtà e digitale, tra fisico e metafisico così come tra la materialità delle cose e la loro persistente immaterialità divengono una sorta di dialettica creativa in cui l'artista ne svela i paradossi. Per lei fotografia e computer hanno un valore intrinseco all'interno di spazi digitali appunto ove elabora dedicandosi al Graphic design in realtà aumentate atte a stabilire un luogo visuale/non luogo Virtuale entro cui proiettare la propria visione del mondo e delle cose così come sembrano. Ora il concetto di net art è vasto perché potrebbe riferirsi esclusivamente ai lavori realizzati per la net art ma in realtà include tutta una serie di atteggiamenti che hanno a che vedere con Internet che dalla fine degli anni Settanta in poi hanno lasciato una florida produzione artistica. In principio veniva denominata Web Art quando l'artista programmatore Vuk Cosic nel 1995 ricevette un messaggio da un anonimo: per incompatibilità del software il testo fu indecifrabile e riportò questa sequenza passata poi alla storia perché l'artista la utilizzò come forma di linguaggio successivo.   

E da quel momento diverse furono le accoglienze da parte del pubblico soprattutto a partire dal fatidico 1994 in cui molte maestranze utilizzarono le piattaforme per la divulgazione delle loro opere digitali. Ecco la sequenza leggendaria:

[...] J8~g#|\;Net. Art{-^s1 [...]

Su questi procedimenti tornando alla nostra Harvey e l'artista belga hanno generato Entropy8Zuper in cui i due si incontrano su questa piattaforma votata alla net-art hell.com di Kenneth Aronson. Ora lavorano come web designer soprattutto in una fase come questa in cui internet spopola attraendo sempre più l'interesse da parte dei media e del sistema dell'arte. Cos'è la Net Art dunque? Conosciuta come Internet Art ha trasformato il rigorismo concettuale precedente aggirando il tradizionale dominio del circuito di gallerie e spazi deputati all'esposizione di opere d'arte così come di musei che avevano il compito di creare un ponte tra le opere dell'artista e del pubblico. Soprattutto in fase pandemica l'impossibilità di muoversi e di uscire di casa ha intensificato questo processo che a distanza di cinque anni sembra oramai radicalizzato e configurato a pieno titolo tra le possibilità di esistere digitalmente ed avere un'identità anche falsa eppur digitale. Gli artisti anche per fattori economici trovano su questa linea la possibilità di muoversi per il mondo restando fermi sul proprio computer: Lev Manovich dice che la net-art sia la materializzazione dei social networks sulla comunicazione su Internet mettendo insieme programmatori, artisti e idee al servizio degli altri. La Harvey ci è riuscita e le vie di questa attualissima forma di linguaggio sono tutte da percorrere. Maestranze diverse pronte a mettersi in gioco: basta cliccare.

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Le donne nell'arte

Rubrica di approfondimento

Elisabeth Louise Vigée Le Brun

Considerata una delle artiste più importanti del suo tempo visse alla corte di Francia sotto Maria Antonietta e Luigi XVI sino alla corte di Napoli, sotto l'imperatore di Vienna se non alla corte di Russia nella fase della Restaurazione. Forse perché il padre pastellista, mostrò sin da subito le sua qualità artistiche quando all'età di otto anni mostrò un suo disegno al padre il quale comprese che sarebbe divenuta una grande pittrice. Pur non piacendosi si affermò nell'arte come pittrice precoce e dette sfarzo delle sue doti direttamente alla corte di Maria Antonietta guadagnandosi da vivere facendo ritratti. Poi arrivò la conoscenza di Jean-Baptiste-Pierre le Brun un pittore sfaccendato che usò la fama della moglie per farsi conoscere dall'ambiente di corte. Eppure così come guadagnava così spendeva soprattutto essendo un rinomato donnaiolo. Ma con lo scoppio della Rivoluzione Francese viaggiò per l'Europa e dopo un lungo periodo di spostamenti tronò a Parigi sino ad entrare al cospetto di Napoleone e realizzando un ritratto proprio a Carolina Bonaparte.

Autoritratto (1781).Kimbell Art Museum, Fort Worth 

Intorno al 1809 ovvero all'età di cinquantaquattro anni aprì un salotto letterario. Tentò di mantenere vive le relazioni con le persone influenti del suo tempo ma l'equilibrio politico era sempre minato dalle spinte rivoluzionarie: non fece in tempo a stabilizzarsi nuovament nel suo contesto naturale che le ideologie anti-napoleoniche spinsero alla rivoluzione di Luglio che deposero successivamente i Borbone-Francia e dando lo scettro a Luigi Filippo I d'Orleans. Questo era il clima in cui fu costretta a resistere: aveva visto passare la monarchia all'impero e dalla fase della Restaurazione all'Ancien Régime che alla fine sembrava decretare le spinte di una nuova realtà. All'età di ottant'anni ed esattamente nel 1835 pubblicò i suoi Souvenirs e visse sino al 1842. Fu un'artista totalmente riconosciuta nell'epoca di riferimento ma ciò che la rese celebre furono i ritratti sino a diventare ufficialmente la ritrattista di Maria Antonietta. Si racconta che durante le sedute con la regina di Francia codesta si confidasse con lei: divennero amiche seppur fossero una pittrice ed una regina e che ogni giorno condividesse gioie e dolori, pettegolezzi e confidenze. Ma la regina straniera non era particolarmente amata dal suo popolo così come dalla nobiltà stessa al punto che le dicerie ed i pettegolezzi rivolti alla regina alla fine giunsero anche a lei: fu infatti accusata senza prove che intrattenesse a corte relazioni extraconiugali e di non essere direttamente lei a realizzare i suoi quadri. Addirittura alcune malelingue sostennero che fosse l'artista Francois-Guillame Menegeot a creare i suoi dipinti; in altre circostanze invece criticarono il modo osé di dipingere la regina ovvero con un abito bianco in mussola alla stregua della biancheria intima. Era infatti nella tenuta di Madame du Barry quando la rivoluzione scoppiò che decise di lasciare la Francia, il marito e scappare con la figlia unico vero amore della sua vita. Oltre ai Souvenirs ovvero memorie di racconti di viaggio e 600 dipinti sono il suo patrimonio ai posteri.

Maria Antonietta con la rosa (1783). Castello di Versailles

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Storia del Fumetto

Il Grande Mazinga

Fu una serie televisiva anime di genere mecha ideata da Go Nagai quella che venne subito dopo Mazinga Z: era il 1974. L'idea appunto partiva dal fatto che Mazinga Z per vincere sulle forze oscure fosse stato aiutato dal Grande Mazinga tanto da farne in quegli anni un lungometraggio intitolato Mazinga Z contro il Generale Nero. Su questo scenario nacquero così i cinquantasei episodi che ne fecero un successo strepitoso. In Italia giunse nel 1979 e recentemente oltre all'anime è stato realizzato anche il manga che sviluppa meglio le caratteristiche dei personaggi dapprima più fumettati. Tutto parte dal pianeta Terra ancora sotto l'attacco dei Mikenes a seguito del quale un cataclisma li aveva costretti a rifugiarsi nelle viscere del pianeta col calore di un sole artificiale ed il perfido Generale Nero li trasforma in giganteschi automi al di sotto del comando del principe Kerubinis a sua volta sottomesso al perfido Supremo Imperatore delle tenebre. A questo punto per contrastare le forze del male il figlio di Juzo Kabuto, Kenzo costruisce il Grande Mazinga evolvendo la tecnologia precedente di Mazinga Z. Ancora una volta spicca Venus Ace pilotata da Jun Hono mentre il robot Mazinga da Tetsuya che è orfano e deve trovare la forza per collaborare con Junior robot. Alla fine le forze del bene sconfiggeranno per sempre le creature antiche anche se la sorte dell'Imperatore sembra essere avvolta nel mistero. Nel mediometraggio UFO Robot Goldrake contro il Grande Mazinga vediamo infatti i due Mazinga collocati nel museo distrutto poi dall'attacco del comandante Barendos.

Critica della Critica

Atteggiamenti dell'arte oggi

Lo specchio dei tempi

Fa parte oramai del gergo il concetto secondo il quale l'arte rappresenti lo specchio dei tempi nel senso che ogni epoca viva determinate fasi socio-politiche che riflettano poi le proprie matrici ideologiche nella cultura e nell'arte. Nella nostra in particolare assistiamo allo squilibrio asimmetrico di concezioni ideali votate a slogan di parte che poi nella concretezza non prendono forma: è possibile parlare di diritti civili, di parità di genere, di valori per la dignità umana consentendo ad esempio a barconi di profughi di disperdersi ancora nel Mediterraneo? E' possibile ancora assistere a guerre su diversi fronti valutando la giustezza di comportamenti ingiustificati da parte di paesi civili che consentono passivamente ad un vero e proprio genocidio di massa o di stravolgere le leggi del libero mercato e far pagare ai cittadini il traffico dell'energia a peso d'oro? Ed ancora: è possibile giustificare su basi psicologiche il comportamento di certi delinquenti che ammazzano donne, stuprano o rubano per poi uscire dalle prigioni in poco tempo senza un equo ergastolo? Direi che la massa di contraddizioni e di paradossi epocali mettano la nostra società in bilico e l'arte oramai massificata da un sistema che guarda a modelli quantitativi più che qualitativi ne sia il riflesso diretto. Il caso più evidente è stata la banana di Maurizio Cattelan appiccicata nel 2019 con un nastro adesivo al muro della fiera Art Basel di Miami che già in sé evoca più un fattore provocatorio che di abilità tecnica o linguistica. Il messaggio prevarica sull'estetica. Ma la cosa più sconcertante è invece il fatto che la stessa banana oramai maturata sia stata acquistata l'anno scorso per oltre 6,2 milioni di dollari alla casa d'aste Sotheby's di New York da Justin Sun, un miliardario cinese fondatore della piattaforma di criptovalute Tron. Oltre ad acquistarla forse poi l'ha mangiata! Dunque dal sensazionalismo creativo nato dal fatto di attaccare una banana ad un muro all'atto successivo di vederla ad un ricco investitore che poi ha compiuto la performance - atto di mangiarla quasi a disprezzo dell'arte stessa (alla stregua di un normale prodotto alimentare che verrà defecato). Una performance perpetua non più definita esclusivamente dall'artista ma anche dal compratore che ne farà ciò che vuole: la performance della performance quindi in un moto perpetuo che irride l'arte stessa al punto di denigrarla attraverso la stessa mercificazione. Non si tratta di un atto di logica perché questa rappresenta concretezza altrimenti non sarebbe logica: esprime stupidità invece perché incoerente ed irresponsabile rispetto ad una società in cui la povertà globale ha raggiunto gli otto milioni di esseri disagiati. In Italia soltanto abbiamo una schiera di oltre sei milioni di individui che vivono in condizioni di povertà e comprare una banana a 6, 2 milioni di dollari non è una provocazione ma l'indicatore di un disagio collettivo che consente tale idiozia.

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Storia del CINEMA

Parlando della Internet Addiction Disorder:

Il mio profilo migliore

Questo film francese del 2019 diretto da Safy Nebbou ed interpretato dalla bravissima Juliette Binoche racconta di una donna sulla cinquantina, Claire Millaud che dopo il suo divorzio intraprende la conoscenza di un giovane dell'età del figlio sul Facebook amicco un uomo che frequenta sporadicamente: dapprima gioca mettendo un'identità fittizia e postando le foto della nipote che le ha portato via il marito ma alla fine diventa dipendente di questo gioco perverso non mostrandosi mai all'altra persona. Dapprima la cosa funziona e lei entra in un mondo virtuale ma nel tempo il ragazzo desidera incontrarla nella realtà e questo scatena una serie di conflitti interiori che la portano ad andare da un'analista alla quale racconta come poi siano andate le cose: l'ex compagno ad un certo punto per ripicca le racconta che il suo amico si sia suicidato e questo la porta a cadere in depressione. Scriverà alla psicologa un racconto in cui descrive alternativamente come avrebbe potuto finire diversamente questa storia impossibile: il finale vede lei finire sotto ad una macchina. Ma nella realtà è proprio la psicologa a riallacciare i fili tra il mondo virtuale e la realtà scoprendo che nella concretezza si sia trattato di una bufala raccontata a dispetto dall'amico perché il giovane non si è suicidato ma è sparito da Facebook semplicemente perché nella vita reale ha avuto un figlio. Il film termina nel momento in cui la protagonista che ha vissuto nel senso di colpa per qualcosa di irreale forse trova la forza di ricominciare.

Colpisce di questo film un tema di assoluta attualità denunciando un disagio provocato dall'uso perverso di queste piattaforme digitali. Sappiamo infatti che nel 1995 lo psichiatra statunitense Glodberg abbia coniato l'espressione Internet Addiction Disorder I.A.D. che in altre parole rappresenterebbe la dipendenza graduale da Internet. Ognuno di noi ha sicuramente profili digitali, piattaforme di riferimento e dilatazioni del proprio sé in ambito virtuale: ma è risaputo che soprattutto le nuove generazioni siano incollate per diverse ore al giorno sul computer così come sui cellulari. Questo bisogno forsennato di trascorrere in rete un tempo sempre maggiore sta diventando una piaga in cui la relazione tra mondo reale e mondo immaginario decade progressivamente: il film è interessante proprio per il fatto di mostrare come le barriere tra le dimensioni cadano senza rendersene conto.

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Accade davvero:

Ha ancora l'Arte la facoltà di raccontare la realtà
oppure è la sterile rappresentazione di un sistema?

Credo che la risposta a questa domanda nasca dal fatto di osservare semplicemente questa immagine di repertorio che mostra dei profughi anonimi che attraversano il mar Mediterraneo continuamente. Stando ai dati del Ministero dell'Interno solo nel 2023 ci sono stati in Italia oltre 158 mila migranti sbarcati in Italia corrispondenti al 50% in più rispetto al 2022 ed oltre il 130 % ulteriore rispetto al 2021. Approssimativamente nel 2024 oltre 26000 migranti sono approdati sulle coste italiane escludendo la rotta balcanica ed i numeri non sono stati contenuti nel 2025. Se a questo volessimo anche aggiungere la questione dei migranti giunti in Albania in un centro di accoglienza definito lager ma concepito come struttura recintata per ospitare queste persone porta a riflettere su una questione che ci riporta indietro nel tempo. Sembra infatti di tornare a quando c'era il commercio degli schiavi neri in quella tratta atlantica che tra Africa e America consentì agli inglesi di compiere quel commercio triangolare proprio tra Africa, America ed Europa che tra il XVII ed il XIX secolo roteava intorno alla tratta degli schiavi. Sicuramente le cose ora sono assai diverse eppure facendo un semplice sforzo di analogia e comparazione non risulta così arduo considerare che al tempo in cui ci troviamo vedere proprio nel nostro mare scorrere navi con esseri umani a bordo e muoversi tra le nazioni senza documenti, senza identità, senza dignità rappresenti una sconfitta per tutti. E non voglio fare un discorso retorico per quanto sia retorico, non voglio prendere posizione sul governo o stabilire chi abbia fatto meglio o peggio: intendo davvero comparare l'atto di vedere in questo momento della storia ancora navi con esseri umani allo sbando che non riescono ad essere controllate dai paesi civilizzati. Se poi volessimo valutare come l'Ue se ne sia lavata le mani responsabilizzando direttamente i paesi chiamati ad affrontare un'invasione vera e propria di persone eterogenee (distinguendo da paesi sicuri/non sicuri; regolari/irregolari, etc.) sino all'incapacità di gestire nelle nostre realtà cittadine la massa di individui che vivono abusivamente per strada, senza documenti mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini non ne verremmo fuori. Questo è un problema contemporaneo che la cultura ha integrato a sé attraverso un moralismo di facciata che in alcuni casi denuncia passivamente restando a guardare. Rispondendo dunque alla domanda che ho posto come titolo di questo articolo l'arte quale forma di libera espressione della cultura vigente qua e là denuncia timidamente attraverso qualche tentativo individuale di evidenziare questo fenomeno distanziandosene faziosamente o facendo finta di niente. Girando per mostre alcuni artisti più sensibili al problema evocano in alcune opere questo barbaro fenomeno ma restano tentativi isolati senza riverbero. In linea generale l'arte attuale è sterile, sconnessa dalla realtà, incapace di raccontare come stiano le cose perché gli artisti sono attenti a raccontarsi, a criticare, a vendere i loro prodotti mentre esseri umani senza nome e senza patria circolano nei nostri mari alla deriva. 

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Approfondimenti:

Ron Mueck

E' australiano lo scultore iperrealista nato nel 1958 che dagli anni Novanta ha esordito con una serie di opere che esprimono il gigantismo dei propri soggetti: ma non solo, la dilatazione spaziale va in una direzione come nell'altra nel senso che si diverte a stravolgere le dimensioni anche scendendo nelle miniature. Ecco dunque una serie di personaggi che prelevati da un gesto quotidiano e rappresentati nella loro normalità solo con il capovolgimento delle dimensioni che colpiscono il pubblico dato lo spaesamento che tale processo di confronto susciti inevitabilmente. In questo senso dunque l'iperrealismo fa il resto: descrivendo i sentimenti dei suoi personaggi vengono in superficie aspetti della psiche umana e la dilatazione spaziale funge da trasmettitore ideale che dilata anche un semplice stato interiore. Come dire: una normale sensazione nel momento in cui determina nella realtà un gesto, un movimento così come un atteggiamento potrebbe apparire scontato ma nel momento in cui tale posa del corpo venga descritta in maniera smisurata assume un carattere di rilievo quasi come se una lente di ingrandimento si focalizzasse su qualcosa di impercettibile. Il ragazzino accartocciato su se stesso potrebbe apparire scontato nella sua posizione se posto in un contesto di normalità ma dal momento che appaia come un gigante la stessa posa cambia significato: ciò dimostrerebbe come una qualsiasi concezione cambi prospettiva a seconda del punto di vista che mette in discussione quella del pubblico invitato quindi a rapportarsi con queste opere quali vettori psichici di confronto. Sappiamo inoltre che una serie dei suoi lavori siano stati commissionati da Charles Saatchi ossia dal fondatore della famosa Saatchi & Saatchi la più importante agenzia pubblicitaria del mondo. Come dicevamo dunque è il pubblico il diretto ricettore di questo sconvolgimento spaziale perché nel momento in cui un'opera Iperreale stravolga il proprio spazio di riferimento, mette in discussione la sua posizione nello spazio stesso generando uno stato di alterazione collettiva. 

  Boy (2000). Resina, siliconi, vetroresina

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