Trentaseiesima Uscita

01.07.2026

Copertina

Artisti della Guerra:

PABLO PICASSO

GUERNICA (1937). Olio su tela

Museo Nactional Centro de Arte Reina Sofia (Madrid) (Pagina 10)

Libri da leggere:

Analisi del Testo

TRISMEGISTUS

Il Manoscritto della Follia

di Andrea Domenico Taricco (pagina 2)

Pagina 1

Architetture Impossibili:

Grayson Perry's House for Essex

Sogno o son desto? La Grayson Perry's House for Essex sembra davvero uscita dalla penna di uno scrittore fantasy. Altro che favole: esiste veramente!

Si tratta di un edificio pittoresco che il Guardian ha classificato tra le migliori strutture al mondo. Un'opera d'arte vera e propria che costituisce meta turistica per le vacanze a Wrabness in Essex.

E' stata progettata dallo studio di architettura FAT Architecture come una sorta di cappella secolare attuale. Ricorda infatti le strutture tradizionali in cui all'esterno si alternano piastrelle ceramiche e sculture figurative realizzate in alluminio fuse poi sul tetto.

Oltre l'esterno è anche all'interno una vera propria esperienza immersiva che proietta nella vita immaginaria di Julie Cope attraverso opere d'arte commissionate proprio da Perry.

E' stata commissionata proprio con l'intento di evocare le tradizionali cappelle way side di pellegrinaggio che pure all'interno rievocano gli aspetti della vita di Julie Cope, il personaggio immaginario inventato da Perry in cui arte e architettura sembrano intersecarsi in un unicum che cattura l'attenzione di chiunque intenda andare a visitare quelle aree del mondo. In ogni caso proprio dell'arte commissionata da Grayson Perry si interfacciano all'architettura in uno scenario mozzafiato da favola in cui il visitatore perde contatto con la realtà sino a divenire protagonista direttamente di queste atmosfere sospese tra realtà e fantasia. 

Dal 17 marzo al 18 luglio 2026

Musèe d'Orasy dal 17 marzo al 19 luglio 2026

Renoir e l'amore

Renoir sarà il protagonista di un viaggio espositivo al Museè d'Orsay attraverso capolavori che rappresentano il tema delle relazioni umane. Tra tenerezza, momenti di sospensione e di un intimismo estremo consentiranno ai fruitori di calarsi nelle sue opere in cui vengono celebrate scene iconiche che rappresentano la storia dell'arte mondiale.

Da La colazione dei canottieri ad Il ballo al Moulin de la Galette Renoir incanta sempre coloro che si approcciano alla sua pittura in cui spicca la sua abilità luministica così come la dedizione narrativa al racconto della convivialità dei rapporti umani. La mostra è organizzata con la collaborazione della National Gallery di Londra ed il Museum Fine Art of Boston.. Lui protagonista della scena impressionista fu prolifico con oltre cinquemila tele ed un numero cospicuo di acquerelli, disegni vari: si è distinto per la sua capacità instancabile di creare in maniera non convenzionale la realtà distaccandosi da una visione intellettuale e tradizionale. 

Pierre-Auguste Renoir Ritratti ad Alphonsine Fournaise (1879).

Pagina 2

Analisi del Testo:

Così come dalla Premessa del romanzo è ravvisabile la ragione stessa del romanzo:

" Estate 2025. Sono al terzo anno di mostre presso lo spazio espositivo Rinascenza Contemporanea III di Pescara. Nel periodo compreso tra maggio e settembre lascio di consuetudine Torino per seguire il ciclo di mostre artistiche e la sera allo stremo delle energie cosa faccio? Scrivo.

La scrittura creativa mi tiene in vita.

Sono in una sorta di crisi di mezza età in cui non credo nelle persone e nei rapporti umani a lungo termine: la scrittura, il viaggio in mondi lontani e la distopia generativa spingono la mia fantasia a beneficiare di un bagaglio di ricerche svolte nel tempo.

La Trilogia ENTROPICA nasce da qui: Il termine ereditato dalla termodinamica è rinviabile al principio dissolutivo secondo cui un sistema pur se votato all'equilibrio è mosso dalla degradazione dell'energia stessa che lo determina. Ancora più in profondità definisce un momento di massimo disordine in cui l'assenza e la casualità predispongono a una sorta di stato latente.

Il primo romanzo TRISMEGISTUS. Il manoscritto della Follia si articola in due parti: la prima in cui è analizzata la linea immortale dei signori dell'Ordine dell'Ibis mentre nella seconda, le vicissitudini scaturite dall'analisi dell'Ordine di Apophis in cui il protagonista, uno scrittore squattrinato comprende di essere introdotto in qualcosa più grande di lui". 

Il senso di vuoto, di frustrazione, di angoscia che pervade questo viaggio a ritroso nel Mondo Esoterico comporta una serie di rimandi che giustificano le scelte verso il bene quanto il male nella speranza di giungere a una risoluzione.

Il romanzo esordisce così dall'Incipit:

"Era il 1927 quando un mago ossessionato dai suoi studi esoterici scrisse a Parigi nel pieno della sua attività di ricerca: " Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale e il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla" cadde in uno sconforto senza precedenti sino a ritirarsi in una località sconosciuta e rinchiudersi in un convento per oltre tre mesi.

Chi ogni tanto gli fece visita sostenne di aver visto un uomo ossessionato dalla conoscenza, dal silenzio e dalla curiosità per leggende e verità dimenticate: nella piccola celletta solo il Corpus Hermeticum di Marsilio Ficino era il suo pane quotidiano.

Il mago sosteneva che la coscienza sublime fosse un mezzo inderogabile per conoscere nella loro vera natura tutti gli altri fenomeni come gli spiritismi che si riducevano alla medianità".

Si tratta di Gustavo Rol nella Torino di circa un secolo fa. Il capoluogo piemontese diviene teatro di una lotta esoterica tra alchimisti e seguaci di antiche credenze che si supponeva fossero perdute. 

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Divismo internazionale

Ancora su Brad Pitt

Brad Pitt è sulla cresta dell'onda. Dopo la morte di Robert Redford sembra lui l'erede privilegiato che rappresenti l'icona sexy del cinema hollywoodiano su caratteristiche che lo rinviano direttamente all'attore scomparso. Oltre al suo fidanzamento con Ines de Ramon con la quale ha una relazione dal 2024 o delle dispute legali che lo coinvolgono con la sua ex Angelina Jolie ha realizzato il suo ultimo film intitolato Formula 1 in cui interpreta il ruolo del protagonista. Il film diretto da Joseph Kosinski e prodotto da Jerry Bruckheimer definisce un nuovo trionfo per l'attore americano. Come dicevamo sopra sembra lui l'erede di Redford dalla sua morte. Insieme girarono Spy Game nel 2001 in cui interpretavano rispettivamente una spia della Cia alle prime armi ed il suo mentore. Non si tratta di un'eredità comprovata ma di un'intuizione dello stesso Robert Redford che vide in lui un suo possibile successore nella dinamica rappresentativa per le nuove generazioni.

La somiglianza è notevole anche se i ruoli di Pitt si configurano ad un nuovo schema epocale in cui sono altre le tematiche che il cinema deve mettere in evidenza. Eppure lo stile, l'eleganza e la bellezza sembrano trovare un erede esteticamente al top della sua forma ora che ha raggiunto i suoi 63 anni.

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La Vetrina

RC III

 Antonella Marina Gensale

La VETRINA. Giungiamo così ad Antonella Marina Gensale in arte Marì che chiuse il Ciclo Oscuro mediante quella che noi definiamo fase Classica espressa cioè dal Virtual pittorico inteso come raggiungimento di un'espressione Neostorica come ultima maniera di un percorso che si discosta ulteriormente dai processi tradizionali servendosi dei linguaggi più disparati ed extrartistici che trasformano l'arte stessa in contenitore di ciò che è Human.

Più nello specifico la risposta deumanizzante alle opere egoiche della Cucciarelli a quelle trasmediali della Stecca o della Caporale fondate sull'emotività mnemonica ora vanno oltre per la scelta di soggetti o tecniche atti a ricostituire attraverso l'arte ciò che effettivamente appartiene alla sfera umana. Il titolo della mostra che chiude il ciclo Retrospettive è Virtual: ovvero il transfert Pittorico che ha chiuso la stagione 2024. L'artista incide proprio sul fatto di scindere la vita organica da quella emozionale pur se immettendola in un meccanismo che possibilmente sarà in grado di codificarla nel proprio sistema 

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 Il genio pensatore

La crisi di Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi sta vivendo uno dei momenti più brutti della sua esistenza: dopo aver affrontato un intervento al cuore oltre che un tumore alla prostata il critico d'arte è stato ricoverato in ospedale per uno stato di depressione.

Come lo stesso critico d'arte ha affermato:" La mia attuale malinconia o depressione è una condizione morale, fisica che non posso evitare. Si tratta di una depressione reattiva ovvero di una condizione che insorge dopo aver vissuto fatti stressanti o traumi che hanno ripercussioni sulla salute della persona".

Ed ecco il critico d'arte che ruggiva la sua cultura definendo capre la masse di stolti ignoranti che osavano affrontarlo davanti alle telecamere. Purtroppo i fatti della sua vita privata lo hanno messo innanzi a questa crisi esistenziale che ne ha logorato i tratti, lo spirito facendolo dimagrire vistosamente.

Come lui stesso ha dichiarato:" Vivo con il costante pensiero della morte. L'unica cosa a cui penso e che fra un po' non ci sarò più. Ho 71 anni quindi ho vissuto più di quello che vivrò ed il tempo che ho davanti è un tempo pessimo perché non è un tempo in cui guadagno anni ma li perdo. Sono in un tunnel buio, senza via d'uscita e la cosa peggiore è che chi ti sta intorno non capisce. Davanti a me c'è solo il peggio"

Il grande guerriero della cultura, l'araldo del sapere, il critico che ha segnato la nostra realtà intellettuale più fervida è ora ammaccato.

L'angoscia è predominate in lui che ha catalizzato tante persone davanti ai teleschermi portando cultura nella televisione generalista ove non c'era spazio per l'arte. Non solo: la sua personalità forte, decisa, determinata ha suscitato antipatie, reazioni controverse e polemiche rimanendo per anni al centro dell'attenzione.

Nella foto sopra scattata quando si presentò al seggio per la votazione nelle Marche di cui la figlia Evelina era triste per questa gogna mediatica a caccia di immagini per documentare lo stato attuale del padre. Sulle piattaforme valanghe di insulti e di commenti inappropriati anche se le immagini volevano descrivere invece il fatto che il noto critico fosse nuovamente autonomo e sano. Ecco dunque le motivazioni della richiesta della figlia ai magistrati affinché vengano nominate persone di fiducia accanto al padre dato l'attuale stato di salute .

La sindrome depressiva in cui è caduto speriamo giunga alla fine. Eppure la risposta del critico alla figlia è stata di amare Sabrina Colle appena possibile. Ha raccontato che la loro è una frequentazione che dura dal 1997. " E' stata lei la mia medicina con la dolcezza mi ha fatto quasi uscire dal tunnel" e che sia questa la via per raggiungere la salute.

Dunque ci auguriamo che il professore si rimetta al più presto in forma e che torni a urlare in televisione. Forza professor Sgarbi!

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Riflessi post-globalisti sul mondo dell'arte e della cultura

DIY: Do It Yourself

Nuove tendenze di allestimento tra gli spazi espositivi

La trasformazione del mercato dell'arte è stato determinato negli ultimi anni da una rivoluzione culturale dettata dall'impatto tecnologico e dall'innovazione digitale. Con l'avvento degli NFT e del conseguente Metaverso le nuove frontiere del linguaggio hanno offerto opportunità significative sino alla mutazione del mercato stesso dell'arte.

Se pensiamo agli NFT comprendiamo che è cambiata la dimensione di proprietà artistica: gli artisti possono creare opere d'arte originali digitalalmente e venderle come token digitali servendosi della tecnologia blockchain.

Sicuramente questo ha aperto vie di monetizzazione come guadagno rapido e immediato per gli artisti stessi che in questo modo hanno evitato intermediari come galleristi, venditori, curatori e così una serie di addetti all'esposizione che richiedevano una percentuale per l'operazione pubblicitaria e di vendita dell'opera; su un piano di trasparenza poi è inevitabile il fatto che la via telematica abbia accelerato anche un discorso di vendita diretta senza lasciare in riserva il sommerso dando ad ogni operazione di vendita maggiore trasparenza. Secondo alcuni punti di vista gli NFT rappresenterebbero una maggiore democratizzazione dell'arte in generale determinando fluidità e diretto controllo artista promulgatore così della sua definitiva autonomia.

A questo dovremmo legare il discorso relativo al Metaverso secondo cui l'apertura di un universo parallelo metterebbe in ginocchio la vecchia gestione di spazi tradizionali messi a disposizione del pubblico: tramonterebbe in questo modo la convenzionale galleria d'arte e tutta l'equipe preposta ad interfacciarsi col pubblico.

L'artista comodamente seduto sul proprio divano può gestire mostre digitali esplorando nuove forme espressive entro esperienze immersive che coinvolgono persone distanti ma necessariamente connesse.

Queste tecnologie stanno trasformando lentamente il discorso artistico adattando a nuove metodologie comunicative sino alla creazione di nuovi ruoli preposti alla divulgazione eppure è la realtà del mercato ad incidere notevolmente: gli NFT possono coesistere con le opere d'arte tradizionali intese fisicamente mentre il Metaverso può spingere l'artista ad aprirsi nicchie di pubblico più estese a livello globale.

L'arte rappresenta sempre lo snodo prediletto per la sperimentazione e queste zone ibride a metà strada tra tradizione e innovazione passano inevitabilmente da queste parti. Il mercato cade sempre in piedi e in modo particolare quello dell'arte che si reinventa rendendo le opere sempre disponibili nel loro scambio.

Il mercato prospera, si evolve assemblando artisti ed acquirenti desiderosi di avvicinarsi alle nuove tendenze e l'Italia servendosi della sua eredità storica si proietta nello scenario dell'arte globale giocando le sue carte di credibilità si adatta ai connotati innovativi mantenendo viva l'attenzione verso la sperimentazione, l'istallazione , la performance e le forme diffuse di Street art in atto.

Tradizione e innovazione si compenetrano determinando nuovi scenari e nuove sfide con il rischio di mettere in ginocchio tutto ciò che fuoriesca da questo nuovo paradigma. Se la tecnologia prende il posto dell'arte ed a sua volta viene regolato dal mercato ciò che viene messo in campo è solo frutto di statistica, di calcolo e di una visibilità becera a prescindere dal suo vero corpus estetico.

Spicca di più l'aderenza ad uno schema aggiornato di visibilità in cui un NFT istallato in uno spazio del Metaverso o la capacità tecnica di un lavoro pittorico derivato dall'esperienza di un artista sconosciuto? In questo momento storico predomina la prima opzione. Conta il contenitore di presentazione al di là del contenuto discutibile.

L'artista di vecchio stampo se non adattato alla stregua dei tempi rischia il silenzio.

E come lui cadono nell'oblio le vecchie botteghe espositive, i vecchi critici d'arte, i curatori ed un'intera filiera culturale rischia l'estinzione se non allineata ai tempi.

E' giusto che l'arte si pieghi all'innovazione dunque? Tornando indietro nel tempo furono le stesse paure che colsero di sorpresa gli intellettuali quando sul finire del XIX secolo apparve la macchina fotografica e così con l'avvento del cinematografo. Sembrava che l'arte tradizionale cadesse nel baratro ed invece stimolò al raggiungimento artistico di nuove avanguardie creative.

Non potrebbe rappresentare questo nuovo traguardo tecnologico una nuova opportunità delle arti per superare e proiettare più in là il discorso individuale degli artisti?

Le risposte possono essere molteplici eppure mai come fino ad ora è la tecnologia ad assorbire l'arte stessa: la fotografia diveniva una via a sé stante e così il cinema sino a divenire esso stesso la settima arte ma la digitalità sta sostituendo il fattore comunicativo dell'arte stessa. Un quadro può essere realizzato digitalmente, messo in vendita su una piattaforma digitale ed essere presentato e divulgato dall'Intelligenza Artificiale. Anzi, entro breve come in alcuni casi saranno gli algoritmi a generare nuove opere d'arte ed un collezionista potrà richiedere al proprio computer di preparargli un quadro così come lui lo desidera pagandolo per l'operazione riuscita. Il fruitore detterà alla macchina il tipo di quadro che desidera predisporre nel proprio salotto: sarà il momento in cui sparirà l'artista perché ognuno potrà decidere sui colori, sulla tipologia e lo stile dell'opera d'arte stampata così come richiesto. La trasformazione dell'arte in questo modo sarà sostituita dall'arte Do It Yourself?

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MODELLI CULTURALI &

STEREOTIPI EDUCATIVI

I Tunnel espositivi

Le origini delle gallerie dell'arte

La parola galleria d'arte deriva dall'espressione francese Galerie che in origine rappresentava uno spazio coperto all'interno di una struttura privata come di un palazzo così come di un passaggio sotterraneo. Dunque galleria e tunnel erano sinonimi per descrivere passaggi sotterranei o scavati entro cui venivano disposte opere d'arte.

Già durante il Rinascimento le famiglie nobili esponevano le loro collezioni nelle dimore private sino al momento in cui questi passaggi raccolsero opere d'arte spingendo il nome Galleria a divenire luogo privilegiato di esposizione d'arte.

In origine erano luoghi deputati all'esposizione di anticaglie prese da mercanti ed esposte ai compratori e nel tempo l'etimologia venne diffusa per esprimere punti di esposizione di collezioni artistiche: i mercanti facoltosi ricercavano nei loro viaggi artisti validi e sconosciuti comprando a buon mercato i dipinti che poi avrebbero a loro volta esposto nelle apposite gallerie facendo affari letteralmente. Il mercato dell'arte è stato spesso e volentieri ingrato con artisti che per vivere svendettero ciò che hanno faticosamente realizzato in vita.

Se pensiamo alla loro evoluzione poi non c'è più da sorprendersi: dal corridoio vasariano relativo alla Galleria degli Uffizi di Firenze sino poi al marasma di gallerie d'Arte che si sono strutturate sulla vendita di una collezione fissa esposta al pubblico. Ma a partire dall'era vittoriana il diffondersi di queste realtà si diffusero a macchia d'olio in cui venivano esposti oggetti di valore ed estetico coinvolgendo le classi dominanti.

Poi nel XX secolo si sono estese a marchio di credibilità: dalla Iris Clert Gallery di Parigi da cui è stato portato alla ribalta Yves Klein alla Storran Gallery di Londra che ha esposto Modigliani e Picasso sino alla Galleria La Bertesca di Genova che ha dato i natali all'Arte Povera.

Oggi potremmo citare la Gagosian con le sue sedi tra Stati Uniti ed Europa sino alla White Cube che dal 1993 a Londra è ancora punto di riferimento per le nuove generazioni.

Oggi le tradizionali gallerie esistono ancora ma stanno convertendo la loro presenza al mondo digitale. Dei vecchi tunnel in cui si smerciava ora restano tastiere di computer da cui ognuno fa da sé.


Johann Zoffany

La tribuna degli Uffizi (1776). Royal Collection di Windsor

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GLI ARTISTI DELLA GUERRA

Rubrica di approfondimento

Pablo Picasso

Guernica (1937). Olio su tela.

Museo nactional centro de Arte Reina Sofia (Madrid)

Quando il 26 aprile 1937 alle ore 16.30 gli aerei tedeschi sorvolarono la Spagna per aiutare il generale Franco contro il governo repubblicano spagnolo fu distrutta e bombardata la cittadina basca di Guernica. Molti non sanno nemmeno dove si trovi ma il suo nome è stato reso celebre dal dipinto del 1937 di Pablo Picasso.

La Lutwaffe tedesca con il supoporto dell'Aviazione legionaria italiana dimostrò la violenza contro coloro che reputavano dissidenti: guernica divenne simbolo della guerra e di una strage civile senza precedenti. 

Picasso comprese la gravità della situazionee in due mesi si dedicò febbrilmente al dipinto celebre per esporlo a giugno nel Padiglione Spagnolo dell'Esposizione Universale di Parigi.

In poco tempo l'opera divenne icona della resistenza e del contributo dell'arte ai principi di libertà e libertà.

Infatti l'opera leggibile da destra verso sinistra poiché l'entrata del padiglione era da destra presenta una madre con in braccio il suo neonato; di un cavallo con le sembianze di un asino in cui sembra prendere forma l'immagine della brutalità e del tormento; un toro a sua volta simboleggia il sacrificio sino ad una colomba che richiama alla pace. Dunque il toro (la follia della guerra), il cavallo (la Spagna) e la colomba (la pace) rinviano ad un simbolismo in cui i connotati di violenza, di abuso, di sacrificio e speranza concorrono a definire un iter compositivo senza precedenti ma di una forza prodigiosa.

Già nel numero 10 de Il Periodico d'Arte avevamo trattato di questo capolavoro indiscusso ma lo avevamo inserito con un altro scopo dialettico. Ora invece ci sembra doveroso inserirlo come copertina di questo numero come manifesto vero e proprio della nostra contrarietà ad ogni conflitto in cui l'ingiustizia, la sopraffazione del più forte sul più debole, del dolore e della sofferenza sembrano venire a galla per i tempi burrascosi in atto. Se nel vecchio articolo a pagina 2 erano delineati gli aspetti compositivi e psicologici dell'opera qui invece ne traduciamo la dimensione simbolica in concomitanza con problematiche che mai come adesso diventano cronaca attuale.

Come lo stesso Picasso dichiarò a proposito dell'opera:

" Urla di bambini, urla di donne, urla di uccelli, urla di fiori, urla di alberi e pietre, urla di tegole, di mobili, di letti, di sedie, di tende, di tegami, di gatti e della carta, urla degli odori che cercano di afferrarsi l'uno con l'altro, urla di fumo che colpisce alle spalle, urla che cuocciono a fuoco lento nella grande conca e della pioggia di uccelli che inondano il mare".

Solo il caos, la disperazione di coloro che persero tragicamente la vita di quel giorno del 1937 quando a Guernica c'era il mercato cittadino e la gente si riversava come sempre per strada tra gli stretti vialetti della cittadina basca. Madri con i figli, mentre il sole era alto in cielo e la vita scorreva abitualmente.

Nulla sembrava che potesse alterare la normalità quando all'improvviso il rombo di due aerei oscurò il cielo e sotto le mitragliatrici fu fatta una carneficina. In pochi attimi fu versato il sangue degli innocenti e dopo un'ora gli aerei tornarono a colpire mandando in fumo ciò che restava della civiltà.

L'opera picassiana riuscì a descrivere come in un'incisione d'arte rupestre lo scorrere di questi interminabili momenti: sono presenti le grida strazianti degli innocenti che vengono annientati sotto il sole artificiale di questa lampada fuori posto. Come se l'interno di questo appartamento degli orrori fosse improvvisamente oscurato e ciò che prima festeggiava il giubilo dell'esistenza, della quotidianità e della vita fosse strappato e consacrato al Moloch sanguinario di esseri spietati.

Guernica è appunto il manifesto della strage di innocenti fatta dalla storia da fratelli europei su fratelli europei. Quando un ufficiale nazista chiese a Picasso: " Avete fatto voi questo orrore maestro?" Picasso si racconta che abbia risposto saggiamente:" No. Lo avete fatto voi!".

E lo stanno facendo adesso mentre scrivo di questi fatti che sembravano perdersi nelle pagine della storia. Non si tratta più di un'epica decaduta che tratta di morti, di tragedie, di atti impuri commessi nel passato. Quella luce artificiale che incombe nello spazio chiuso di quell'appartamento macabro è il luogo della storia in cui siamo ora rinchiusi.

I nostri carcerieri siamo noi stessi perché abbiamo concesso democraticamente ai vili profanatori della vita di indurre l'uomo a uccidere nuovamente l'uomo, il fratello contro suo fratello, il forte contro il debole.

Siamo noi i carnefici che hanno abbandonato il mondo alla deriva e la cosa sorprendente è che nella consapevolezza delle vicende storiche del secolo scorso sembrano passate in secondo piano. I figli dei figli di coloro che patirono simili sciagure alla fine le hanno dimenticate.

Poca istruzione e alta consapevolezza di sé hanno portato l'uomo a rinchiudersi nel proprio agio, nella propria individualità sino a smarrire il senso empatico della socialità. La risultante è questo ritorno ad una fase oscura della storia in cui la tragedia degli altri non rappresenta nulla finché non venga a turbare la nostra quiete. Mai come adesso Guernica costituisce il dramma che la società contemporanea sta creando intorno a sé. 

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Storia del Fumetto

HE-MAN

La storia di He-Man parte dal 1981 grazie alla Mattel come genere eroico fantasy denominato Masters of the Universe. Conosciuta in Italia come I Dominatori dell'Universo parte dalle avventure del giovane principe Adam disposto a tutto pur di difendere il regno di Eternia dalla malvagità di Skeletor. La sua forza in sintonia con il castello di Grayskull vede il protagonista immerso in una serie di avventure grazie alle quali tenta di proteggere il suo mondo dalle forze del male. Il principe Adam possiede questo segreto: riesce a trasformarsi nel possente He-Man sollevando la spada verso l'alto e trasformandosi attraverso questa formula:" Per il potere di Grayskull, a me il potere!". Il personaggio creato da Roger Sweet lo rese manipolabile a qualsiasi intervento postumo: sin dal nome voleva calarsi in un'atmosfera medievale aperta a tendenze che lo proiettassero al contempo verso il futuro così come in una galassia evoluta. Addirittura presentò tre versioni della stessa storia seguendo la via del soldato, dell'astronauta e del barbaro. fu poi la Mattel a scegliere l'ultima mischiandola in parte ad un soggetto di derivazione aliena su un pianeta remoto ed allo stesso tempo bellica per la centralità degli scontri e dei personaggi che compaiono nel corso delle vicende.

La fama del cartone animato portò anche alla produzione di giocattoli in cui le serie animate prendevano forma in personaggi snodabili sempre più sofisticati e simili ai disegni animati. Il barbaro spaziale combatte contro il suo alter ego Skeletor disposto a tutto pur di prendere il controllo di Eternia ma la magia che aiuta il principe a difendere il trono vedrà avvicendarsi situazioni sempre più complesse in cui il male sarà sempre un passo indietro alla forza del bene. Se pensiamo che Sweet presentò alla Mattel il suo personaggio con piccoli modelli in cera vediamo come siano stati i giocattoli a predefinirne la storia animata.

Critica della Critica

Atteggiamenti dell'arte oggi

Senza tempo

E basta! E' da diversi anni che sfogliando riviste specializzate, giornali d'arte od ascoltando notiziari televisivi o programmi dedicati all'arte che l'espressione Senza Tempo inonda il mondo dell'arte.

Nello specifico ogni volta che un servizio giornalistico legato all'arte ne descriva le caratteristiche o che presenti una mostra di un maestro della storia dell'arte venga utilizzata questa espressione come mantra discorsivo.

Credo che si tratti di un modo come di un altro per colmare i vuoti di una dialettica misera, impoverita di gerghi e luoghi comuni.

Dire che l'arte sia senza tempo è come ammettere che il cielo sia azzurro, che l'acqua sia bagnata o che il sole brilli nel cielo. E' un non dire solo per occupare del tempo vuoto ed allungare il brodo descrittivo per assenza di reali cose da dire diviene tassativo.

A volte l'aspetto becero di questa espressione consona ed insensata diviene stucchevole se non scontata e si diffonde a macchia d'olio scorrendo per i canali televisivi o leggendo su riviste o peggio su brochure specializzate di artisti viventi.

E' già da un po' che avevo deciso di sottolineare questo aspetto dell'inutilità discorsiva. Credo che sia giunto il momento di gridare a gran voce di smetterla di stare lì a riempire vuoti discorsivi solo per dire senza dire.

E' una sindrome che riguarda giornalisti affermati, scrittori da ultimo grido e narratori che devono dire la loro, fare il punto critico della situazione ma che in assenza di alternative discorsive sono costretti ad allungare le frasi senza trovare effettivamente elementi degni di nota.

Ed allora come fare per riempire questi vuoti? Come trovare una formula elegante per mostrare grande consapevolezza sulla materia trattata o dare titolo a mostre di aria fritta? Senza Tempo.

Chilometri di Senza Tempo che riempiono le critiche o le lusinghe di "esperti" tuttologi che non hanno formulazioni sufficienti per riempire uno spazio vuoto.

E se i telegiornali durassero di meno? Non potrebbe un notiziario basarsi sulla qualità delle notizie anziché concentrarsi sulla quantità temporale? Occupare necessariamente mezz'ora per poi inserire notizie di Costume & Società in assenza di altro: è importante che la divulgazione si apra a tutti gli argomenti ma guarda caso proprio nelle notizie riguardanti l'arte il nostro Senza Tempo permea le nostre serate riempiendo la mente di nulla. Dico Basta!

Chiedo venia a chiunque legga questa protesta dialettica; chiedo semplicemente che un intellettuale medio la smetta di non dire nulla. Meglio tacere o realizzare un servizio che duri meno ma che dica di più: il tempo ha un valore fondamentale e l'arte questo lo sa!

Basta.


Pagina 12

Storia del CINEMA

L'aspetto di un'Italia che vogliamo dimenticare

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Mafia & Potere

Film del 2015 e diretto da Stefano Sollima deriva dal romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo. Il film descrive una settimana romana nel novembre del 2011. Tale struttura scandisce il divenire dei giorni entro cui avverranno le vicende del film.

5 novembre. Mentre il Papa alla stessa ora di ogni sera si sta per mettere a tavola nella sala del Vaticano è tormentato da un dubbio che confida ad un suo segretario: la sua intenzione di abdicare lo assale e non crede più nella missione che ha intrapreso. Dall'altra parte emerge Filippo Malgradi (Francesco Favino) un parlamentare corrotto che dagli anni di Piombo è collegato a Samurai (Claudio Amendola) un noto boss del crimine romano che deriva dalla Banda della Magliana e che coordina le famiglie mafiose del sud a quelle romane. Il politico dopo una notte di sesso sfrenato tra droghe e perversione con due prostitute vede disgraziatamente morire una delle due per overdose e si rivolge a lui per far perdere le prove.

6 novembre. A questo punto Sebastiano (Elio Germano) un organizzatore di eventi si trova in un bar sul Lungotevere e litiga con suo padre che subito dopo si suicida. Intanto Spadino, ovvero colui che aveva occultato il corpo della ragazza ricatta il politico che chiede aiuto ai suoi colleghi di riportare l'ordine. E così viene portato Sebastiano davanti a Manfredi, uno zingaro che gli annuncia i debiti del padre ed è costretto a collaborare col boss affinché non gli venga fatto del male sino all'omicidio di Spadino.

7 novembre. Sabrina apprende dai telegiornali della morte di Spadino e nel frattempo Malgradi visita Samurai chiedendo notizie della morte del loro rampollo. Il boss gli promette di proteggerlo dalle indiscrezioni in cambio però chiede di ampliare un disegno di legge relativo agli appalti su Ostia ove ha affari. Da quel momento Malgradi dichiara a Sabrina di tirararsi fuori da tutto. Intanto Numero 8, l'esecutore di Spadino annuncia una prossima guerra tra famiglie per il potere sul quartiere romano.

8 novembre. All'Ipercoop di Ostia Numero 8 (Alessio Borghi) chiede il pizzo mentre lui e altri suoi compagni cercano di uccidere Samurai che viene solo ferito e che riesce così a scappare reagendo all'imboscata.

9 novembre. Samurai incontra il Cardinale Berchet sconvolto dalle notizie riguardanti le prossime dimissioni del Papa e lo avverte di volere dei soldi di stampo mafioso depositati nello IOR. Intanto la banda di Numero 8 desidera vendicarsi contro gli zingari e tra ricatti e violenza riescono ad avere il nome del politico coinvolto nell'occultamento del corpo della ragazza.

10 novembre. Anche Manfredi vuole vendetta e si incontra con Samurai che lo porta a ragionare stabilendo che Numero 8 sia essenziale per la trattativa di Ostia: qui vengono stabilite le condizioni che dovrebbero trasformare Ostia in una nuova Las Vegas sino al momento in cui Malgradi spiega a Samurai del rapimento del figlio da parte della banda degli zingari e delle complicazioni.

11 novembre. Numero 8 e Viola ricevono Samurai intenzionato a mantenere pace tra i clan in cambio dovrà sacrificare Viola agli Anacleti e parte delle future quote.

12 novembre Numero 8 e la sua banda vengono così assassinati e mentre Malgradi festeggia l'esito positivo determinato dalla caduta del governo viene avvertito dell'inchiesta sul suo coinvolgimento per la morte della ragazza ritrovata tra le acque del Tevere. Sebastiano intanto assassina Manfredi rinchiudendolo nella gabbia del cane. Infine Samurai viene ammazzato sul pianerottolo di casa dopo aver salutato la madre.

Film violento in cui viene messa a nudo la delinquenza e la corruzione che serpeggiano nella capitale. Chiesa, politica e mafia si amalgamano in un intreccio di affari sporchi in cui ognuno pensa al proprio orticello.

Chi ne fa le spese è la massa di persone che vivono nella città all'oscuro dei loschi piani che promettono miliardi in cambio di vite umane. Roma fa da scenario a queste controverse vicende che vedono carnefici diventare vittime e vittime diventare carnefici come nel caso di Sebastiano coinvolto in questi malaffari per sanare i debiti ereditati dal padre. Volente o nolente è costretto quasi ad abbracciare la via della delinquenza per far fronte a entità senza pietà. E' emblematica la scena finale quando recatosi nella casa del boss zingaro riesce ad avere la meglio su di lui imprigionandolo nella gabbia del pittbull che addestrava con estrema violenza: rinchiuso in quella gabbia viene sbranato da chi aveva nutrito ogni giorno. E' forse questa la metafora del male che viene alimentato sino a ritorcersi contro chi lo tiene in vita. Politici che fanno uso di droghe e di prostitute esprimono il grado di coinvolgimento in attività illecite avendo a che fare con l'altra faccia della medaglia e così il coinvolgimento della Chiesa in affari loschi in cui il passaggio di denaro sporco corrompe le grandi istituzioni. Virità o menzogne gonfiate? L'ennesimo film che descrive la corruzione del nostro paese lanciando un'immagine pessima di noi italiani. Credo che dovremmo esaltare ciò che siamo nel mondo e non dare una pessima visione di noi. La corruzione esiste in tutti i paesi del mondo ed è giusto combatterla ma divulgare soggetti che decantino le nostre mancanze stanno diventando leitmotiv di un mantra che ci perseguita: pizza, spaghetti, mandolino e mafia.

Solito cliché, solita minestra di pallottole e sangue per uno spaccato decadente di una città che governò il mondo quando le altre nazioni erano ancora barbare. Ottimo film, grande cast ed interpretazioni ma direi di spingere le scelte su tematiche più costruttive.

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Approfondimenti:

Mark Grotjahn

Mark Grotjahn è un pittore americano nato nel 1968. Nacque a Pasadena da un padre psichiatra tedesco fuggito dalla Germania nel 1936. Studiò a Berkeley e il suo BFA dall'Università del Colorado a Boulder. Trasferitosi poi a Madison nel Maine poi giunse a Los Angeles dove vive tuttora sin dal 1996.

Ha creato una galleria Room 702 a Hollywood con un suo ex compagno di classe Brent Petersen collaborando con molti artisti dello scenario contemporaneo. Dopo due anni di attività chiuse la galleria e da quel momento si è dedicato all'arte divenendo uno degli artisti più quotati al mondo.

Mark iniziò negli anni Novanta a lavorare su una serie di disegni a matita colorata, suo strumento prediletto sino poi a trasformarli in pittura ad olio: si concentrò su insegne concettuali attraverso l'elaborazione grafica in collaborazione ai proprietari dei negozi; da qui la serie di disegni prospettici e così di dipinti prospettici. Il suo è un tipo di lavoro febbrile e sistematico ispirandosi a tecniche di elaborazione rinascimentali come per le illusioni delle sue prospettive da cui realizza delle sequenze radianti di linee fitte e parallele che generano poi farfalle. Dal 2008 smise di dipingere farfalle dopo un incidente sugli sci da cui ha aperto la pittura a dipinti verticali sino a sculture che ricercano la tridimensionalità. Sappiamo che dal 2014 è entrato nel consiglio di amministrazione del Museum of Contemporary Art di Los Angeles. 

Farfalla a colori per Hillary (2016)

Matita colorata su carta

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