Trentasettesima Uscita

01.09.2026

Copertina

Artisti della Guerra:

Aldo Carpi

L'Arresto del Muselmann

Dalla serie dei " Carabinieri" (1951). Olio su tela

(Pagina 10)

Libri:

Andrea Domenico Taricco

Kalidor e la maledizione di Gallagher (Pagina 2)

Pagina 1

Architetture Impossibili:

Balna Budapest:

una chicca ungherese

Balna Budapest significa la Balena di Budapest che prende il posto di un vecchio edificio.

Situato in prossimità del Danubio è un centro multifunzionale che al suo interno ospita spazi espositivi, negozi, ristoranti e luoghi di aggregazione culturale tipici della capitale ungherese.

Realizzata in vetro determina un design altamente contemporaneo entro cui non mancano riferimenti di relazione alla città stessa: il luogo viene utilizzato come punto di ritrovo grazie a numerose attività che si svolgono all'aperto: dal pattinaggio sul ghiaccio nel periodo invernale ad attività ricreative.

Domina la splendida vista sul Danubio da cui si vede Buda in tutta la sua magnificenza.

Come dicevamo riunisce elementi del passato e del presente proiettandosi avveniristicamente verso il futuro e si articola su tre piani entro cui si fondono le arti: dalla musica alla pittura, dalle arti applicate sino al secondo piano in cui spicca la New Budapest Gallery in cui espongono artisti attuali e locali richiamando molti visitatori da tutto il mondo.

Realizzata con conchiglie triangolari l'interno è in acciaio, alluminio e vetro con colori pastellati sino ad una imponente scala realizzata con piastrelle in graniglia di marmo di Mipa. 

Pinault Collection (Venezia)

International

Esposition

29 marzo –22 novembre 2026

La mostra della Dogana:

Lorna Simpson e Paulo Nazareth

Da una parte Lorna Simpson in cui il percorso espositivo curato da Emma Lavigne in collaborazione con il Metropolitan Museum of Art di New York sviluppa una retrospettiva di oltre 50 opere. L'artista da fotografie concettuali alla ricerca pittorica ci cala nella dimensione statunitense. Così dall'altra parte la mostra di Paulo Nazareth.

Curata da Fernanda Brenner assistiamo ad un percorso espositivo che ripercorre circa quindi anni di viaggi che hanno portato l'artista brasiliano Nazareth ad attraversare le Americhe sino a ripercorrere la terra dei suoi antenati. Primitivo e moderno si intersecano in questo viaggio nel tempo.

Le due mostre definiscono questo senso di ricerca e scoperta attraverso lo sguardo di chi viene da lontano. 

Pagina 2

Un romanzo Fantasy ispirato dai nipoti

Estate 2025. Seguendo il filone compositivo della scrittura creativa è stato il mondo Fantasy a spingere la ricerca compositiva verso mondi alternativi. In questo caso il protagonista è il discendente di un antico casato: fu abbandonato dal padre affinché la maledizione che incombe sulla sua stirpe non si avveri. Agendo contro la sorte la realizza ed ecco Gallagher immerso in una serie di avventure che lo portano a calarsi in universi paralleli. Compare la figura archetipica di Gargal e della sua lotta atavica contro il male che fa da contraltare alla Sette Entità celesti del romanzo esoterico precedente: Untanas, Quertas, Chietal, Goyana, Huertal, Semveta, Ardal. Da questi antefatti sarà la volta di Gallagher, il cavaliere errante che si spingerà sino a Kalidor per portare a termine una serie di avventure perigliose. Giunto a questo punto il lettore sarà motivato a proseguire la lettura verso il romanzo successivo di natura fantascientifica grazie al quale potrà comprendere la natura di queste figure mitico-archetipiche che s'intrecceranno tra loro determinando una linea progressiva.

La Trilogia ENTROPICA definisce appunto il momento di massimo disordine in cui l'assenza e la casualità predispongono a una sorta di stato latente. Il secondo romanzo Kalidor e la maledizione di Gallagher mette a confronto i mondi stregoneschi secondo cui entità avverse come orchi, nani, elfi, gnomi, giganti, goblin e umani possano collaborare tra loro mettendo da parte i propri dissapori nella speranza di raggiungere l'Equilibrio. Non è forse un monito alla realtà in cui guerre e stragi flagellano le vite umane? Un insegnamento alla collaborazione!

Ed è in nome di questo Equilibrio che il disordine in cui tutto versa potrà trovare una nuova configurazione momentanea.

Durante l'estate del 2025, avvenne alla mia famiglia un fatto inquietante: mia sorella e suo marito andarono al mare con i loro tre figli e per cause ancora da comprendere nel momento in cui scrivo la casa, andò a fuoco. Forse un cortocircuito elettrico e l'alta tensione di elettrodomestici furono le cause scatenanti di tale circostanza.

Non rimase niente: anni e anni di duro lavoro vanificati in un incendio che non risparmiò nulla. Per fortuna nessuno si fece male.

Per questa ragione i miei nipoti frequentarono assiduamente la casa della nonna ed io, sempre intento a lavorare e disperdermi in altri interessi iniziai a frequentare i miei nipoti: due gemelli, mentre il grande, Francesco oramai diciassettenne era più dissociato perché alla stregua delle mode, degli amici e dei viaggi. I due piccoli invece, Lorenzo e Gabriele gemelli eterozigoti simili ma non uguali iniziarono a trascorrere il loro prezioso tempo con me. Al mare giocavamo a palla e dopo pranzo li sfidavo in interminabili sfide a scacchi ma nel tardo pomeriggio quando si tornava dal mare, spegnevo la televisione e gli toglievo i cellulari di mano coinvolgendoli nel racconto a puntate del regno di Kalidor. Erano entusiasti e tutti i giorni erano loro a chiedermi di proseguire nel racconto della storia tanto che persino a tavola, quando era ora di cena mi chiedevano di proseguire nell'invenzione della storia.

Ecco da dove origina il regno di Kalidor: giorno dopo giorno si è profilato un mondo.

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DIVISMO

Edvard Norton

L'attore dell'ambiguità

"L'ambientalista convinto"

Edward Harrison Norton è nato nel 1969 a Boston. Ha ricevuto quattro candidature agli Oscar per Schegge di Paura per cui ha vinto il Golden Globe come miglior attore non protagonista ma anche per American History X, Birdman e A Complete Unknow. E' nel 1999 che interpreta Fight Club di David Fincher ed è tra i più grandi attori viventi statunitensi.

Essendo il maggiore di tre fratelli sin da piccolo mostrò la sua predilezione per il teatro. Il padre grande avvocato ambientalista e la madre insegnante di inglese gli trasmettono forti valori che porta avanti ancora adesso.

Si laurea alla Yale University in Storia e Cultura orientale e per un certo periodo si trasferì in Giappone dove lavorò per tre anni. Dopo questa esperienza tornò a New York per fare l'attore.

Il suo esordio nel 1996 fu in Schegge di Paura in cui interpretava il ruolo del bravo ragazzo che tanto bravo non era dato che non soltanto inganna i personaggi del film ma anche gli spettatori essendo lui il personaggio ambiguo e controverso.

Ed è proprio questa la cifra stilistica di tutta la sua carriera: l'ambiguità.

Nei film che lo consacrano non interpreta mai il ruolo classico del personaggio definito ma spazia in ruoli che mettono in evidenza differenti contorni di personalità complesse e articolate. Pensiamo ad American History X ad esempio: il ruolo del nazista convinto che va in galera fedele alle sue convinzioni e poi dopo aver ricevuto violenza gratuita ed aver visto con i suoi occhi il prezzo da pagare per la violenza decide di piegarsi al sistema. Tornato alla sua vita da uomo libero decide di cambiare rinnegando le convinzioni che lo avevano portato ad essere arrestato. Decide di proteggere la sua famiglia e mettere da parte l'ascia di guerra: solo che il fratello più piccolo prendendolo come modello negativo si oppone al suo cambiamento tentando di portare avanti l'antieroe che lui aveva messo da parte. La conseguenza sarà l'inevitabile morte del fratello nonostante il suo accanimento a rimettersi sulla buona strada. In un modo o nell'altro resta colpevole della violenza che aveva trasmesso al fratello e la redenzione non trova piena manifestazione.

Altro ruolo controverso è quello del protagonista di Fight Club in cui alla fine si scopre che Brad Pitt addirittura non esista per niente se non nella sua mente.

La complessità, le sfumature di personaggi al limite denotano la sua capacità di attore entrando nel vivo della cinepresa e catturando l'interesse degli spettatori.

Sin dai primi successi cinematografici Norton non volle mai rendere pubblici gli aspetti della sua vita privata: non vuole che le telecamere entrino nelle sue questioni private. Ad esempio dopo le riprese di Larry Flint- Oltre lo scandalo circolavano voci che l'attore avesse una tresca amorosa con l'attrice protagonista Courthney Love anche se l'attore negò sempre tutto affermando che tra loro ci fosse solo rispetto tra colleghi.

L'attore ha dato vita al programma Solar Neighbors che valuta la possibilità di portare pannelli solari nelle case delle famiglie povere oltre che aver presentato un programma speciale per la National Geographic analizzando i problemi del riscaldamento globale.

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 La Vetrina

RC III

 Adriano Valerio Deandreis

La VETRINA la stagione 2025 è stata aperta da Anna Actis Caporale per approdare all'Epiverso di Adriano Valerio Deandreis. Il suo Concretismo Metafisico consiste proprio nell'affondare ulteriormente dentro sé servendosi della realtà come punto di partenza, come tavolozza ideale dalla quale partire a stabilire un punto di approdo del proprio Sé attraverso il quale descrivere uno stato interiore che ha preso forma mediante meta-simboli che danno slancio all'impulso ed aprendo la strada a quello che ho denominato Epiverso. Con tale espressione si indica una sorta di sovrapposizione del Sé alla realtà stessa: dunque l'osservatore che approcci ai suoi lavori non deve assolutamente farsi ingannare dall'apparenza delle forme e dei contenuti formali. Della realtà in verità non resta niente, solo lo slancio da cui far decantare la propria poetica o dimensioni che non appartengono più al mondo di riferimento.

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Il genio pensatore

Giovanni Allevi

e la lotta per la sopravvivenza

Uno dei più grandi artisti contemporanei è Giovanni Allevi noto musicista e compositore che ultimamente è caduto nel tunnel della malattia. Si tratta di Meloma multiplo ovvero di un tumore del midollo osseo che colpisce le cellule plasmatiche che nello specifico tocca globuli bianchi che producono anticorpi.

Non si capisce l'origine della malattia e il trattamento dipende dalla gravità dello stadio oltre che dall'età del soggetto. Il giovane combatte contro questa malattia senza perdersi d'animo. Lui che è conosciuto artisticamente in tutto il mondo per l'eccezionalità della sua arte pianistica: coinvolge intere platee con l'abilità oltre che componendo per film, programmi televisivi e pubblicità. Oltre sostenere la musica classica in generale ha fondato l'Accademia Musicale Giovanni Allevi una scuola di musica che offre corsi di pianoforte, composizione e direzione d'orchestra.

Come lui stesso ha dichiarato su Instagram:" E' un momento bellissimo quando alla fine di una infusione ti portano il budino al cioccolato". Si tratta di un farmaco per curare le ossa. Lui è forte, è determinato e combatte eroicamente per sconfiggere il male che lo affligge .

Come lui stesso ha dichiarato:" Secondo le statistiche io ho davanti due anni ancora ma prometto che festeggerò i 95 anni". Terribile notizia, angoscioso presagio, dramma sotto gli occhi di tutti. Il grande compositore patisce senza cadere vistosamente nel tunnel del dolore e dello sconforto. Ride, scherza e mantiene i nervi saldi per vincere la morte. Dice ancora:" In questi tre anni mi sono chiesto cosa significhi vivere pienamente. Significa vedere e vivere sul presente senza che sia inquinato da aspettative future e da ricordi del passato"

Il qui ed ora come non mai: forza maestro Allevi, forza!

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Riflessi post-globalisti sul mondo dell'arte e della cultura

Arte e denaro

Quando si parla di arte si pensa immediatamente all'ispirazione artistica come di uno stato di trance in cui il soggetto ha la visione di ciò che deve realizzare in una dimensione eterea e distante da fatti concreti.

L'opera nata da uno stato interiore viene poi esposta e tra gli astanti dovrebbero poi esserci addetti ai lavori e collezionisti disposti a tutto per possederla. Da questa visione idealizzata ne scorre di acqua sotto i ponti.

Sembra cioè che l'arte sia distante dal mondo del denaro e che l'aspetto materiale non faccia parte del discorso creativo: una favola vera e propria. Proprio nel mondo dell'arte il denaro incide come in tutte le cose, anzi lo motiva, lo nutre, lo porta avanti: quando scarseggia il denaro la filiera artistica si interrompe. All'artista serve il denaro per poter acquistare il materiale di lavoro e così ai luoghi deputati all'esposizione delle opere. Dalle gallerie ai critici d'arte, dai curatori alla pubblicità il denaro è la linfa che deve scorrere necessariamente affinché esista l'arte stessa e mantenga inalterata la sua manifestazione concreta nei territori in cui si porta cultura.

Un detto di Oscar Wilde affermava:" Quando i banchieri si ritrovano a cena parlano di arte. Quando gli artisti si ritrovano a cena parlano di soldi". Ed è proprio così: gli artisti necessitano di denaro e il loro intervento di post-produzione consiste nel cercare vie entro cui collocare il proprio lavoro in modo da garantirne altro.

Se pensiamo al saggio di Jean-Joseph Goux Les Monnayeur du langage vedeva la sua teoria del valore. Già Marcel Duchamp trattava questi aspetti nell'opera Obligation de Cinq-cents francs per la roulettes de Monte-Carlo a partire dal 1924 per poi giungere a Andy Warhol con la moltiplicazione di biglietti da un dollaro con versioni diverse che ridicolizzavano quasi l'idea del denaro stesso.

L'arte non ha mai escluso il denaro dai suoi interventi: Yves Klein gettò un lingotto d'oro nella Senna all'interno di una performance intitolata Cession de la Zone de sensibilitè immaterielle di Michale Bakfort , Pont au Double, Paris nel 1962. Ancora Joseph Beyus scrisse su una lavagna Kunst=Kapital nel 1980 e così via facendoci comprendere l'importanza che all'interno del mondo dell'arte il denaro abbia sempre ricoperto.

Ma non è un fattore solo contemporaneo. Sin dall'antichità l'arte ha sempre avuto questa predilezione: da una parte il sostegno economico determinato dal collezionismo e così dal mecenatismo che stabilisce la compravendita delle opere in qualità di asset finanziari sino alla possibile commercializzazione dell'arte stessa intesa come bene di lusso.

In questo senso assistiamo a procedimenti creativi che mettono in evidenza artisti del calibro di Warhol come detto sopra e Banksy giusto per citare l'artista di punta di questo periodo specifico.

Il denaro permette di muovere il mercato dell'arte, di finanziare eventi e creare nicchie di cultura a sostegno degli artisti e di tutto il sistema che gravita intorno. Sembra da questo punto di vista che l'immagine dell'artista povero ed escluso sia abolito dal dizionario: fare l'artista rappresenta oramai un lavoro vero e proprio oltre che uno status sociale ed il lavoro per essere tale deve assolutamente essere collegato al denaro.

Ecco allora che non comprendo come possano alcuni artisti rifiutare l'investimento all'interno di organizzazioni di mostre: pagare per esporre non deve assolutamente essere letto come pratica dannosa e inefficace per la carriera ma come opportunità di collaborazione. Mettere a disposizione spazi deputati all'esposizione, dare lavoro a curatori che dovranno ogni giorno avere rapporti con il pubblico a critici d'arte che dovranno impegnarsi alla divulgazione dell'artista attraverso presentazioni pubbliche, attraverso recensioni, brochure e la pubblicazione di testi d'arte.

Negare questo scambio significa ostacolare il flusso di una filiera che si muove intorno all'artista ed alle opere. La finalità dell'artista è quella di entrare a far parte di un mercato di collezionisti che comprino i loro lavori se non di lavorare su committenza per un pubblico ricercato e propositivo.

Eppure tutto questo preambolo non deve portarci fuori strada: il denaro è necessario per l'arte ma non deve rappresentare il fine. Se scartiamo i modelli di coloro che ce l'hanno fatta gli artisti sconosciuti devono continuare a produrre al di là del tornaconto personale. Chi sono coloro che ce l'hanno fatta? I grandi nomi riconosciuti in tutto il mondo; i big viventi che sono già storia dell'arte mondiale; gli artisti che vendono le loro opere a milioni mentre espongono nelle gallerie più prestigiose in tutto il globo. Se questa è l'ambizione degli artisti esordienti dico: non è facile e non deve essere questo l'obiettivo finale altrimenti annulleremmo in partenza il senso stesso dell'arte.

Ripeto: è fondamentale il discorso monetario nel mondo dell'arte affinché l'intera filiera continui ad esistere ma non deve essere posta al centro della scena: è solo il contorno.

Gli artisti devono in termini imprenditoriali investire su se stessi partecipando a mostre sempre più selettive e specialistiche scartando quelle collettive in luoghi alternativi e non predisposti unicamente alla pittura: tentando di far emergere il proprio lavoro e renderlo riconoscibile ai più dovranno curare gli aspetti divulgativi ad esperti competenti.

E' ovvio che una simile operazione consista nell'investimento di risorse che coinvolgeranno diverse competenze preposte alla vendita, alla pubblicità, alla condivisione. L'artista da tutto questo dovrà ricavare visibilità e questa col tempo si trasformerà in compravendita dei propri lavori. Ma fondare una mostra esclusivamente sul fattore denaro mi sembra stucchevole: l'arte non deve soccombere all'aspetto materiale o perde la sua aura

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Modelli Culturali:

Marc Chagall

Giusto per non dimenticare il tema portante di questa annata 2026 torniamo a parlare di guerra: Marc Chagall realizzò questo dipinto nel 1943 ovvero durante la seconda guerra mondiale. I fatti del conflitto incisero sul suo stato psicologico direttamente. Effetti di questo genere sono ravvisabili nel dipinto in cui delinea vibrazioni amare e confuse intrise in questo flusso onirico di sensazioni forti e confuse. L'opera è un olio su tela che si trova al Centre Pompidou di Parigi in cui compare il senso di impotenza e destabilizzazione determinati dall'orrore della guerra.

I colori vividi e violenti scardinano le figure di animali che in questo caso appaiono agitati e confusi, quasi in fuga e rovesciati in un moto angosciato che comporta solo disagio e frustrazione. In un certo senso esprimeva il dramma che sulla sua pelle toccava la questione ebraica che lo riguardava direttamente.

Non manca nel dipinto la dimensione favolistica tipica del suo stile che in molti casi si ispirava alla vita popolare della Russia europea ritraendo episodi biblici entro cui si rispecchiavano le sue origini ebraiche. Essendo nato a Lezna in Bielorussia e avendo ricevuto un'educazione ebraica tradizionale furono aspetti che appartenevano alla sua istruzione di base. Fu infatti solo nel 1910 che raggiunse Parigi andando a vivere nella comunità di Montparnasse. Ma scorrendo nel tempo al sopraggiungere della seconda guerra mondiale proprio nel 1941 lui e la sua famiglia si trasferirono negli Stati Uniti proprio all'alba dell'invasione nazista dell'Unione Sovietica.

Il delirio di questa maternità stravolta quasi come se il carretto potesse alzarsi in volo mostra in profondità una figura maschile distesa al suolo al centro di un villaggio visto dall'alto. La fuga dal mondo mentre l'uomo ammazza il suo simile e la ragione viene sostituita al cuore.

La Guerra (1943). Olio su tela

Centre Pompidou (Parigi)

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Accadde davvero

Storia del Cinema

Il DIVO

Film del 2008 diretto da Paolo Sorrentino è basato sulla storia del senatore a vita Giulio Andreotti ed è ambientato nell'Italia degli anni Noventa proprio nel momento in cui la prima Repubblica stava per essere deposta da una nuova ondata politica che sarebbe stata determinata da Silvio Berlusconi.

Qui un Toni Servillo audace interpreta magistralmente il ruolo del leader della Democrazia Cristiana ed è stato presentato al festival di Cannes ricevendo il premio della giuria.

Qui Andreotti era al suo VII governo e stava entrando nel processo di Palermo per mafia.

La pellicola inizia con una lunga lista di morti: Moro, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino a cui seguono le parole di Moro dalla sua prigionia dirette proprio a lui .

Così mentre si radunano i vertici tra cui Ciro Pomicino, Lima, Angelini e Cossiga si seggono innanzi ad un tavolo scontrandosi con Forlani.

La prima convocazione in parlamento si trasforma in disputa mentre il presidente Scalfaro tenta di far mantenere la calma.

Eppure l'omicidio di Falcone tocca la sua immagine nonostante il fatto che avesse ottenuto molti voti: fattori che lo porteranno alla sconfitta.

Da qui entriamo nella seconda parte del film in cui vengono mostrati i rapporti di Andreotti con la mafia sino ai fatti di Tangentopoli che farà cadere molte carriere per corruzione. Evangelisti, Cirino Pomicino e Craxi sono smascherati e la caduta di Cosa Nostra determinò fatti sconcertanti.

Il film mostra i contatti tra il procuratore Caselli e i pentiti di mafia dove spicca il bacio di Riina a Andreotti e qui decide di contrastare queste voci: andato al processo nega le accuse che lo porteranno poi a nuove prospettive anche se arriverà all'assoluzione perché il fatto non sussiste.

Film assolutamente cinico, psicologico, politico ed unico nel suo genere attraverso un montaggio sincopato in cui spicca il ruolo del protagonista colto in tutte le sue sfumature caratteriali sino ad esagerazioni che ne mostrano forse il suo vero volto.

La gestualità se non la capacità di Servillo attraverso il trucco di entrare nel personaggio di Andreotti determinano la sua dedizione per aver studiato profondamente l'ex segretario della Democrazia Cristiana.

Nel film si respira l'aria dell'Italia di quei tempi: quando ancora al tramonto del vecchio mondo non eravamo entrati nell'Unione Europea attuale.

Un moto di destabilizzazione ha sconvolto gli equilibri preesistenti e lo scossone della magistratura ha alla fine rovesciato quanto restava del vecchio corso della Repubblica Italiana.

Giulio Andreotti era al vertice di questo sistema: non sta a noi definire gli aspetti politici e d'archivio anche se riconosciamo la grande personalità, la cultura, la sensatezza.

Gli uomini politici di un tempo erano dotti, rappresentativi, responsabili e costituivano l'apice di un paese che era uscito dal dopoguerra con onore e che stava crescendo sul mercato internazionale. Eravamo una potenza in competizione con le altre democrazie occidentali e non sappiamo quanto questa Europa ci abbia aiutati.

Il sogno europeo nella sua grandezza ci è stato venduto come la speranza di globalità, di aiuto reciproco e unione tra i popoli. Peccato che l'Europa funzioni a due velocità: quella del nord più ricca e quella del sud di cui ne facciamo parte. 

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Arte dentro l'Arte

TATE di Londra 2026

EMIN; KAHLO; MENDIETA

La programmazione del Tate di Londra ha già la programmazione del 2026 entro cui vedremo tre star dell'arte mondiale: Trancey Emin, Frida Kahlo e Ana Mendieta. L'arte contemporanea sarà così protagonista assoluta.

Una sorta di programmazione mirata che mette al centro l'universo femminile entro psicologie e comportamenti differenti.

Esperienze diverse che si avvicenderanno in un iter composito se vogliamo ed articolato allo stesso tempo.

Dunque approcciamo in termini descrittivi al percorso nella speranza di invitare le persone a raggiungere Londra e sapere già ove recarsi.

Partiamo con Tracey Emin che dal 26 febbraio al 31 agosto 2026 ha ripercorso quarant'anni di creazione: dalla Young British Artist degli anni '90 ha sempre messo in mostra aspetti autobiografici sfidando le convenzioni entro cui la pittura, la scultura, i video fanno da sfondo alla sua ricerca in cui è il corpo la geografia privilegiata ed in maniera particolare il suo stesso corpo per centrare l'espressione ed il racconto individuale. L'introversione attraverso l'esteriorità è il paradosso che la caratterizza fortemente.

E così dal 25 giugno 2026 al 4 gennaio 2027 è la volta di Frida: The Making of an Icon. Sarano esposte oltre centotrenta opere in cui saranno espresse le diversi componenti identitarie dell'artista messicana grazie alle quali spicca la sua esperienza di vita traslata nel mondo dell'arte, delle sue angosce e del suo stato di perenne malattia che accompagnerà il resto della sua esistenza. L'artista colpisce sempre per il senso di lacerazione e sofferenza entro cui riscopre la propria dimensione e il desiderio di guarigione che incombe per portare luce in fondo al tunnel dell'oppressione.

Ana Mendieta invece sarà ospitata dal 9 luglio 2026 al 10 gennaio 2027. Qui assisteremo a film rimasterizzati e dipinti giovanili sino all'ausilio di sculture realizzate successivamente di cui molte non sono mai state esposte nel Regno Unito.

Anche in questo caso il dialogo tra corpo e natura diviene protagonista di un percorso che centra tutto sulla femminilità in un'epoca come questa in cui apparentemente i diritti di parità di genere sembrano raggiunti anche se nella sostanza la via da percorrere affinché diventino realtà è ancora lunga. Sappiamo che l'artista morì in circostanze assai violente e che non sono state ancora chiarite del tutto. I fatti avvennero otto mesi dopo aver sposato l'artista Carl Andre e che suscita ancora polemiche ed interesse nel mondo dell'arte.

In ogni caso il Tate programma un anno al femminile con personalità differenti tra loro che hanno indagato attraverso l'arte la loro personalità usando il loro corpo come mezzo per giungere a descrivere la loro idea di femminilità. Eppure la femminilità non intesa tradizionalmente come corpo destinato alla procreazione ed alla vita: il senso di famiglia è solo un miraggio lontano per queste donne che hanno dedicato la loro esistenza alla creazione ed all'arte.

La femminilità intesa dunque come stato mentale oltre che fisico in cui la capacità di distaccarsi dal materiale e lanciarsi spiritualmente oltre le sfere dell'apparenza sembrano fondanti.

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Artisti della Guerra

Rubrica di approfondimento

ALDO CARPI

L'Arresto del Muselmann

Dalla serie dei " Carabinieri" (1951).Olio su tela

Un altro esempio di arte della guerra viene offerto da questa opera di Aldo Carpi. L'artista milanese nato nel 1886 era quinto di sette figli di cui il padre medico condotto era di origine ebrea e questo fu l'elemento che lo segnò per tutta la vita. Anche se convertitosi al cristianesimo a dodici anni fu testimone dei moti operai e degli arresti. Eppure il mondo dell'arte giunse a casa sua grazie ai numerosi pazienti del padre tanto che iniziò a frequentare lo studio del pittore Stefano Bersani.

Proprio Bersani gli aprì la strada all'Impressionismo come stile di vita e questo gli darà la spinta per entrare nell'Accademia di Brera a Milano nel 1906 e dove fu allievo di Cesare Tallone e Achille Cattaneo. Fu compagno di studi di Funi e Carrà e collaborò alla rivista Vita d'Arte.

Fu una persona religiosa e questo incise molto sulla sua pittura tanto da impegnarlo sul fronte umanitario: allestì una casa per bambini difficili e giovani problematici tentando di dare il suo contributo in una colonia agricola allestita per questo intervento di assistenza sociale.

Nel 1912 esordisce nelle mostre della Pinacoteca di Brera sino alla Biennale di Venezia. Ma sarà nel 1915 arruolato per la Grande Guerra sino a conseguire nel 1918 la medaglia d'onore.

Congedato dalla guerra negli anni venti entra nel Gruppo Novecento e da quel momento vinse diversi premi e con lui opereranno artisti provenienti da Corrente a Realismo Esistenziale sino a divenire lui stesso docente amato particolarmente dai suoi allievi.

Negli anni trenta si dedicò alle vetrate del Duomo di Milano e nel 1944 per le sue origini ebraiche venne arrestato e portato a Mauthausen e poi a Gusen.

Furono anni difficili che riuscì a documentare attraverso i disegni a noi cari: tornato dalla guerra realizzò un complesso di affreschi a Santa Maria del Suffragio a Milano e venne riconosciuto in diversi ambienti intellettuali.

Altri fatti che incisero sulla sia vita furono negli anni Sessanta: un viaggio in Terrasanta sotto il pontefice Poalo VI e negli anni Settanta pubblica i disegni di Gusen. Nel 1973 l'artista muore nella sua abitazione e viene deposto nel cimitero monumentale di Milano.

Eppure la sua arte continua a far discutere perché i suoi lavori sono stati inseriti in una serie di mostre postume dalla sua morte.

La sua essenzialità è concentrata sulla dimensione narrativa forse perché l'artista intese la sua pittura come fonte documentaria, come espressione di un linguaggio diretto, senza fronzoli o deduzioni determinate dalla logica.

In questo senso la pittura diviene matrice di una testimonianza pura, della verità nuda e cruda senza interpretazioni postume. Dipingere per lui significava raccontare come realmente stavano i fatti ed in questo modo il pennello era come una penna dedita a raccontare la storia del mondo e decantarla ai posteri. 

L'opera in questione mostra una figura ignuda tra due gendarmi speculari che la portano via. La figura è nuda, senza caratteri distintivi, secca e priva di vitalità mentre i due gendarmi divengono macchine di un sistema perverso che obbediscono al comando del padrone.

L'origine ebrea dell'artista che gli costò la deportazione nei campi di morte tedeschi rimase impressa nella sua mente: anche qui in questo dipinto emblematico spicca la figura del prigioniero nelle mani dei suoi carnefici.

Milioni di persone persero la vita seguendo le teorie dei leader che condussero l'Europa nell'abisso di una guerra fratricida. Sembravano queste immagini d'archivio, immagini di altri tempi.

Sembrava che la storia avesse trionfato sui popoli e sulle nazioni e che dalla caduta del Muro di Berlino la globalizzazione avesse determinato un mondo più sicuro. Qua e là c'erano guerre verso i paesi che non volevano accettare il nostro stile di vita democratico ma il mondo, l'occidente almeno sembrava fuori dal tunnel della distruzione.

Ora invece più che mai l'evoluzione tecnologica ed il progresso scientifico sembrano problemi aggiuntivi nelle mani sbagliate. L'occidente per come lo conoscevamo è in crisi: da una parte gli Stati Uniti che nella loro politica protezionistica in cui hanno imposto dazi al resto del mondo si sono tirati fuori dagli accordi NATO lasciando l'Europa alla mercé della Russia la quale collaborando con i paesi asiatici e di ciò che un tempo era il terzo mondo ha ricostituito una visione d'assieme, un nuovo assetto economico, bellico e strategico.

Ora più che mai la vecchia Europa corre al riarmo nella speranza di far fronte all'imminente territorialità della Russia pronta a mostrare il suo vero volto. L'Europa è sola e divisa al suo interno. Il problema tecnico dell'unanimità dei voti rallenta il suo evolversi frammentandola in tante visioni che non convergono in un piano deciso ed unitario. Quella parte di mondo ostile questo lo sa perfettamente e concorre al suo declino. Tra droni, computer quantistici e armi di sproporzionata crudeltà l'uomo moderno rischia di tornare vittima di un complesso sistema che aveva raggiunto. Mai un'opera come questa è stata così viva. 

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Storia del Fumetto

LOVELY SARA

Una storia che tocca il cuore

La storia di Sara è un anime che si diffuse a partire dal 1985 dalla Nippon Animation. Creata dal romanzo La piccola principessa di Frances Hodgson Burnett descrive le disavventure di questa ragazza condotta dal padre in un facoltoso collegio per studiare in assenza della famiglia. Quando però si viene a sapere della morte del padre in oriente resta orfana e sarà costretta a lavorare proprio nel collegio in cui era considerata l'allieva modello.

Ridicolizzata ed umiliata dalle sue ex compagne che la invidiavano quando era all'apice della sua esistenza sarà costretta a vivere situazioni che la faranno soffrire.

Miss Minci in particolar modo sarà la direttrice del collegio che premerà sui suoi maltrattamenti psicologici. Eppure nonostante le avversità Sara manterrà duro: mostrerà la sua determinazione fino al momento in cui giungeranno aiuti segreti e ritrovato un amico del padre le riporterà la ricchezza smarrita.

Anziché vendicarsi Sara rimarrà nel collegio per tornare a studiare con le sue compagne e dopo aver fatto un viaggio in India ricomporrà la sua esistenza stravolta.

Il cartone mostrava la dura vita delle apparenze e di come il rispetto fosse dato solo dall'autorità paterna e di come decadesse nel momento in cui non ci fossero più i soldi necessari al suo sostentamento. Il lieto fine è dato solo dal fatto di essere ritrovata dall'amico del padre che la cercava per la cospicua eredità paterna anche se le ha dato la possibilità di tornare sulla cresta dell'onda. Non è forse un monito a tutte quelle apparenze determinate solo dal vile denaro?

Critica della Critica

Lo Sguardo vuoto

Una tendenza giovanile

Su TikTok fa tendenza e così su Instagram. Si chiama Gen Z Stare ovvero lo sguardo della generazione Z. In cosa consiste? Milioni di visualizzazioni di ragazze e ragazze che restano immobili a fissare verso la camera come se non ci fosse più nulla da dire o fare.

Si tratta di uno Sguardo Vuoto che rimanda subito alla noia e dall'altra parte ad un discorso più intimo come se non si provassero più emozioni.

Un gesto banale e quanto mai complesso e rinnega lo scambio di emozioni determinate dalle generazioni precedenti attente a sembrare perfette.

Forse più concreta e diretta la nuova generazione esprime il distacco dai tempi, la passività e la lontananza dal qui ed ora in cui le circostanze ci catapultano.

Vi sarà capitato di recarvi in un pub od in un locale in cui eravate circondati dalla generazione Z: non avete visto volti stanchi di ragazzi annoiati con i cellulari in mano intenti a non dire nulla?

Il fatto è che l'epidemia Social si stia trasferendo anche ai più anziani. Cosa c'entra tutto ciò con l'arte?

C'entra con l'incomunicabilità, con il fissare vuoto senza pensare a nulla. Questa generazione che combatte per l'energia sostenibile, che si batte per i diritti dell'LGBTQ, che dichiara apertamente la sua lotta per i pari diritti è figlia del benessere: non ha mai conosciuto la privazione, è sempre stata disattenta e mentre lotta per il risparmio energetico ha sprecato energia, non ha conosciuto i sentimenti e non conosce la solidarietà.

Solite elucubrazioni degli anziani? No. Le nuove generazioni trascorrono il loro tempo libero in chat e percepiscono le distorsioni dello spazio in cui vivono attraverso le piattaforme.

Trascorrono il loro tempo nella dimensione virtuale e questo è il loro parametro di scambio. Tutto ciò che fanno, che dicono, che postano è frutto di mode, di ritornelli che durano una manciata di giorni per poi cadere nel dimenticatoio.

La Gen Z Stare è spiazzante perché mostra definitivamente il suo vero volto: la distanza dalle cose, lo sguardo privo di sentimenti, la freddezza assoluta per chi trascorre la propria esistenza in realtà dissociate.

L'arte è in relazione a questo stile di vita. L'arte dissociata, lontana dal cuore, l'arte che fissa il vuoto, l'arte che non dialoga e non comunica nulla.

L'Art stare. Il nulla diffuso.

Potremmo stare ore a discuterne ma non ne verremmo fuori. E' così. Punto

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Approfondimenti:

George Condo

Condo è famoso per il suo Cubismo Psicologico in cui la figurazione pittorica incontra nuovamente la psiche umana tra personaggi grotteschi e deformi che tendono ad alterare gli stati interiori sino alla piena deformazione della realtà. E' come se Condo volesse rappresentare esternamente ciò che sta avvenendo nella mente dell'osservatore: una serie di specchi deformanti che reagiscono sulla superficie rendendo il mondo una proiezione di ciò che serbiamo interiormente. In questo caso l'opera rappresenta due figure religiose con espressioni assolutamente distorte al limite del fumetto e della caricatura nelle quali emergono tutte le angosce recondite mascherate dalla realtà.

Il mondo diventa così un teatro delle apparenze in cui nella realtà ognuno diventa prigioniero delle proprie paure non potendole esprimere apertamente. La pittura diviene per l'artista molla di sfogo, possibilità di far confluire le due realtà sino alla distorsione dell'oggetto rappresentato.

Ecco allora la sua apertura al dialogo tra le arti secondo cui questo fenomeno è da estendere a tutti i linguaggi: dalla musica alla letteratura, dalla cultura in generale è possibile mostrare, dimostrare e rimuovere tutta quella serie di angosce che opprimono il nostro equilibrio. L'artista nel buttare fuori ciò che ha dentro ha così la possibilità di rimuovere e determinare un ponte tra i mondi della comunicazione. I mostri dell'anima vengono fuori anche se il rischio è quello di rendere meno fluida la realtà circostante.

Nato nel 1957 l'artista americano di Concord studiò dapprima musica e poi si trasferì a Boston ove lavorò in un negozio di serigrafia. Erano gli anni in cui conobbe Basquiat e da quel momento si trasferì a New York City per lanciarsi direttamente nella carriera dell'arte fondata sull'ibridazione della pittura europea dei grandi maestri ed il pop americano. Da questo connubio sono venute fuori le immagini ibride che contraddistinguono il suo stile rendendolo unico e riconoscibile. Condo è uno degli artisti più ricercati al mondo soprattutto per una serie di disegni, di sculture e incisioni che assieme alla pittura hanno fatto il giro del mondo. 

Nuns and Priets (2007) Olio su tela

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