Trentatreesima Uscita

Copertina



Artisti della Guerra:
Francisco Goya

La Fucilazione. Olio su tela (1874)
Museo del Prado, Madrid
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Analisi del Testo
Andrea Domenico Taricco:
Post-REALISMO, il leitmotiv della lievità di Anna Actis Caporale
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ARCHITETTURE IMPOSSIBILI:
La Seine Musicale (Parigi)

Palazzo Fava (Bologna)
Michelangelo e Bologna
Risale al 22 aprile 2017 l'area parigina dedicata alla cultura: qui eventi culturali e musicali si alternano in percorsi didattico-formativi per la divulgazione dell'arte. Come sempre Parigi mostra il suo lato intellettuale questa volta sull'Ile Seguin ovvero una minuscola isola nella Senna presso il comune Boulogne-Bilancourt.
Già il primo complesso architettonico è stato aperto a partire dal 2017 secondo il progetto dell'architetto giapponese Shigeru Ban e dal francese Jean de Gastines e prevede una sala concerti in cui emerge un teatro a forma sferica sopraelevato ove vengono eseguiti principalmente concerti di musica classica e sinfonica sino a spettacoli internazionali.
Non manca una sala prove detta Riffx Studios oltre che un centro per congressi, una sala stampa oltre che un ristorante ed una splendida terrazza con giardino. Il principio di energia sostenibile non manca grazie ad una serie di pannelli solari ricurvi che divengono parte attiva di questa imponente struttura avveniristica.

Presso palazzo Fava a Bologna chiuderà il 15 febbraio 2026 la mostra retrospettiva dedicata a Michelangelo Buonarroti in occasione del 550° anniversario della nascita avvenuta nel 1475. Iniziata nel novembre dell'anno scorso la mostra sviluppa un percorso originale che mette in relazione l'artista con la città di Bologna. Fattore determinato sicuramente dai suoi soggiorni bolognesi evidenziando non solo il contesto artistico di riferimento ma anche gli aspetti intrinseci che stabilirono la sua formazione giovanile in relazione al colorito contesto culturale.
L'esposizione è stata curata da Cristina Acidini
presidente della Fondazione Casa Buonarroti in concomitanza all'Accademia delle
Arti del Disegno; inoltre spicca Alessandro Cecchi Direttore della Fondazione
casa Buonarroti. Il progetto culturale Genus Bononiae è stato prodotto da Opera
Laboratori ed è stato promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna.
Evento da non perdere.
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Analisi del TESTO:

Il seguente lavoro parte da un insieme di considerazioni teoriche elaborate a partire dalla stesura di un mio testo precedente di storia critica dell'Arte scritto nel 2024 intitolato L'Epopea dell'Arte. Sincretosophia anaciclica (dalla Protostoria alla Neostoria). Come già indicato dal titolo utilizzavo la mia disciplina di analisi estetica dell'arte spaziando dai primi passi dell'umanità sino all'Oscurantismo in cui siamo piombati e dove la dualità tra Arte di Sistema definita Virtualista e quella alternativa dei Rinascenti poneva le basi di considerazioni basilari per l'apprendimento di questo testo. Alla base di questo appunto fondamentale la via d'uscita dalla situazione storico sociale in atto trova le sue radici nel Post – Realismo. Con questo termine indico la tendenza pittorica di allontanamento dalla realtà quale punto di riferimento dell'arte anche quando crede di distanziarsene attraverso sperimentazioni e concettualismi che mirano nel maggior numero delle volte a girarle intorno: il mondo è cambiato e così il modo di concepirlo riducendo l'arte a specchio per le allodole in un agglomerato di tendenze in cui non c'è più posto per i sentimenti del soggetto pensante. Il Post- realismo via via si distanzia dall'epica del mondo trovando rifugio nei ricordi che sfumano sino a generare visioni di sé allargate a qualcosa di nuovo che miri a un altrove quale via di fuga dall'autodistruzione. Dunque tra l'oscurantismo e la Neomodernità il post-realismo è la cerniera di interscambio tra il vecchio e il nuovo pur se gli strascichi del paradosso storico in cui esistiamo sono ancora evidenti. Anna Actis Caporale con la quale abbiamo affrontato diverse mostre ha trovato dentro di sé una serie di meta-simboli espressivi atti a compiere questo passaggio necessario: ecco dove origina il leitmotiv della lievità. I drammi della propria esistenza sono stati convertiti in sapienza tecnica in cui il mondo per quanto crudo e superficiale è caduto dapprima nella sfera dei ricordi e via via è stato interiorizzato sino a sublimare in qualcos'altro. Le mongolfiere rappresentano questa evasione.
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Divismo internazionale
Charles Robert Redford Jr. e Paul Newman

Trattammo di Robert Redford su Il Periodico d'Arte n° 26 – Anno VI del 2025 proprio nell'uscita bimestrale (Gennaio-Febbraio). E' strano tornare ad un mostro sacro del cinema internazionale e a distanza di un anno celebrarne la morte. Ebbene è accaduto: l'icona del cinema hollywoodiano si è spento il 16 settembre 2025. Non sappiamo di malattie o patologie specifiche ma l'unica ragione plausibile resta l'età. Aveva ottantanove anni e la morte lo ha raggiunto nella sua casa di Provo negli Stati Uniti. Le agenzie informano che si sia spento per cause naturali: sappiamo che suo figlio Robert Redford James sia scomparso nel 2020 a seguito del cancro dopo una lunga malattia iniziata nel 2018.
La cosa sorprendente è che sia morto nel sonno forse a causa di una poliomelite che lui stesso aveva dichiarato negli anni passati o di un'infezione all'orecchio contratta durante le riprese che gli avevano fatto perdere il 60% dell'udito. In ogni caso il gigante del cinema mondiale è deceduto lasciando in eredità una vastità di film che sono storia del cinema mondiale. Lui che era un attivista convinto delle cause ambientaliste e che voleva portare il suo contributo ai problemi relativi al cambiamento climatico. Fu un forte sostenitore del cinema indipendente e promosse diverse campagne per cause energetiche e per la salvaguardia dei diritti umani: creò il Sudance Institute sino al NRDC ovvero il Natural Resources Defence Council. Sin dal 1989 fu impegnato attivamente in queste campagne di difesa del pianeta sostenendo scienziati e intellettuali che discutevano sulle problematiche relative al riscaldamento globale. La sua lotta contro l'inquinamento, le isole di plastica a favore delle energie rinnovabili divennero lo scopo fondamentale della sua attività di figura di spicco.
Un altro come lui fu Paul Newman che morì a ottantatré anni nel 2008. Il divo dagli occhi di ghiaccio che aveva sempre tentato di tenere lontano occhi indiscreti dalla sua vita privata era vicino ad attività in campo umanitario: pacifista, sostenitore dei diritti civili e dell'ecologia era un fervido sostenitore di Martin Luther King nella lotta contro il razzismo sino ad essere addirittura inserito nella lista nera di Richard Nixon per il suo attivismo esplicito. Proprio il suo impegno politico lo portò a comparire in televisione schierandosi con Eugene McCarthy tanto che i proprietari dei cinema del Sud degli Stati Uniti rifiutarono di proiettare i suoi film tacciandoli di anti-americanismo. Inoltre sappiamo che lanciò l'iniziativa di una rete mondiale di campi vacanza gratuiti per bambini malati detta Serious Fun Children's Network.
Anche a Paul Newman toccò assistere alla morte di un figlio: all'età di ventotto anni la dipendenza da droghe lo portò ad overdose scatenando in lui una serie di frustrazioni e dolore.
I due belli di Hollywood insieme per pellicole indimenticabili come Butch Cassidy e il figlio del sole nascente (1969) e La Stangata (1973) hanno incrociato le loro carriere, i loro destini, le loro vite: dal western epico in cui interpretando due ladri disadattati ed in fuga dal mondo muoiono insieme nella sparatoria che chiude il film; dall'altra parte invece interpretano due truffatori che architettano una maxi-truffa per vendicare un amico.
Due mostri freddi e ironici, belli e dannati, mossi da scelte improbabili entro cui dimostrano di avere un cuore. Ora sono insieme storia del cinema e le pellicole che li immortala mostrerà per sempre la loro bravura.
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La Vetrina

RC III
Letizia Cucciarelli Migliorini
La VETRINA. Presentiamo l'opera di Letizia Cucciarelli Migliorini intitolata I gemelli (2020). Pittoscultura a tecnica mista. L'artista partecipò alla mostra di chiusura di Rinascenza Contemporanea II di Torino intitolata Look Over: oltre lo sguardo. L'Innatismo della Vibrazionista nel 2021 con un ciclo di papi ed opere significative e fu lei stessa ad aprire il nuovo percorso espositivo di Rinascenza Contemporanea III di Pescara del 2023 intitolato Il Portale degli Dei in cui venivano presentate una serie di opere esposte in un testo critico biografico intitolato PAROUSIA. L'effimero nell'Arte in cui venivano descritti i dieci cicli che caratterizzavano la sua attività creativa nel mondo delle arti. Come descritto nella brochure di apertura:"…sono state delineate queste caratteristiche affrontando la nostra artista Cucciarelli che ha sovvertito i cliché modaioli applicando alla sua forma espressiva novità strutturali. L'apertura di canali metafisici attuati proprio dal suo modus operandi ci consente di andare oltre ai parametri di questa becera attualità: l'artista dialoga artisticamente con entità artistiche oramai estinte e da queste "conversazioni" deduce emozioni, parcellizzazioni di linguaggi oramai sepolti, teorie estetiche in cui lo spettatore è apparentemente tratto in inganno. A volte sembra infatti di trovarsi innanzi alle movenze cubiste di un Picasso altre al surrealismo di uno Chagall o ad esperienze proto-espressionistiche in cui l'Io detta legge alla materia". Ed ecco i volti gemellari dei suoi costrutti ideali fissarsi a vicenda nella speranza di aprire i portali della percezione.
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Il genio pensatore
PIPPO BAUDO. La fine di un'era

Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo in arte Pippo nacque a Mitello in Val di Catania nel 1936 ed è morto a Roma il 16 agosto 2025. E' stato il più grande conduttore televisivo Rai portando alla ribalta programmi come il Festival di Sanremo in qualità di direttore artistico se non programmi come Settevoci nel 1966 sino a Canzonissima, Domenica In e Luna Park nel 1979. Fu Fantastico la sua creatura di punta che teneva incollati gli italiani allo schermo il sabato sera degli anni'80. Oltre programmi rinomati fu anche scopritore di talenti: da Beppe Grillo a Heather Parisi, da Lorella Cuccarini a Laura Pausini oltre che Eros Ramazzotti e Giorgia. Uomo di grande carisma e cultura fece della televisione il tempio della conoscenza assieme ad altri conduttori che portavano il popolo italiano a trascorrere serate davanti alla televisione. Fu fautore della distrazione di massa consapevole in cui apriva una finestra sul mondo sempre con eleganza e nobile distacco. La sua capacità di fondere intrattenimento, spettacolo e approfondimento televisivo fecero di lui un'icona intramontabile oggetto di scherzi e attenzione anche da parte di comici che operavano nelle televisioni private. Ebbe una pausa dalla Rai approdando su Canale 5. Eppure tornò in Rai sino al 2010 decidendo progressivamente di allontanarsi dagli schermi. Nel 2020 fu il distacco decisivo sino a qualche sporadico intervento anche a distanza. Rifiutò categoricamente la partecipazione alla vita politica. Detto agli esordi Pennellone data la sua statura non mancava di ironia e di brillante sagacia. Lascia un vuoto nel mondo dello spettacolo.
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Riflessi post-globalisti sul mondo dell'arte e della cultura
Arte in tempi di guerra
Forme contemporanee di linguaggio
Veniamo da un anno disastroso ed un altro si apre tra trattative di stati belligeranti, promesse mancate, fazioni politiche in perenne rivalità tra loro che non riescono a porre fine al massacro ed alla disperazione. Da una parte i telegiornali, i giornali e i social di tutto il mondo mandano immagini sconcertanti di masse impaurite vagare nel silenzio totale tra le macerie di un mondo alla deriva che resta passivo e impotente davanti all'abisso dall'altra al bombardamento mediatico di immagini che hanno assuefatto le persone: scene di distruzione, di morte, di devastazione. Sembra un film mentre comodamente seduti sui divani e con il telecomando in mano facciamo zapping tra un canale televisivo e l'altro, tra un notiziario ed un programma di approfondimento in cui le diverse fazioni politiche appunto, decantano i propri slogan senza agire direttamente sui problemi concreti.
Restano impresse nella mente le immagini di un esodo storico ove un bambino portava con sé il suo fratellino sulle spalle mentre le bombe piovevano dal cielo, di città ai confini orientali assediate dalla forza russa e droni, uomini, armi sono diventati gradualmente elementi della quotidianità.
La passività umana è assordante, la paura di essere chiamati direttamente in causa è sconcertante così come la freddezza delle persone, l'indifferenza dei popoli dediti solo alle proprie vite. Eppure il mondo dell'arte in generale non è stato a guardare: dalla ricerca dell'Accademia dei Lincei che ad aprile dello scorso anno si è concentrata sul significato della guerra e della pace concentrandosi sulla resilienza del popolo ucraino. E così al Progetto Biennale 2025 dell'Accademia Silvio d'Amico il cui il teatro è divenuto parola per raggiungere la consapevolezza della gravità dei conflitti riportando l'attenzione alla Grande Guerra ed al desiderio di cecità collettiva dettata proprio dalla paura e dal desiderio di sopravvivenza. Altri momenti sono stati affrontati dalla Mostra Emergency 2025, un festival che a maggio presso il Museo degli Sport di Combattimento ha sviluppato una collettiva d'arte e così ad agosto Canti di guerra, di lavoro e d'amore in cui la Chiesa di San Valentino al Sabotino ha ospitato uno spettacolo che reinterpretava i canti popolari del nord Italia in cui hanno partecipato Silvia Tarozzi e Deborah Walker oltre che il coro Slovena Voices. Da quando i cieli dell'Europa dell'Est sono stati minacciati dall'altro fronte non sono mancate voci autorevoli sulle problematiche di gestione in caso che il nostro paese fosse direttamente coinvolto: dagli archivi ai musei, dalle biblioteche ai luoghi deputati alle esposizioni del nostro patrimonio artistico come dovremmo tutelarci? Sappiamo che dal 1954 il nostro paese fa parte della Convenzione dell'Aia finalizzata proprio alla tutela dei beni culturali secondo cui la legge n.279/1958 oltre che una serie di protocolli aggiuntivi del 1999 (legge n.45/2009) che determina l'obbligo positivo degli Stati di pianificare in tempi di pace le misure necessarie per salvaguardare i tesori che l'Italia ospita da secoli. Seguendo questo filone dovremmo ricordare ai tempi della seconda Guerra mondiale come reagirono i Musei Vaticani e così degli Uffizi che nascosero le opere trafugandole nei rifugi segreti delle Marche.
Ed oggi cosa accadrebbe? Nonostante le poche risorse economiche di cui dispongono dobbiamo ricordare che l'Italia ha in sé oltre cinquantotto siti UNESCO e che in qualche modo dovrebbe tutelare la quasi integrità di questi gioielli unici al mondo. Il clima che il mondo della cultura assorbe come riflesso dalle scelte internazionali è allarmante. Sembra che nonostante i dibattiti, i momenti di riflessione, di previsione e prevenzione nulla sia possibile per fermare questo incubo in corso. Sembra addirittura che schierarsi con la pace diventi una politicizzazione. Mentre i conflitti si allargano su più fronti molti intellettuali sembrano favorevoli alla catastrofe in corso: dal Covid l'individualità si è diffusa nel mondo della cultura e schiere di intellettuali difendono a spada tratta la necessità di un conflitto.
Per fortuna esistono ancora momenti di dialogo e confronto ma sembrano destinati solo a fare propaganda o a prendere una posizione in uno schieramento politico.
L'arte resta al di fuori di questo gioco perverso perché non ha altre finalità che la ricerca interiore/esteriore di una spiritualità latente che in questi tempi sembra venir meno. L'arte non riesce a dire la sua e quando crede di esserci riuscita cade nuovamente nell'angolo tacciata magari di adattarsi a sovra-ideologie. L'arte intesa come specchio dei tempi si è alfine piegata a questa assuefazione: gli slogan, i programmi culturali vengono ideologizzati e le battaglie politiche rientrano in questo schema polarizzato in cui o sei on con me o contro di me.
Gli intellettuali polarizzati dunque restano imbrigliati in questa
trappola: il grido di pace sembra sbandierare la propaganda pacifista di una
fazione politica e non il desiderio autentico di salvare vite umane. D'altronde
oltre al grido di attori, di registi, di artisti di tutto il mondo come al
Festival del Cinema di Venezia sembra una querelle di fanatici visionari che
come influencer propagandano la pace solo per qualche likes. Ed in questo circo
di esibizioni ricordiamo la flotta di imbarcazioni partite dall'Europa alla
volta del conflitto israelo-palestinese finita poi in liti a bordo tra un
selfie e l'altro di vip da Grande Fratello. Almeno ci hanno provato! Regna la passività
e l'attivismo si maschera di esibizionismo. Ma davvero le persone provenienti
dal mondo dello spettacolo sarebbero disposte a mettere a repentaglio la
propria vita pur di esprimere il proprio dissenso dalla guerra in generale? I
grandi politici internazionali non ci riescono, i grandi personaggi del mondo
dello spettacolo non ci riescono, l'arte non ci riesce. Dunque cosa dovremmo
fare noi esseri comuni? Restare fermi, passivi, inerti? E torniamo da dove
siamo partiti: seduti comodamente sui nostri divani a guardare tutti i giorni
scene di massacri inumani sino a rimanerne assuefatti
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MODELLI CULTURALI & STEREOTIPI EDUCATIVI
INDIA Of Glimmers and Getaways
Fino al 15 febbraio 2026
Presso il PAC Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano si terrà l'evento INDIA. Of Glimmers and Getaway curata dal Raqs media Collettive and Ferran Barenblit.
Al centro della rassegna artistica è l'India al di là di visioni settoriali che potrebbero rinviarli a Bollywood o di quel sapore New Age di stampo orientale. Nulla di tutto ciò: il gruppo di curatori propone un'istantanea sul panorama creativo di artisti contemporanei di tutte le generazioni spaziando dalla pittura alla fotografia, dalla scultura alle istallazioni sino al cinema ed al web. L'India con le sue atmosfere divine è il soggetto portante: una serie di documentarismi in cui si mettono a confronto realtà diverse, stratificazioni di un mondo sociale, politico e religioso ben radicato nel tessuto culturale.

Scelta azzeccata considerato che il PAC ovvero il Padiglione d'Arte Contemporanea sia uno spazio dedicato alle culture provenienti da tutto il mondo.
Eppure mi domando: ha ancora senso il protrarsi di queste rassegne in cui ci si concentra non sul lavoro di un singolo artista ma di un'infinità di sconosciuti che descrivono la propria visione del mondo? Nel caso del PAC direi di sì perché in armonia al suo principio fondante ovvero quello di portare a Milano il mondo attraverso le diverse culture ed esperienze. Quello che non concordo in generale invece è quest'ostinato desiderio di mettere insieme opere di artisti distanti tra loro, discorsi, tematiche e persino arti differenti. Non basta una mostra per descrivere il lavoro di un singolo artista: una retrospettiva coglie solo alcuni aspetti estraendo qua e là momenti significativi di una ricerca profonda.
Eppure noto qua e là il proliferare di collettive, di rassegne che
mettono in scena quantità esorbitanti di sconosciuti che restano tali data
l'abbondanza dei materiali esposti. Finisce che la gente già distante dal
linguaggio artistico resti ancora più alienata e che alla fine l'abbondanza di
immagini e discorsi determini un'indigestione ed un maggiore allontanamento
delle masse. In linea generale spicca l'intellettualità dei curatori più della
significazione ultima delle opere esposte e come sempre l'arte ne paga il
prezzo.
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Artisti della Guerra
Rubrica di approfondimento
FRANCISCO GOYA
La fucilazione. Olio su tela (1874)
Museo del Prado, Madrid
Il grande Francisco Goya è conosciuto generalmente come l'artista della guerra per il modo in cui con le sue opere è stato in grado di descriverla. Grazie al suo stile crudo e diretto ha messo in evidenza i misfatti dell'umanità del suo tempo seguendo una serie di incisioni che mettevano al centro del suo percorso creativo le mostruosità umane e l'abominio della morte. I disastri della guerra sono ottantadue incisioni realizzate tra il 1810 ed il 1820 in cui spicca questo desiderio di esprimere l'amarezza pura per la crudeltà umana e gli incubi che spingono in basso il grado di evoluzione raggiunta.
Nella
serie di queste incisioni vengono rappresentate torture, stupri, omicidi,
mutilazioni ed una serie di barbarie che gli umani compiono dalla notte dei
tempi ogniqualvolta gli stati e le nazioni seguitando le ideologie del proprio
tempo accettano il male dell'uomo contro l'uomo a prescindere dagli
insegnamenti d'amore e civiltà che in tempi di pace insegnano alla convivenza
tra le nazioni.
All'interno di questo percorso l'artista ispanico ha suddiviso tali Disastri in gruppi tematici come quelli riferiti alla carestia, come ai racconti della guerra sino ai Capricci che evidenziano questi scenari grotteschi in cui sembra di sprofondare nei gironi infernali.
Il Realismo di Goya è crudo, nudo e avvincente perché non dotato di filtri: il fruitore di ogni tempo è chiamato in causa partecipando con i propri occhi allo sguardo di morte e dolore in cui le afflizioni dello spirito smarrito sembrano sprofondare nelle regioni incognite di anime perse, smarrite, sofferenti.
La brutalità non ha epoca, le guerre non hanno giustificazione alcuna e non ci sono né vincitori né vinti. Goya non celebra i grandi eroi, i rivoluzionari e tantomeno gli eserciti trionfali ma rappresenta la gente in pose grottesche: il popolo è la vittima sacrificale di questi olocausti ingiustificati in cui solo la sofferenza domina incontrastata. Dobbiamo aggiungere che lui stesso fu testimone degli eventi militari del suo tempo e la paura che provò è riflessa direttamente nella serie di opere che hanno rappresentato una fetta importante della sua produzione artistica.
Quando infatti nel 1808 la Spagna fu invasa da Napoleone assistette alla crudeltà ed alla spietatezza delle truppe francesi nonostante la reazione spagnola per respingere l'invasore. Questi connotati turbarono il suo spirito muovendolo nella direzione di esprime artisticamente il suo smarrimento: si discostò dalla bellezza classica approdando a tematiche innovative che avrebbero rivoluzionato l'arte stessa.
La fucilazione del 1814 diviene capolavoro assoluto di questa ricerca: il titolo completo del dipinto 3 maggio 1808 fucilazione alla Montana del Principe Pio nota poi come la Fucilazione (1814) oggi conservata al Museo del Prado a Madrid esprime romanticamente i disagi e le perplessità dell'artista coinvolto emotivamente su ciò che i suoi occhi ed i suoi sensi avevano percepito anni addietro. Per questi prigionieri messi al muro non c'è più niente da fare: sono anime perse, smarrite, condannate al più truce destino. Posti sul lato sinistro dell'enorme tela sono accalcati gli uni sugli altri perdendo quasi individualità e divenendo un corpo unico; i volti grotteschi, deturpati dalla paura e dallo smarrimento piangono, chiedono clemenza, gridano pietà. Sono padri di famiglia, fratelli, figli ma nel momento in cui stanno per morire perdono quasi dignità contorcendosi tra loro e divenendo un unico organismo sofferente destinato a perire; dall'altra parte il disordine dei condannati è equilibrato dalla ferrea formazione dei soldati francesi posti in formazione e di spalle mentre prendono la mira e sparano sui malcapitati. Il disordine dei condannati in contrasto all'ordine militare, alla disciplina di guerra dei soldati francesi che come macchine eseguono gli ordini.
In mezzo a tutto questo sembra di sentire le grida di dolore mentre alcuni si coprono il volto in preda al panico ed altri straziati si inginocchiano. Ed una lanterna posta ai piedi dei soldati diventa il sole elettrico di questo mondo distorto in cui le case anonime sullo sfondo somigliano a fabbriche abbandonate sotto il cielo plumbeo della notte.
Le tenebre sembrano discese sulla terra e figure losche ed anonime agire per ordine di una nazione: sconosciuti senza motivazione uccidere altrettanti sconosciuti solo dall'altra parte della storia ed al centro spicca un uomo con le braccia spalancate che sta inginocchiato mentre con lo sguardo spaventato assiste inerme alla sua morte. E' vestito di bianco e sembra assorbire la luce della lanterna che lo mette in evidenza. Una sorta di esecuzione ingiustificata in cui umani assassinano altri umani solo perché di nazioni rivali. È' un'opera di forte impatto soprattutto considerate le sue notevoli dimensioni: 2,66 x 3,45 metri. I soldati divengono parte passiva del quadro assorbiti dai colori tetri dello sfondo inorganico mentre i prigionieri nel loro dinamismo divengono parte attiva quasi come un fuoco di vita che ancora arde grazie al prigioniero con le braccia alzate che richiama l'attenzione di chi osserva. I soggetti a dimensione naturale diventano burattini di una forza oscura che agisce su di loro e noi fruitori diveniamo parte dell'opera assistendo passivi al massacro. Non possiamo fare niente esattamente come le vittime pronte a morire ed i soldati disposti a fucilare i prigionieri. Noi da quale parte stiamo? Il punto di vista dello spettatore Goya lo pone all'altezza di quei disgraziati posti sullo sfondo. E noi ci copriamo gli occhi come loro perché i popoli stanno a guardare immobili.
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Storia del Fumetto
Zerocalcare e lo Straight Edge

Michele Rech è il vero nome del fumettista italiano
soprannominato Zerocalcare. Come lo stesso autore afferma questo nome nacque in
chat dovendo scegliere un nome per entrare in una discussione in rete e si
ispirò ad un ritornello di una pubblicità di un detersivo che serviva a
togliere il calcare. Nato ad Arezzo nel 1983 da padre romano ha vissuto prima
in Francia e poi a Roma. Dopo il liceo inizia la sua carriera di fumettista
utilizzando questo mezzo per descrivere il G8 di Genova del 2001. Da quel
momento partecipa a numerose manifestazioni se non alla creazione di copertine
di dischi hardcore e punk rock collaborando con Radio Onda Rossa. Ha operato
con un quotidiano Liberazione come illustratore e così per altri giornali
prestigiosi sino alla pubblicazione di
libri illustrati che mettono in risalto la sua abilità di disegnatore. Crea
blog a fumetti grazie al quale mette in primo piano brevi racconti
autobiografici sino all'onorificenza più prestigiosa dello scenario italiano:
vince nel 2012 il Gran Guinigi al Lucca Comics & Games per realizzare un
murales qualche anno dopo presso la stazione di Rebibbia a Roma. Vince molti
premi e continua a partecipare attivamente a numerose iniziative.
Critica della Critica
Atteggiamenti dell'arte oggi
L'Arte a due velocità
Negli ultimi decenni la crisi del mercato dell'arte è determinata da tendenze economiche fuori controllo: mentre il mondo privato di gallerie, spazi espositivi o salotti di intellettuali decadono nel silenzio le grosse fondazioni così come i poli museali prestigiosi continuano imperterriti nel loro percorso acclamando gli artisti già riconosciuti sul piano internazionale. A questo concorrono le facoltose case d'aste come Sotheby's, Christie's in cui i collezionisti non badano a spese anche in presenza degli NFT e della Cryptoarte che non arrestano il loro perpetuo avanzare nel discorso collezionistico. Il fatto di poter investire in arte è stato da sempre riconosciuto negli ambienti facoltosi ma negli ultimi quarant'anni a questa parte la linea tendenziale si è un po' incrinata pensando come dicevamo alle normali gallerie che non riescono a sostenere le spese mentre sul piano dell'arte con la A maiuscola ovvero quella proposta da spazi famosi registrano un esponenziale aumento delle vendite e così di fatturato. Le testate specializzate che si occupano di questi aspetti economico-finanziari definiscono tale tendenza come una sorta di riassestamento finanziario secondo cui un calo degli investimenti finanziari in un dato settore implicherebbe anche un calo dell'economia reale: qui invece grazie ad investimenti da parte di ricchi collezionisti consente all'arte ed agli artisti facoltosi di mantenere in vita il mercato stesso.
Parliamo dunque dell'arte come di un settore a due velocità in cui il grado di fama e credibilità resti ancorato ad un sistema chiuso di grandi aste e spazi prestigiosi in cui l'élite è in grado di attivare investimenti spropositati mentre dall'altra parte una schiera numerosa di artisti sconosciuti tentino di crescere esponendo in gallerie secondarie e lontane dai riflettori rimanendo nell'ombra.
Da una parte milioni investiti in opere e performance concettuali dall'altra una fitta schiera di artisti sconosciuti, di intellettuali al margine e amatori d'arte messi all'angolo. A questo dovremmo aggiungere l'impatto dei Social secondo cui questi artisti di secondo livello posterebbero una quantità di foto sulle piattaforme nella speranza di spiccare o di rubare qualche selfie a qualche vip che proviene dal mondo dello spettacolo.
Dunque la flessione di un segmento può dare adito ad un nuovo incremento inteso come un insieme di opportunità di crescita e arricchimento. Eppure se l'artista contemporaneo non compie le scelte giuste, non entra a far parte di meccanismi che fan rumore resta isolato e così i luoghi deputati ad ospitarlo.
Una sorta di feudalesimo capitalistico in cui il pesce grosso mangia quello più piccolo e chi non è in grado di accentrare visibilità non si arricchisce. La formula di oggi è: denaro/fama. A questo ambiscono anche coloro che lo negano e l'arte diviene merce per esibizionisti.
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Storia del CINEMA
Un film italiano controverso:
La Prima Linea

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Da ricordare un film uscito nel 2009 intitolato LA
PRIMA LINEA realizzato da Renato De Maria. La storia narra fatti realmente
accaduti nell'Italia degli anni '70 nei cosiddetti anni di piombo in cui Sergio
Segio entra a far parte di Prima Linea un gruppo che voleva portare in auge le
ideologie della lotta operaia mettendosi in testa ai lavoratori ma che con il
tempo sfocia nella violenza ed in una serie di omicidi che porteranno gli
stessi fautori del terrorismo ad essere arrestati. In questo percorso fatto di
sangue e violenza Sergio si innamora di Susanna Ronconi la quale viene
arrestata costringendo Sergio che intanto aveva deciso di lasciare questa
strada, di liberarla dal carcere di Rovigo. Il film mette in evidenza i cortei
studenteschi di quegli anni attraverso l'azione di gruppi extraparlamentari
sino al graduale imbarbarimento di questi principi che caddero nel stragi di
Stato sino al rapimento di Aldo Moro ed alla strategia della tensione che
rappresenta una delle pagine più buie della storia italiana. L'esordio del film
resta impresso grazie alle parole di Sergio mentre scorrono le immagini della
strage di Piazza Fontana così come dalle immagini di repertorio del treno
Italicus sventrato da un esplosivo. Tra inseguimenti, complotti e veri e propri
massacri la figura di Sergio cade sempre più in basso sino appunto a decidere
di venirne fuori: nessuno crede più nei loro ideali ora che hanno iniziato a
uccidere: torna a casa dei genitori andando a trovare un suo vecchio amico
militante. Dopo l'uccisone di Willy un compagno che in carcere aveva fatto i
nomi Sergio non trova più pace. E dal salvataggio di Susanna la descrizione dei
fatti è chiara: i due verranno nuovamente arrestati di cui Susanna uscirà nel
1998 e lui liberato nel 2004. Film violento e concreto in cui il prezzo da
pagare per coloro che si sono lasciati trascinare in questo incubo è stato
alto. La cupezza di Sergio è giustificata dal fatto che l'antieroe perda
progressivamente di vista il suo obiettivo di rivoluzionario trasformandosi in
un vile carnefice. Affranto, sconfitto e senza scopi desidererebbe ricominciare
tutto con Susanna ma quando erano seduti sul traghetto alla volta di Venezia
erano entrambi consapevoli che presto sarebbero stati assorbiti da ciò che
avevano cominciato.
Il
discorso di Riccardo Scamarcio
Notevole interpretazione di Riccardo Scamarcio nei panni di Sergio Segio così come di Giovanna Mezzogiorno nel ruolo della sua compagna Susanna Ronconi. Oltre il difficile ruolo di attivista convinto che via via perde fede nella sua idea domina il discorso iniziale che apre il film mentre scorrono le immagini di repertorio delle reali stragi che flagellarono l'Italia in quegli anni. Il discorso dice:" Nella seconda metà degli anni Settanta sono stato tra i fondatori di un gruppo armato Prima Linea. Abbiamo scelto quel nome perché volevamo essere la parte più avanzata di un movimento e addirittura di un esercito popolare. Noi di Prima Linea abbiamo fatto cose da pazzi ma non eravamo pazzi. Oggi mentre tra le strade di Berlino si fa festa per la caduta del muro, oggi che la storia sta cancellando quanto resta del comunismo: so che eravamo fuori dal tempo, fuori dal mondo; avevamo scambiato il tramonto per l'alba, ci credevamo noi partigiani ci sentivamo come i guerriglieri di liberazione del terzo mondo ma non eravamo nel terzo mondo eravamo convinti di aver ragione e invece avevamo torto. Ma allora non lo sapevamo". Queste parole che aprono il film sono la testimonianza diretta del dramma sociale di quegli anni in cui la rivolta armata stava minando il sogno di progresso e libertà. Oggi fortunatamente siamo lontani da quei tempi turbolenti ma la macchina di morte messa in atto da nazioni più potenti della nostra stanno portando la società alla povertà, alla diseguaglianza, al malcontento, che sia il film di monito e che mai, dico mai torni l'incubo di una società che ha smarrito la propria coscienza.

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Approfondimenti:
Peter Doig
The White Canoe ovvero la Canoa bianca è il titolo dell'opera realizzata nel 1991 dal pittore britannico Peter Doig. Il connotato di interscambio stilistico tra figurazione ed astrazione mette al centro questa consonanza di colori tenui e rarefatti sino ad una dimensione puramente onirica entro cui sembra di smarrire le proprie convinzioni. Questo dipinto rientra nella serie di opere che l'artista realizzò nel periodo in cui lasciava la Chelsea School of Art, nel momento di massima ricerca interiore la realtà dunque sembra via via perdere consistenza e indurre ciò che è concreto, tangibile, materiale a perdere peso e defluire progressivamente nella sfera del sogno. Il dipinto infatti mette al centro una semplice canoa bianca che simbolicamente galleggia solitaria su un lago entro cui si riflette tra le su acque mentre alle sue spalle troneggia una foresta scura, cupa con macchie indistinte di colore. Tutto sembra in movimento così come questi colpi gestuali di colore steso in chiazze orizzontali che potrebbero evocare realisticamente il polline smosso dal vento o ad uno stato interiore che tende a riempire i vuoti tra lo specchio d'acqua sottostante e la foresta sullo sfondo verso cui la canoa sembra approdare. Dico sembra perché è ancora sospesa nell'acqua. L'artista decanta lo smarrimento dell'anima in cui la razionalità diventa solo una mera illusione: la canoa bianca rievoca la sua purezza d'animo ancora incontaminata. Solo approdando su quelle rive verrà assorbito, trasformato, contaminato: l'evocazione di una paura lontana pone noi tutti su questa canoa nel viaggio cosmico della vita in cui l'anima stessa esiste divenendo qualcosa di stabile, definito, concluso. Nato a Edimburgo nel 1959 l'artista a soli due anni andò con la famiglia a vivere nelle piccole Antille sino poi ad emigrare in Canada. Il successivo trasferimento a Londra lo vedrà studiare pittura verso la fine degli anni '70. Il suo Realismo magico è segno della sua ricerca attraverso le arti visive ed emozionali. Sappiamo che al momento è considerato uno dei pittori più quotati al mondo.

White Canoe (1991)
Tecnica mista
